Cinque specie italiane a rischio estinzione che dovete conoscere

L’Italia custodisce una straordinaria ricchezza di specie, molte delle quali endemiche. Ma questo patrimonio naturale è sempre più esposto a pressioni che ne compromettono la sopravvivenza. Come mostrano le storie che vi raccontiamo
29/09/2026
5 minuti di lettura

Secondo le stime dell’Ipbes, nel mondo fino a un milione di specie animali e vegetali potrebbero essere a rischio estinzione nei prossimi decenni. Come conferma il report Biodiversità a rischio 2026” di Legambiente, l’Italia possiede una ricchezza di specie tra le più significative in Europa, unita a un alto tasso di endemismo, ovvero di specie uniche della nostra penisola.

Un quadro ancora lontano dagli obiettivi europei

Il quadro complessivo racconta però anche di un paese ancora molto lontano dagli obiettivi della Strategia Europea per la Biodiversità 2030, nel quale aumentano le minacce e si riducono le buone pratiche di conservazione: oltre 240 specie rischiano di scomparire per sempre dai nostri territori. Tra i casi più celebri c’è quello dell’orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino centrale minacciata da bracconaggio e frammentazione dell’habitat, che oggi sopravvive con una popolazione stimata in poche decine di individui. Ma sono a rischio, più in generale, il 23% dei mammiferi, il 21% dei pesci cartilaginei e il 19% dei rettili. Il 42% delle specie vegetali tutelate dalla Convenzione di Berna e dalla Direttiva Habitat risulta minacciato o a rischio estinzione.

Cinque sentinelle della biodiversità

Vi portiamo perciò alla scoperta di cinque specie emblematiche dei nostri territori tra quelle incluse nelle Liste Rosse nazionali e internazionali, tra le conosciute degli ultimi anni.

Per conoscerle e soprattutto per proteggerle.

1. IL GEOTRITONE DEL SARRABUS

Geotritone del Sarrabus
Geotritone del Sarrabus. Foto: Todd Pierson / Inaturalist

Il geotritone del Sarrabus (Speleomantes sarrabusensis) è una salamandra endemica del massiccio dei Sette Fratelli nella Sardegna sud-orientale. Vive in ambienti umidi e ombrosi, come i boschi di leccio, rifugiandosi tra le rocce di giorno e uscendo a caccia di notte. Possiede dita a ventosa, grazie alle quali riesce ad arrampicarsi lungo i pendii più scoscesi: una caratteristica unica tra i geotritoni sardi, che vivono perlopiù in habitat calcarei ricchi di grotte, mentre il Sarrabus predilige substrati granitici privi di cavità.

Tra siccità e patogeni, un equilibrio fragile

Classificato dall’Iucn come vulnerabile, è considerato uno dei geotritoni più minacciati d’Italia, anche per via della sua predilezione per aree prive di rifugi sotterranei, che lo rende particolarmente esposto ai cambiamenti climatici, in particolare all’innalzamento delle temperature e alla siccità. A questo si aggiungono la diffusione di patogeni dovuta all’introduzione di specie invasive nel suo habitat e la cattura illegale da parte di collezionisti di fauna rara.

Da monitorare anche la diffusione del fungo Batrachochytrium salamandrivorans che può causare epidemie con elevati tassi di mortalità tra gli anfibi.


2. LA STELLINA DI CAPRI

Asperula crassifolia
Asperula crassifolia. Foto: Cielo Mare Terra / Acarbio

L’Asperula crassifolia (nome comune: stellina di Capri) è una pianta dai caratteristici fiori violacei che cresce solo in Campania, tra le rupi calcaree, e in particolare nella penisola Sorrentina, sulle isole di Capri e Li Galli e lungo il promontorio di Punta Campanella. Nonostante esemplari molto simili e imparentati alla stellina di Capri si ritrovino anche nelle isole Baleari, la specie campana è geneticamente distinta e si è evoluta in un particolarissimo contesto ecologico, impossibile da replicare altrove.

Una presenza confinata alle rupi costiere

È considerata ormai rara e classificata come vulnerabile nella Lista Rossa dell’Iucn. In natura si trova in popolazioni molto piccole, spesso concentrate in pochi metri di costa, il che la rende estremamente sensibile alle perturbazioni locali. Tra le principali minacce: l’erosione delle coste, ma anche l’overtourism, fenomeno che continua a crescere sulla Penisola Sorrentina.

Un fenomeno da gestire attraverso il mantenimento di sentieri e reti che isolino la stellina dai flussi turistici più intensi.


3. LA NATRICE DAL COLLARE

La natrice dal collare è un serpente acquatico dalle sfumature grigie e nocciola e dalla caratteristica macchia chiara dietro la testa, diffuso nelle acque basse e stagnanti (ma anche in fiumi e torrenti) di tutta Italia, dagli Appennini alle Alpi, sino alle zone costiere e alle isole. È oggi nota agli scienziati come Natrix helvetica, a seguito di studi genetici del 2017 che l’hanno distinta dalla specie Natrix natrix. È una specie non velenosa e non aggressiva, che fugge o si finge morta se disturbata.

Natrix Helvetica
Natrix Helvetica. Foto: WIkipedia

Le zone umide come rifugio indispensabile

In diverse aree del suo areale italiano la specie mostra segnali di declino, soprattutto a causa della distruzione di ecosistemi molto spesso sottovalutati: quelli delle zone umide. La riduzione del numero di pozze naturali e laghi poco profondi, dovuta spesso a cattiva gestione dei territori e all’avanzare della siccità, alla bonifica di zone stagnanti, all’incanalatura di piccoli corsi d’acqua verso le zone agricole, porta alla scomparsa dell’habitat naturale della natrice.

Un animale comune sempre più esposto

Inoltre, questo animale ha bisogno, per riprodursi e ripararsi nei mesi più freddi, di zone naturali “selvagge”, con siepi non potate ed erba alta, proprio gli ambienti che la gestione ordinaria del verde tende a eliminare per primi. Infine, è spesso vittima, come i serpenti più in generale, di pregiudizi e paure ingiustificate che ne minacciano la sopravvivenza.

Pur non trovandosi un una situazione critica, rappresenta un esempio emblematico di come il degrado degli ecosistemi possa mettere in difficoltà anche specie comune nel nostro Paese.


4. L’ORCHIDEA “SCARPETTA DI VENERE”

L'orchidea Scarpetta di Venere
L’orchidea Scarpetta di Venere. Foto: Wikipedia

La Cypripedium calceolus è un’orchidea selvatica dal caratteristico fiore giallo a forma di scarpa, un tempo diffusa sulle Alpi e su alcuni rilievi appenninici, oggi ridotta a poche popolazioni isolate: tra le più significative, quella della Majella, composta da poche decine di individui, e quella del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove il nucleo della Camosciara conta circa 250 esemplari.

Un patrimonio floristico sempre più raro

Secondo Legambiente, la specie è ormai quasi scomparsa da ampie porzioni del suo areale storico, e rischia di subire presto la sorte di un’altra splendida orchidea, tipica della Sardegna, la Dactylorhiza elata subsp. sesquipedalis, estinta nel 2025.

La pressione sugli habitat montani

Secondo uno studio del 2020, la specie è minacciata soprattutto dalla distruzione degli habitat montani causata dall’espansione delle aree turistiche e di quelle coltivabili, dall’uso dei pesticidi e da una gestione forestale inappropriata, nonché dall’innalzamento delle temperature legato ai cambiamenti climatici.

Ma un ruolo sembra essere svolto anche dalla raccolta illegale del fiore, da sempre ricercato per la sua bellezza.


5. LA PINNA NOBILIS

Pinna Nobilis
Pinna Nobilis. Foto: Parks.it

Tra le storie più drammatiche e meno conosciute sulla crisi della biodiversità nei nostri mari c’è quella della Pinna nobilis, comunemente nota come “nacchera di mare”. Si tratta del più grande mollusco bivalve del Mediterraneo, capace di superare il metro di lunghezza e di vivere fino a 45 anni. Una specie presente nelle nostre acque da milioni di anni.

Un filtro naturale nei fondali mediterranei

Vive ancorata ai fondali sabbiosi e nelle praterie di posidonia, tra i 3 e i 60 metri di profondità, dove agisce come un filtro che contribuisce a mantenere l’acqua pulita. Inoltre, la sua presenza ha una valenza anche culturale: dai filamenti secreti dal mollusco, infatti, per molti secoli, si è ricavata una fibra tessile dorata, preziosa, sottilissima e leggera: il bisso, la cui produzione è oggi vietata per non arrecare disturbo alla specie.

L’epidemia che ha decimato le popolazioni

Dal 2016 e per gli anni a seguire, una violenta epidemia diffusasi dalla Spagna meridionale fino alle coste della Tunisia e poi all’intero Adriatico, ha sterminato oltre il 90% della popolazione mediterranea, rendendola, secondo alcuni studi, estinta de facto nel suo areale storico. A provocare la malattia è il protozoo parassita Haplosporidium pinnae, che attacca l’apparato digerente del mollusco, ma analisi recenti hanno individuato una serie di altri fattori che ne avrebbero aggravato gli effetti: tra questi la presenza di micobatteri e vibrioni.

Il ruolo del riscaldamento del Mediterraneo

Il riscaldamento del Mediterraneo (tra i mari che si stanno scaldando più velocemente al mondo) gioca un ruolo nella sua scomparsa: indebolisce le difese naturali dei molluschi e crea, al tempo stesso, le condizioni ideali per la proliferazione dei patogeni. L’Iucn ha classificato la Pinna nobilis come specie in pericolo critico. A seguito della moria, ricercatori italiani ed europei hanno avviato sforzi di conservazione senza precedenti.

Si va dal trapianto in aree pilota di giovani esemplari sopravvissuti al tentativo, mai riuscito, di allevare nuovi individui da reintrodurre in natura.

Mielizia

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Anna Stella Dolcetti Menenti Savelli
Anna Stella Dolcetti Menenti Savelli
Laureata in Lingue e Culture Orientali presso La Sapienza di Roma e specializzatasi in Management Internazionale alla Luiss, si è formata nelle materie dello sviluppo sostenibile, della finanza verde e della gestione delle risorse naturali presso l’Imperial College di Londra, lo Jrc della Commissione Europea, l’Unitar, l’Eiss e l’università Lumsa. Impegnata nello studio e nella ricerca sui modelli economici sostenibili presso la University of Sussex nel Regno Unito, ha ottenuto riconoscimenti in competizioni internazionali dedicate alle nuove tecnologie e alle loro applicazioni per la sostenibilità, ha lavorato in grandi gruppi multinazionali del settore farmaceutico e, dal 2018, collabora con diverse realtà editoriali nella creazione di percorsi di formazione, articoli e approfondimenti su cultura, economia e ambiente.
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