Cadono gli alberi nel quartiere popolare di Reggio Emilia, nella zona del bosco dove è stata decisa la realizzazione del nuovo ipermercato Conad. Dopo giorni di assemblee e tentativi di rianimare il polmone verde della città – con una straordinaria e pacifica partecipazione democratica – il 30 settembre le ruspe sono entrate nell’area verde di oltre 4 ettari. Il progetto prevede l’edificazione di 1,3 ettari.
E la riqualificazione della restante area verde, con l’abbattimento di 98 alberi e la piantumazione di altri 370.
L’ingresso delle ruspe
Ma lì, dove ragazzi, attivisti e cittadini si erano impegnati nella tutela del territorio con presidi e tende nel parco Campo Marte 2, alle 6:30 del mattino si è assistito a un imponente spiegamento delle forze dell’ordine. Alcuni attivisti hanno provato a opporsi e sono stati portati via; altri sono riusciti a salire sulle ruspe e per loro si parla di Daspo urbano. «Occupiamolo, fino a che non lo salveremo!» è lo slogan di questi giorni, mentre proseguono presidi, assemblee e confronti con la cittadinanza.
Oltre due anni di lotta pacifica
La democrazia partecipativa si scontra con le scelte della politica rappresentativa, percepita come sempre più distante dalla volontà di chi vive il territorio e si oppone alla cementificazione e al consumo di suolo.
«La lotta nasce circa due anni e mezzo fa, quando si è costituita l’assemblea permanente aperta all’Ospizio. Il presidio, avviato il 3 agosto, compie due mesi di vita», ha spiegato a Sapereambiente Andrea Mantovani, dell’Assemblea Permanente Bosco Ospizio e rappresentante di Extinction Rebellion Reggio Emilia.
Consumo di suolo oltre ogni logica
«Siamo stanchi di vivere in una società che dà priorità al profitto e agli interessi privati e che esercita questo potere decisionale sulle nostre vite facendo pressione sulle istituzioni. Siamo stanchi di vedere nel 2026, qui come in qualsiasi altra parte del mondo e in piena crisi climatica, procedere con la cementificazione e con i finanziamenti per progetti vecchi di 15 anni. A Reggio Emilia, una delle città più inquinate d’Europa, non si possono sostenere scelte di questo tipo: non possiamo permetterci di perdere nemmeno un centimetro quadrato di verde» continua Mantovani.
Riqualificazione del verde (residuo) ?
A chi sostiene che il progetto dell’ipermercato garantisca comunque un’attenzione agli aspetti ecologici, l’attivista replica: «L’area interessata, definita Bosco Ospizio e che chiediamo venga riconosciuta ufficialmente come bosco urbano, ricopre circa 45.000 metri quadri, mentre il cemento che verrà colato tra edifici e parcheggi occuperà quasi 13.000 metri quadri. Qualche striscia di verde rimarrà, ma verrà distrutto l’ecosistema spontaneo presente finora. Un parchetto commerciale non è ciò di cui abbiamo bisogno oggi».

Non si può ignorare la crisi climatica
Durante i giorni di occupazione dell’area, l’Assemblea ha sempre rivendicato la natura non violenta della mobilitazione, finalizzata a informare la cittadinanza e in attesa della sentenza del TAR, ponendo una domanda centrale: Quale valore attribuire, durante la crisi climatica, agli ecosistemi urbani spontaneamente rinaturalizzati?
Il Tar tarda a rispondere
«Le forze dell’ordine ci hanno preso alla sprovvista: aspettavamo l’esito del ricorso, ma sono intervenuti prima. Abbiamo assistito a un dispiegamento di forze spropositato. I reparti della Celere giunti sul posto non erano di Reggio Emilia, molto probabilmente sono arrivati da Bologna», ha aggiunto Mantovani. Nonostante l’intervento, la mobilitazione non si arresta: «Ora ci dobbiamo riorganizzare e proseguire con il presidio. Navighiamo un po’ a vista, ma non ci fermeremo.
«È vero che gli alberi sono stati abbattuti, ma la comunità e il movimento politico che si sono creati non finiscono con il Bosco Ospizio».
















