Il 2026 non è certo iniziato sotto i migliori auspici per il pianeta. L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela, con le conseguenze geopolitiche e ambientali che ne conseguono, destabilizza ulteriormente un quadro già segnato da conflitti e tentennamenti sulle politiche per il clima. Eppure, sotto la superficie, diverse tendenze confermano come la transizione ecologica a livello globale stia procedendo.
Ne abbiamo individuate cinque, in Italia e nel mondo, per guardare con fiducia, nonostante le incertezze di questi giorni, al nuovo anno.
1. FINANZA SOSTENIBILE A GONFIE VELE

Nel 2025 la finanza sostenibile ha continuato a registrare una tendenza positiva. Secondo Climate Bonds Initiative, le emissioni globali di strumenti Gss+ (che includono green, social, sustainability e sustainability-linked bond) hanno toccato quota mille miliardi di dollari nel 2025, sostenute da nuove normative, come l’Eu Green Bond Standard, pensate per aumentare la trasparenza e contrastare il greenwashing sui mercati finanziari.
La leadership nel settore resta europea, seguita dai mercati asiatici, con la Cina in prima linea.
Btp green e banche etiche
In Italia, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i Btp green hanno contribuito a una riduzione stimata delle emissioni di circa 40 milioni di tonnellate di CO₂, con effetti positivi sul Pil stimati intorno ai 17 miliardi di euro. Crescono anche le banche etiche, ormai fuori dalla definizione di finanza di nicchia e sempre più riconosciute come modello alternativo agli istituti tradizionali.
A livello globale aumentano, infine, gli investimenti in Nature-Based Solutions (NbS), come architetture verdi, agricoltura rigenerativa e biotecnologie per la riduzione dell’inquinamento.
Parola chiave, investability
Building Bridges, tra le principali fondazioni attive nel campo della finanza sostenibile, prevede che la parola chiave del 2026 sarà “investability”.
Vale a dire la capacità degli strumenti green e social di garantire competitività e creazione di valore misurabile e stabile nel tempo.
2. COMUNITÀ ENERGETICHE IN ESPANSIONE

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer), vale a dire le associazioni di cittadini, imprese e amministrazioni che producono e condividono energia pulita su scala territoriale, rappresentano un modello in grado di ridurre emissioni, costi energetici e dipendenza dalle grandi reti centralizzate.
In Italia il fenomeno ha mosso i primi passi nel 2021 e ha registrato una crescita significativa tra il 2023 e il 2024.
Energia come leva di coesione locale
Nel 2025 le Cer hanno raggiunto le centinaia di unità, diffondendosi soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove l’energia diventa leva di coesione sociale e sviluppo locale. E il 2026 potrebbe rivelarsi un anno decisivo per il futuro di questo modello.
Se nel 2023 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) prospettava una crescita di decine di migliaia di unità entro il 2027, questa traiettoria è oggi indebolita da fattori strutturali e finanziari, inclusa la rimodulazione della dotazione finanziaria, scesa da 2,2 miliardi a 796 milioni (a fronte però di richieste pari a 1,4 miliardi).
Lo snodo della Legge di bilancio
A novembre, il Mase ha ribadito l’impegno a sostenere le Cer come pilastro della transizione energetica nazionale.
La Legge di Bilancio 2026 sarà quindi un passaggio chiave per l’apertura di nuove opportunità di finanziamento.
3. CITTA PIÙ VERDI CON LA FORESTAZIONE PARTECIPATA

Nel 2025 la forestazione si è consolidata come una delle soluzioni più apprezzate per mitigare gli effetti del riscaldamento globale, in particolare nelle città. La strategia Ue per la biodiversità punta a tre miliardi di nuovi alberi entro il 2030.
Mentre i contesti urbani, secondo l’Asvis, si affermano sempre più come laboratori di sostenibilità.
Dal Giubileo al depaving urbano
In Italia, lo dimostrano il grande piano di riforestazione legato ai lavori del Giubileo a Roma e le numerose iniziative di “depaving” avviate in città come Milano, Brescia, Reggio Emilia, Trieste e Pavia. Aumentare il numero delle piantumazioni, tuttavia, non è una strategia sufficiente: manutenzione, irrigazione e cura dei suoli restano elementi centrali e troppo spesso trascurati.
Custodi del verde urbano
La forestazione partecipata risponde a queste criticità puntando su interventi consapevoli e duraturi, che coinvolgano enti locali, cittadini, aziende e associazioni nel ruolo di “custodi” del verde urbano.
Una tendenza che potrebbe rafforzarsi nel 2026 insieme alla tree-planting economy, nel quadro della responsabilità sociale d’impresa.
4. L’AGRICOLTURA RIGENERATIVA GUADAGNA TERRENO

Secondo il Wwf, in Italia il settore agricolo è responsabile di circa l’8% delle emissioni totali di gas serra ed è la principale causa di perdita di biodiversità. L’agricoltura rigenerativa offre un’alternativa ai modelli intensivi, integrando conoscenze scientifiche, saperi locali e reti sociali per affrontare le sfide della sicurezza alimentare e della mitigazione climatica.
Con la promessa ultima di rigenerare, al contempo, suoli ed ecosistemi.
Suolo, acqua e resilienza
Radicate nelle visioni dell’agroecologia, le strategie rigenerative sostengono i processi naturali del suolo e il ciclo dell’acqua, con un impatto positivo e concreto sulla resilienza climatica e sulla fertilità dei terreni.
Per questo è stata promossa sin dal 2019 dall’Ipbes, la piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi ecosistemici, come modello virtuoso per la transizione ecologica.
Le sfide aperte
Secondo un report dedicato, sviluppato dal Wwf nel 2025, il settore è in pieno sviluppo. Cresce anche l’interesse da parte delle istituzioni nazionali e comunitarie. Le sfide chiave per il 2026 includono la definizione di criteri condivisi, nuovi sistemi di monitoraggio.
E maggiori investimenti nella tutela degli aspetti sociali, dai diritti dei lavoratori alla redditività dei piccoli produttori.
5. L’ORO BLU AL CENTRO DELL’AGENDA GLOBALE

Nel 2025 una persona su quattro nel mondo non ha avuto accesso ad acqua pulita e sicura. La crisi idrica globale si intensifica e colpisce in modo crescente anche l’Italia.
Le stime del Rapporto Ambiente Snpa restituiscono un quadro critico dell’anno appena trascorso: infrastrutture idriche carenti, ghiacciai alpini e appenninici in forte ritirata, copertura nevosa e precipitazioni ai minimi storici, con un aumento significativo della frequenza e della durata degli episodi di siccità.
Nel 2025 il 50% del territorio italiano, in particolare nel Mezzogiorno e nelle isole, ha registrato emergenze idriche prolungate.
Acqua come questione geopolitica
Nel 2026 l’acqua sarà al centro dell’agenda ambientale globale con due appuntamenti chiave: la Conferenza Onu sull’Acqua negli Emirati Arabi Uniti, co-ospitata dal Senegal, e il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma a Roma.
In un contesto segnato da crescenti conflitti e crisi umanitarie, la tutela della risorsa idrica diventa sempre più come una questione geopolitica e strategica, oltre che esistenziale.



















