Immersi nella natura, con “Kingdoms of fire, ice & fairytales”

Un viaggio alla scoperta della natura selvaggia in tre scrigni di biodiversità del pianeta, vale a dire il parco di Yellowstone, la Foresta Nera e i ghiacci del Circolo Polare Artico.  Per celebrarne la bellezza. Ma soprattutto per invitarci a ripensare la nostra maniera di abitare la casa comune  
2 Giugno, 2021
2 minuti di lettura

Recensione di Domenico Aloia

Filo conduttore di Kingdoms of fire, ice & fairytales è la meraviglia che si vive di fronte alla grandiosità della natura, che nel documentario viene rappresentata da tre luoghi: il parco di Yellowstone, l’austera Foresta Nera e i ghiacci del Circolo Polare Artico della Lapponia svedese. Luoghi dove desta stupore anche le capacità di adattamento di flora e fauna a situazione estreme. Nel documentario, in 50 minuti, Susan Scott e Bonne de Bod ci guidano in alcuni degli ambienti naturali più spettacolari e selvaggi del pianeta regalandoci una visione della loro grandiosità e invitandoci a riflettere su come sia difficile e complesso vivere e abitare quei luoghi anche attraverso riprese che permettono allo spettatore di immedesimarsi e di sentirsi parte dei luoghi stessi.

La prima tappa è il parco nazionale di Yellowstone, dove si possono incontrare geyser, tra i quali il più grande è l’Old Faithful, con i suoi spettacolari getti d’acqua, il Firehole river e il Supervulcano (o caldera di Yellowstone).

Il parco dimostra come la natura abbia trovato il modo di auto-equilibrarsi. Ne sono un esempio la proliferazione del lupo, reintrodotto negli ultimi decenni, che ha modificato profondamente l’ecosistema, riducendo le popolazioni di cervi e dei coyote, provocando l’allontanamento dei bisonti di cui è predatore. E ancora, il ritorno dei castori mentre, per quanto riguarda le piante, le conifere che hanno trasformato le foglie in aghi per resistere al gelo e alla neve.

Seconda tappa è la Foresta Nera in Germania, conosciuta fin dal tempo dei romani per le sua fitta vegetazione, principalmente di conifere, che impedisce il passaggio della luce solare conferendole un’ aurea di austerità e di mistero. La foresta è fortemente legata alle fiabe dei fratelli Grimm lì ambientate, come quelle di Hansel e Gretel o di Rapunzel, per citarne un paio.

Un luogo di fiaba che cambia volto quando la foresta in autunno svela un gran numero di specie quali aceri, querce, frassini, noci che con i colori della vegetazione rendono meno oscuro l’ambiente.

Il viaggio si conclude in uno dei luoghi più estremi del pianete, il Circolo Polare Artico nella Lapponia svedese. Qui  è difficile abituarsi a scarsità di luce, notti polari  a temperature decisamente sotto lo zero. Non mancano però alcune meraviglie naturali che possono compensare le difficoltà come l’aurora boreale e il sole di mezzanotte, imperdibili momenti nello scenario del parco nazionale di Abisko e del lago Tornetrask. Gli uccelli con il loro piumaggio, le renne che adattano il colore dell’iride alla scarsità di luce e le betulle che si riprendo da condizioni estreme, sono esempi di resistenza ai rigori dell’Artico.

Il documentario potrebbe sembrare naturalistico, dedicato alla bellezza del nostro pianeta ma in realtà vuole invitare il pubblico a riflettere su come si abitava la terra in tempi remoti.

Una sollecitazione poetica a ripensare le nostre vite, a come abitiamo la casa che condividiamo con le altre specie, così come hanno fatto i bisonti di Yellowstone e la volpe artica accettando la difficoltà di adattarsi ad un ambiente a volte estremo.


 

Il film è stato visto nell’ambito del “Riviera International Film Festival” di Sestri Levante, maggio 2021. La recensione è stata prodotta nell’ambito del Corso di giornalismo ambientale e culturale di Sapereambiente

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