È iniziata ieri nel centro di Torino la 16esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, in programma dal 24 al 27 settembre: la prima dopo la morte di Carlo Petrini, avvenuta lo scorso maggio. Un’assenza, la sua, solo fisica, perché il grande evento internazionale dedicato al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari, che quest’anno ruota intorno allo slogan “Biodiversity – Be diversity”, ha aperto con l’entusiasmo che da sempre lo contraddistingue.

Una città del Gusto
Organizzato da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, con il sostegno di numerose istituzioni e aziende, Terra Madre Salone del Gusto porta il racconto della biodiversità dentro e fuori gli spazi del Mercato, trasformando la città in un grande palcoscenico di incontri, degustazioni, mostre, feste e momenti di confronto. Un percorso da vivere a piedi tra piazza Carlo Felice e piazza Vittorio Veneto, passando per via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Alberto, piazza Castello, Palazzo Reale e i Musei Reali di Torino. Sono oltre 1000 gli appuntamenti in programma, tutti da scoprire sul sito della manifestazione.
L’inaugurazione
La cerimonia di apertura, al Teatro Regio di Torino, ha visto gli interventi di Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, Stefano Lo Russo, sindaco della Città di Torino, Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, Edward Mukiibi, presidente di Slow Food Internazionale, e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La biodiversità – ha detto Mattarella – è un patrimonio gigantesco che protegge la salute umana, connota l’ambiente e la nostra vita. È un patrimonio che ci interpella: la molteplicità genetica ha permesso al genere umano di svilupparsi nei millenni. Senza responsabilità, senza cura di questa ricchezza, l’uomo può comprimerla fino a distruggerla, e a distruggersi. La biodiversità è sfida cruciale per il futuro».

Gli Atlanti dell’Arca del Gusto
Tra gli eventi della giornata inaugurale anche l’incontro “Semi di futuro”, alle Gallerie d’Italia, con la presentazione degli Atlanti dell’Arca del Gusto, alla presenza di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, di Barbara Nappini e di Nicola Perullo, rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Un progetto ideato e realizzato da Slow Food Italia e dall’Università di Pollenzo, con il supporto del Ministero dell’Agricoltura. I 18 volumi illustrati narrano le varietà vegetali, le razze animali, i pani, i formaggi, i salumi, i dolci da salvare di ciascuna regione italiana. Complessivamente, contengono le schede di 1450 prodotti: un viaggio nella storia, nell’agricoltura e nella memoria delle comunità di tutta la penisola.
Saperi per costruire il futuro
Tra i prodotti sono presenti anche i Presìdi Slow Food, progetto che sostiene le comunità di produttori, un vero e proprio braccio operativo dell’Arca del Gusto. «Lavoreremo per diffondere il più possibile questi volumi che, seguendo la volontà di Carlo, vorremmo arrivassero ovunque:: nelle scuole primarie e secondarie, negli istituti agrari e alberghieri, nei locali dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, nelle osterie d’Italia, nelle fattorie didattiche, nei mercati… in tutti quei luoghi in cui si promuove la tutela della biodiversità, elemento chiave per il futuro dei sistemi alimentari, dell’agricoltura e, più in generale, per la salute e il benessere delle comunità», spiegano dall’associazione.

La biodiversità come orizzonte di ogni progetto
«La biodiversità è la condizione stessa della nostra vita, il tessuto profondo che tiene insieme ecosistemi, culture, economie locali. Ogni prodotto salvato è un seme di futuro, ogni sapere custodito è una possibilità in più per costruire un mondo migliore», diceva Petrini, che ha fortemente voluto gli Atlanti, opera monumentale che suggella un impegno quasi trentennale della rete Slow Food. Il manifesto dell’Arca risale al 1996. Da allora, la biodiversità è diventata sempre più centrale nelle strategie di Slow Food, fino a rappresentare l’orizzonte di ogni progetto, di ogni evento, di ogni attività.
Carlìn e il sapore sano del progresso
Il sogno di Petrini prendeva corpo quarant’anni fa esatti, quando nel 1986 un gruppo di gastronomi dell’entroterra cuneese diede vita a Bra a quello che sarebbe diventato il più grande “movimento del cibo”, oggi presente in oltre 120 Paesi del mondo. Mentre la società raccontava il cibo attraverso l’industria e il mito della velocità e ne celebrava calorie e rendimenti, a partire dal Piemonte qualcuno decise che il progresso poteva avere un sapore diverso.
Nasceva così Slow Food. «Quarant’anni sono un’intera generazione – dicono dal movimento –. Abbastanza per vedere il pianeta scaldarsi, le foreste ridursi, i semi sparire dai campi e riapparire nei musei. Abbastanza per assistere alla globalizzazione dei gusti e alla resistenza silenziosa di chi ha creduto nella nostra visione del futuro. Abbastanza per capire che non si trattava solo di cibo».

Dialoghi sui passi compiuti e da compiere
Mentre Torino è al centro dell’attenzione internazionale e delegati da tutto il mondo portano il loro sogno di futuro attraverso il cibo, si ripercorrerà quella storia nata in una piccola città di provincia e da lì decollata, attraverso gli incontri del palinsesto speciale ospitato nella Sala Immersiva delle Gallerie d’Italia. Contadini, cuochi, studiosi, attivisti, giornalisti, scrittori, artisti e protagonisti della rete si alterneranno in una conversazione aperta sul percorso dell’associazione, su ciò che è cambiato, su ciò che è stato salvato e sulle sfide ancora da affrontare.
L’eredità di un sognatore
«Anche se vi accuseranno di essere sognatori o ingenui, siate e coltivate la diversità: perché significa credere in un’altra idea di mondo, un mondo nel quale il cibo buono, pulito e giusto è un diritto di tutte e tutti. Un mondo nel quale l’acqua, la terra, l’aria, le piante e gli animali, cioè le basi biologiche della vita, sono sacre e come tali rispettate», ha detto Nappini all’inaugurazione. E come ha ricordato Mukiibi l’eredità di Carlìn Petrini è proprio questa: «una rete viva di persone che credono che un altro sistema alimentare, e un altro mondo, siano possibili». Anche Re Carlo d’Inghilterra, in un messaggio letto dall’ambasciatore del Regno Unito in Italia, Stephen Hickey, ha ricordato il fondatore di Slow Food sottolineandone «il buon senso, l’umanità e i valori civili in un mondo che ne ha così disperatamente bisogno».

Diversità e memorie, patrimonio comune
E proprio con lo spirito di una memoria che si fa pratica quotidiana e futuro condiviso, chi partecipa all’evento può contribuire, nello spazio dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, al ricettario collettivo e in continua evoluzione The Relish Living Cookbook. Attraverso cartoline e QR code, i visitatori possono condividere una ricetta di famiglia, tramandata di generazione in generazione, o semplicemente quella preferita, insieme a ricordi e storie che la rendono speciale. Un modo semplice e concreto di raccontare la diversità attraverso il cibo e per trasformare la memoria in patrimonio comune. Idea che anima fino al 28 settembre anche Terra Madre Off, che porta la manifestazione fuori dal centro, coinvolgendo tutta Torino e il Piemonte con cene, degustazioni e incontri.
Tanti modi per stare insieme e riflettere su come possiamo prenderci cura della ricchezza che abbiamo ricevuto, e consegnarla a chi verrà dopo di noi.
Per saperne di più
2026.terramadresalonedelgusto.com/
















