Di flusso, di stato, cartesiano: il diagramma assume tante forme quanti sono i suoi scopi diversi; può infatti rappresentare graficamente o schematicamente i dati, illustrare processi, descrivere dei comportamenti, ponendosi così come una delle forme più efficaci di rappresentazione in virtù del suo essere indipendente dal linguaggio.

Da qui la fascinazione dell’architetto olandese Rem Koolhaas, fondatore dello studio Amo/Oma, che ha concepito una mostra interamente dedicata ai Diagrams.
Storia della visualizzazione
L’esposizione Diagrams, visitabile a Venezia presso la Fondazione Prada, a Ca’ Corner della Regina, fino al 24 novembre, riunisce oltre 300 pezzi che raccontano come si è evoluta la visualizzazione dei dati e mostrano in che modo – a seconda delle epoche e delle culture – siano cambiate l’organizzazione e la resa grafica e visuale dei fenomeni che ci circondano.
La ricerca e i curatori
Il progetto si basa su un’approfondita ricerca condotta da Fondazione Prada in collaborazione con Rem Koolhaas e Giulio Margheri, architetto associato di Oma, e con la consulenza di Sietske Fransen, Max Planck Research Group Leader, Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institute for Art History.
Obiettivo ultimo è promuovere il dialogo sul rapporto tra i fenomeni umani e la diffusione di conoscenza, attraverso oggetti che partono all’incirca dal XII secolo e arrivano fino a oggi: ci sono stampe, documenti rari, libri, video, immagini digitali a costruire un percorso espositivo secondo il principio delle “urgenze contemporanee”, divise in nove categorie tematiche: ambiente costruito, salute, disuguaglianza, migrazione, ambiente naturale, risorse, guerra, verità e valore. Interessante – e molto tipico degli allestimenti di Fondazione Prada – è l’uso di vetrine che, al secondo piano del palazzo settecentesco affacciato sul Canal Grande, contengono documenti a formare un racconto anche di carattere architettonico.

Piacere intellettuale
In un periodo storico in cui con un unico comando è possibile far generare in pochi istanti un grafico da una macchina, i Diagrams in mostra a Venezia assumono ancora più attrattiva per la valenza artistica di molti di essi (non a caso, Koolhaas parla del piacere intellettuale che prova nel guardare come molti di questi si sforzino di rendere leggibile la complessità).
Il fascino di Temple of Time
Particolarmente ammaliante è Temple of Time, una mappa concettuale datata 1846 della attivista ed educatrice statunitense Emma Willard: una sorta di tempio “pagano”, con 59 coppie di colonne sotto un timpano che raccontano la storia dell’umanità, dalla creazione fino al presente. Dalla prospettiva frontale di questa illustrazione si entra nel passato seguendo lungo l’asse orizzontale lo scorrere del tempo dal presente fino alla creazione. Al contrario, sull’asse verticale compaiono i nomi dei personaggi, sovrani, eroi, eventi: un grande palazzo della memoria, di aiuto alla comprensione della storia del tempo anche da parte di chi, da quella conoscenza, è solitamente escluso.

Tra comunicazione e propaganda
La comunicazione visiva di dati, dunque, diventa un potente dispositivo per costruire senso, comprensione o manipolazione e uno strumento pervasivo per analizzare, capire e trasformare il mondo: il diagramma viene vagliato, insomma, come un mezzo per creare un significato capace di plasmare e influenzare il pensiero e la vita delle persone, e che può potenzialmente veicolare concezioni errate o essere impiegato come strumento di propaganda e lotta politica.
La prima infografica
Diagrams, infatti, punta i riflettori anche sulla distorsione che si può fare della conoscenza tramite alcune opere che testimoniano la procedura dei regimi totalitari. L’interesse per le scienze umane e l’ecologia, nel contesto della produzione di infografiche, è emerso nel XVIII e XIX secolo.
In questo ambito, una delle figure più significative è stato l’esploratore e naturalista tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859), i cui grafici e diagrammi rappresentano la base di un discorso sulla visualizzazione di dati e la comunicazione della conoscenza ecologica. Il suo disegno, pubblicato per la prima volta nel Saggio sulla geografia delle piante nel 1807, al termine di un lungo viaggio in America del Sud, è considerato una delle prime infografiche mai realizzate.
Raccontare l’ecologia
L’importanza di questa rappresentazione è stata quella di mostrare per la prima volta nella storia – in maniera intuitiva, visiva e complessiva – la natura che ci circonda come un insieme di connessioni tra gli esseri viventi. Per questo motivo, il disegno è considerato anche il certificato di nascita dell’ecologia e della moderna scienza naturale. La mostra include altresì i contributi di ricerche significative nei campi della progettazione sostenibile e dell’urbanistica, sviluppate da piattaforme internazionali come Atmos Lab e Transsolar, oltre a indagini avviate da studi di ricerca e accademici come Theo Deutinger e Situ Research. Diagrams si configura, insomma, come un’esposizione tutt’altro che banale, capace di tracciare una storia del diagramma.

Ma anche di evidenziare, con i suoi pochi tratti, le grandi emergenze del contemporaneo.



















