Foto: Graham Hughes, The Canadian Press

Il futuro mette radici. In Canada gli alberi conquistano i loro diritti

In una piccola città vicino Montréal il consiglio comunale ha trasforma gli alberi da semplici beni a soggetti da tutelare. Un modello che potrebbe cambiare il modo di difendere il verde, anche per l’immenso patrimonio arboreo italiano
01/10/2026
3 minuti di lettura

Ci sono momenti in cui la burocrazia si mette al servizio della vita e la legge diventa alleata per costruire un ottimo futuro. Accade a Terrasse -Vaudreuil, una piccola comunità di duemila abitanti e diecimila alberi a ovest di Montréal, in Canada. Qui, lo scorso 9 giugno, è stata scritta una pagina di storia: il consiglio comunale ha approvato all’unanimità una risoluzione che riconosce ufficialmente gli alberi come esseri viventi dotati di diritti propri. 

Il diritto di vivere, crescere, rigenerarsi ed evolversi.

Una rivoluzione concettuale

Non si tratta di un semplice cavillo amministrativo, ma di una rivoluzione culturale, perché la transizione ecologica non è solo questione di tecnologie pulite o di emissioni da tagliare. È prima di tutto, una rivoluzione concettuale. Tutto è iniziato non con un summit scientifico, ma grazie alla forza di un cortometraggio.La proiezione di Des arbres et des arts(“Alberi e arti”), del regista André Desrochers, ha risvegliato la coscienza collettiva degli abitanti.

La scintilla dell’arte e la voce della comunità

Immagini e narrazione hanno mostrato ciò che la scienza ripete da tempo, ma che gli umani fatica a interiorizzare: gli alberi non sono arredi urbani. Non sono semplice legna, ma comunicano, soffrono, si sostengono a vicenda attraverso una fitta rete sotterranea di radici.

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Per Michel Bourdeau, sindaco della cittadina canadese, «Un albero è come un essere umano: respira, vive, assorbe l’acqua. Ci protegge da ogni genere di cose. Dobbiamo smettere di abbattere gli alberi senza motivo».

Una Dichiarazione universale

A fargli eco, sul piano del diritto e della giustizia, c’è Yenny Vega Cárdenas, presidente dell’Osservatorio Internazionale dei Diritti della Natura (Oidn), l’organizzazione che ha guidato la cittadina verso l’adesione alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Albero: «Cosa fanno gli alberi se non avere una posizione ben salda nel mondo? Se c’è qualcosa che merita una legittimazione giuridica è proprio un albero. Non c’è alcun motivo logico per cui la natura non debba avere lo stesso status, specialmente per il ruolo cruciale che svolge per la nostra sopravvivenza».

Ripensare la città

Questa risoluzione costringerà le autorità a ridisegnare l’urbanistica: d’ora in poi, ogni singolo regolamento dovrà calcolare l’impatto sul patrimonio arboreo. Gli abbattimenti ingiustificati saranno vietati, sia sul suolo pubblico che nei giardini privati, e ogni taglio inevitabile richiederà una piantumazione riparatrice.

Un cambio di paradigma…

Per l’Oidn, che ha supportato il comune in questo percorso, si tratta di una vittoria epocale. Cárdenas ha sottolineato che la cittadina è diventata la prima municipalità del Québec e del Canada a firmare la petizione ufficiale a sostegno della Dichiarazione dei diritti dell’Albero. Un cambio di paradigma filosofico e giuridico straordinario: il passaggio definitivo dell’albero da “oggetto” a “soggetto di diritto”.

… e una risposta agli eventi estremi

Una scelta dettata dall’empatia, certo, ma anche dalla memoria della terra. La cittadina ha subito tre drammatiche inondazioni negli ultimi anni; gli alberi, con le loro radici che stringono il suolo e le loro chiome che frenano la pioggia, sono stati custodi e protettori della comunità. Terrasse-Vaudreuil intende presentare questa decisione non solo come un simbolo, ma come una risposta concreta alle sfide ambientali e ai cambiamenti climatici.

E in Italia? Il paradosso di un patrimonio senza diritti

Mentre oltreoceano una comunità di duemila abitanti dimostra che la svolta ecologica parte dal basso, in Italia la salvaguardia del verde è ancora materia complessa. Sulla carta, la tutela si articola su tre livelli.

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In primis, il principio supremo dell’Articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica a proteggere l’ambiente e la biodiversità. Poi, il Testo Unico delle Foreste (D.Lgs. 34/2018), che riconosce i boschi come infrastrutture verdi fondamentali per la stabilità idrogeologica, la cattura del carbonio e la biodiversità. Infine la Legge 10/2013,  che tutela con sanzioni penali gli “Alberi Monumentali“, capolavori secolari del nostro paesaggio.

Una moltitudine di regolamenti locali

Se l’albero monumentale e il grande bosco hanno tutele nazionali, il destino dell’albero comune delle vie o del parco cittadino è affidato esclusivamente ai Regolamenti del Verde Pubblico e Privato dei singoli Comuni.

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Qui l’Italia si frammenta: ci sono Comuni virtuosi con regolamenti severissimi, che impongono perizie per ogni ramo tagliato e l’obbligo di piantare fino a tre alberi per ogni esemplare abbattuto, e Comuni dove le potature drastiche o gli abbattimenti per fare spazio a parcheggi passano quasi inosservati. Per noi, l’esperienza del piccolo comune canadese è un monito potente.Non bastano tutele speciali o manifesti costituzionali.

Bisogna promuovere la sensibilità culturale per riconoscere la dignità intrinseca di ogni essere vivente.

Mielizia

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Stefania Marchitelli
Stefania Marchitelli
Professionista della comunicazione ambientale con formazione editoriale, ha lavorato tra libri, riviste e divulgazione. Dopo l’esperienza come redattore nel mensile "La Nuova Ecologia", biodiversità e stili di vita le parole diventano per lei non soltanto narrazione ma responsabilità, uno strumento per raccontare il rapporto tra persone, territori e fauna selvatica.
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