Sapereambiente ha festeggiato poche settimane fa, all’inizio di marzo, il suo quinto compleanno e questa rubrica con il prossimo articolo arriva a quota cinquanta. Anche se con un pochino di ritardo facciamo gli auguri a questa preziosa esperienza nella quale sono coinvolto dall’inizio.
Ma soprattutto, approfittando di questo anniversario, proviamo a stilare un bilancio sui temi di cui vi racconto.
Educazione e media, situazione problematica
Su educazione e media, diciamolo, non siamo messi bene. Da un paio d’anni è in corso il lancio commerciale su scala planetaria dell’intelligenza artificiale, IA o AI all’inglese, che – intendiamoci – è uno strumento potentissimo e utilissimo. Ma propinata a consumatori cui da anni per ogni cosa si ripete “scarica l’app” diventa abbastanza surreale. In realtà l’utilizzo medio della tecnologia personale, che consente oggi a qualsiasi cittadino del pianeta di condividere contenuti multimediali in tempo reale con qualsiasi altro cittadino del pianeta – che solo pochi decenni fa neanche gli dei dell’Olimpo! – è quella cosa desolante che vediamo imporsi e fare opinione nei social network.

Oltre l’approccio passivo
I più sono semplicemente frastornati da un approccio dissennato che si propone da decenni, per cui se i mezzi sono disponibili sul mercato, tutti sanno come utilizzarli. Si dice che oggi tutto cambi vorticosamente, ma sembra proprio che uguale resti soltanto la cornice, il contesto di produzione e consumo, che risale a molti decenni fa. Alle nuove tecnologie interattive ci si accosta individualmente e passivamente, come ieri alla radio e alla televisione, all’automobile, ai frigoriferi. E ci si sente giustamente piccoli di fronte a potenzialità che ognuno di noi, da solo, non sarà mai in grado di dominare.
Coreografo dei robot
Vado nelle scuole primarie a far giocare i bambini con i robot e quindi le maestre si aspettano che io sia un ingegnere. Cioè, dopo cinquant’anni dal primo personal computer (altro anniversario, il compleanno dell’Altair, auguri!), dopo 40 anni che i Pc sono macchine essenzialmente multimediali (nel 1985 uscì l’Amiga, auguri anche a lei!), l’idea è ancora che dire a un robottino vai avanti, gira a destra e a sinistra, fai una giravolta, sia un lavoro da tecnico informatico piuttosto che da coreografo!

I bambini sanno giocare. E gli adulti?
La tecnologia personale è da paura, i Pc, la rete, i cellulari sono in grado di dare ad umani appena consapevoli un potere enorme di produzione e comunicazione. E infatti i bambini, spiegando poche regole e facendoli semplicemente giocare come i bambini sanno giocare, con estrema facilità si indirizzano verso un utilizzo attivo, collettivo, consapevole, felice.
Che però non è certo quello che succede alla maggioranza degli adulti, con tutti questi aggeggi che ci “facilitano” la vita.
Se gli utenti guidano il web
Oggi, anche se opinionisti ed esperti in maggioranza sembrano non notarlo, sempre più i mezzi di informazione tradizionali, perfino i giganti del web di cui la mitologia corrente narra che avrebbero già programmato il nostro futuro, in realtà inseguono giorno per giorno i messaggi, le immagini e le sciocchezze che miliardi di utenti normali si scambiano in tempo reale sul web e sono loro che si adeguano, riproponendoci quegli stessi nostri contenuti, riconfezionati come se li avessero inventati loro. Così come fanno molti politici, che si inventano una linea ispirandosi e adeguandosi alle tendenze quotidiane del loro elettorato.

Evoluzione incontrollabile
E, oltre i discorsi e le opinioni, quando un potere enorme, in grado di muovere le montagne, è messo nelle mani di tutti, ma quei tutti non sono capaci di usarlo, a un certo punto può succedere che le montagne si muovano da sole, in direzioni che nessuno è più capace di controllare. Così (sarà solo una coincidenza?) nell’era della più potente e capillare comunicazione mai vista sulla Terra, assolutamente alla portata di tutti, sembra sempre più difficile comunicare tra gli umani, i singoli, i gruppi, i popoli e le nazioni.
E, come se fosse una soluzione obbligata, (sarà solo una coincidenza?) ci stiamo armando per la guerra.













