Elicotteri a bassa quota e poi le bombe su Caracas, in Venezuela, alle 2 di notte. Gli Stati Uniti hanno bombardato il palazzo presidenziale di Miraflores, Fuerte Tijuna, il Ministero della Difesa, l’aeroporto della Carlota e il porto della Guaira.
Aprendo così, all’alba del nuovo anno, un nuovo fronte di crisi internazionale.
Attacco su larga scala
«Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolás Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi», ha spiegato Donald Trump su Truth. Nicolás Maduro e sua moglie sono stati incriminati presso il Southern District di New York. Maduro, socialista bolivariano ed erede di Hugo Chávez, è accusato di cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordigni esplosivi contro gli Stati Uniti.
Il messaggio inascoltato di Maduro
Gli Usa hanno agito senza preavviso, poco dopo le dichiarazioni del presidente venezuelano del 31 dicembre alla televisione di Stato VTV: «Il governo degli Stati Uniti lo sa, perché lo abbiamo detto a molti dei suoi portavoce. Se vogliono discutere seriamente di un accordo per combattere il narcotraffico, siamo pronti. Se vogliono petrolio dal Venezuela, il Venezuela è pronto per gli investimenti americani, come con Chevron, quando vogliono, dove vogliono e come vogliono».
Per il nuovo anno, Maduro aveva mandato un messaggio chiaro ai venezuelani: «Il nostro destino è quello di un Venezuela grande, di una Unione Sudamericana, di un Sud America emancipato dai domini coloniali e imperiali».
Tensione alle stelle
Ma le sue parole non sono bastate a evitare l’attacco. Già in agosto, sulla testa del presidente sindacalista (soprannominato “el gallo pinto”) era stata aumentata la taglia, da 25 a 50 milioni di dollari. A metà dicembre, Maduro aveva inoltre telefonato al Segretario Generale dell’Onu, António Guterres, per denunciare le tensioni nell’area (come l’affondamento di navi nel Pacifico orientale) e l’escalation delle minacce statunitensi. Tuttavia, non è giunta alcuna condanna rilevante da parte dell’Onu, dimostratasi incapace di incidere sulla risoluzione dei conflitti armati contemporanei, dall’aggressione in Ucraina al genocidio del popolo palestinese per mano del governo di Benjamin Netanyahu.
Sfida al diritto internazionale
Così gli Usa hanno colpito il Venezuela, sfidando il diritto internazionale e agendo senza l’autorizzazione del Congresso, secondo logiche di tipo imperiale. Si tratta di un’azione che si inserisce nel più ampio tentativo di ridefinire, attraverso la forza militare ed economica, un ordine mondiale ormai messo in discussione dall’emergere di nuove potenze, tra cui la Cina, che negli ultimi giorni ha intensificato le esercitazioni militari attorno a Taiwan.
Obiettivi strategici
Il governo Trump ha esibito senza remore la propria potenza militare e ora punta apertamente alle risorse strategiche del Venezuela. «Il petrolio rubato deve essere restituito», ha dichiarato il vicepresidente JD Vance, celebrando un’operazione militare che sa più di saccheggio che di giustizia.
L’attacco spiana così la strada all’imposizione dell’opposizione guidata da Edmundo González Urrutia e María Corina Machado.
Le reazioni dell’Ue
Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, non ha espresso commenti di condanna: «Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il nostro Ambasciatore a Caracas. L’Ue sta monitorando attentamente la situazione. L’Ue ha ripetutamente affermato che Maduro manca di legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell’Ue nel Paese è la nostra massima priorità».
Le condanne internazionali
Dura, invece, la condanna da parte della Federazione Russa, Cina, Cile, Iran, Cuba, Messico e Turchia, oltre che di Colombia e Brasile. «Viva la Libertà. Caracas è sotto bombardamento in questo momento. Allertate il mondo: il Venezuela è stato attaccato! Stanno bombardando con missili. L’Organizzazione degli Stati Americani e l’Onu devono incontrarsi immediatamente», ha scritto il presidente della Colombia, Gustavo Petro, su X. Petro ha poi annunciato il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela, affermando: «Se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati».
La dichiarazione di Lula
Per il presidente brasiliano Lula da Silva: «I bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del suo presidente superano una linea inaccettabile». Ha poi aggiunto: «Questi atti rappresentano un affronto gravissimo alla sovranità del Venezuela e un ulteriore precedente estremamente pericoloso per l’intera comunità internazionale». E ha concluso: «Attaccare Paesi, in flagrante violazione del diritto internazionale, è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, in cui la legge del più forte prevale sul multilateralismo. La condanna all’uso della forza è coerente con la posizione che il Brasile ha sempre adottato in situazioni recenti in altri Paesi e regioni».



















