
“I Verdi italiani tra politica nazionale e proiezione europea”, (Il Mulino, 2021) volume di Giorgio Grimaldi, costituisce una preziosa risorsa nell’ambito della saggistica relativa alla politica verde. Infatti, esso offre innanzitutto una puntuale e minuziosa ricostruzione degli accadimenti che hanno condotto alla nascita del partito dei Verdi in Italia. Ma non solo. L’autore ben conosce le dinamiche storiche dell’ambientalismo a livello europeo e internazionale e in questo volume non manca di contestualizzare l’origine e l’evoluzione dei Verdi italiani rispetto ad un panorama di pensiero più ampio.
Da comitati e liste civiche alla nascita del partito
Troviamo così illustrate le vicende che portano alla costituzione della Federazione dei Verdi nel 1986, partendo dalle radici dell’ecologismo nel nostro Paese dalla fine del 1800 e passando per le proteste antinucleari degli anni ’70.

Si dà conto della nascita della lista Nuova Sinistra/Neue Linke proposta da Alexander Langer nel 1978 e, successivamente, di Lista Alternativa nel 1983. Viene sottolineata l’importanza dell’azione di Langer e la sua vicinanza con il mondo dei Verdi tedeschi, di cui costituisce l’ “avanguardia italiana”.
E che i Verdi tedeschi costituiscano un esempio per gli italiani è ben dimostrato dal dibattito sviluppatosi soprattutto a partire dal 1982-1983 (mentre i Verdi tedeschi stanno per ottenere grandi risultati in termini elettorali).
Al contempo il libro ben evidenzia le peculiarità dell’ambientalismo nostrano, in primis l’estrema frammentazione di esperienze e vedute (frammentazione peraltro tipica della politica italiana): caratteristica che contraddistingue tutta la storia dei Verdi italiani e che in qualche modo ne segna anche il destino. E così, in ritardo rispetto ai Grünen, nel 1987 troviamo i Verdi alle elezioni politiche, ma già alle europee del 1989 si presentano con due simboli e non uno. L’unità ritrovata tra il 1990 e il 1991 non è sufficiente a evitarne il declino, resosi ancor più evidente dopo lo scandalo di Tangentopoli e le elezioni politiche del 1994. Declino che, come affermato chiaramente dall’autore, continua inarrestabile fino ai giorni nostri, nonostante le varie esperienze di governo.

Il libro si sofferma a lungo sull’eredità lasciata da Langer dopo il suo suicidio nel 1995: egli, come detto, aveva divulgato in Italia l’esperienza dei Grünen ed aveva contribuito alla nascita e alla crescita dei Verdi italiani (che, infatti, per certi aspetti erano evidentemente ispirati dai Verdi tedeschi).
Il decreto Ronchi e il contributo (critico) all’UE
Il volume illustra poi il percorso effettuato dai Verdi fino a giungere al governo per la prima volta nel 1996 nella coalizione dell’Ulivo e le difficoltà che ne sono seguite, anche dovute alla perdurante faziosità interna. Un grande risultato però è rappresentato dal c.d. “Decreto Ronchi” (il D. Lgs. 22/1997), che costituirà per lungo tempo una delle normative chiave in materia di diritto ambientale in Italia. Infine, il libro evidenzia le
iniziative intraprese dai Verdi rispetto al processo di sviluppo della Comunità Europea e del suo apparato normativo, nonché le diverse posizioni assunte a proposito dei grandi accadimenti a livello internazionale, come la guerra del Golfo prima e la guerra in Kosovo poi.
Per la ricchezza dei contenuti, si tratta dunque di un volume imprescindibile soprattutto per gli studiosi della storia dell’ambientalismo e per tutti coloro che vogliano comprendere la parabola della politica verde in Italia.













