Marco Talluri, un dato al mese: copertina della rubrica

Il conto del clima nell’Ue: 822 miliardi di danni in 44 anni. E la cifra cresce

Un’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente ricostruisce le perdite economiche causate dagli eventi estremi tra il 1980 e il 2024. Un quarto dei costi si concentra nell’ultimo quadriennio
21/09/2026
3 minuti di lettura

C’è un numero che racconta meglio di molti discorsi quanto il cambiamento climatico stia già incidendo sulla nostra vita quotidiana: 822 miliardi di euro. È il totale delle perdite economiche provocate nell’Unione europea, tra il 1980 e il 2024, da ondate di calore, alluvioni, tempeste e siccità. A metterlo nero su bianco è un’analisi pubblicata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, che ricostruisce oltre quarant’anni di danni legati al clima e al meteo.

Un quarto delle perdite in quattro anni

Non si tratta di un’eredità lontana nel tempo. Un quarto di queste perdite – 208 miliardi di euro – si concentra negli ultimi quattro anni, dal 2021 al 2024. Tutti e quattro rientrano tra i cinque anni più costosi mai registrati. Il cambiamento climatico, in Europa, non è più una previsione futura: è una voce stabile di bilancio.

I danni climatici crescono a ritmo accelerato

Negli anni Ottanta, i disastri climatici costavano in media 8,6 miliardi di euro all’anno. Oggi siamo a 44,9 miliardi nel periodo 2020-2024. In poco più di quarant’anni, il salto è enorme. Dal 2009 in poi, le perdite crescono a un ritmo di circa +3,4% l’anno, con un incremento complessivo del 54%.

Aumento osservato e previsto della temperatura sulle terre emerse europee.

Le temperature in Europa, rappresentazione grafica
NOTA: Le temperature sono espresse rispetto ai livelli preindustriali. Le proiezioni mostrano la media e l’intervallo di incertezza. I due scenari considerati sono SSP1-2.6 (basso riscaldamento) e SSP3-7.0 (elevato riscaldamento).
Fonte: Copernicus

Perdite eccezionali

Alcuni anni restano impressi come spartiacque. Il 1999, con 38,2 miliardi di euro di danni, sembrava allora un’anomalia. Oggi appare quasi un’anticipazione. Tra il 2021 e il 2024 si susseguono quattro anni consecutivi di perdite eccezionali: 65,2 miliardi nel 2021, 57,7 nel 2022, 45,1 nel 2023 e 40,4 nel 2024. Una sequenza che racconta una nuova normalità.

Acqua, vento e caldo: chi pesa di più sul bilancio

Non tutti gli eventi estremi incidono allo stesso modo. Le alluvioni sono responsabili di quasi la metà delle perdite complessive (47%): fiumi che esondano, piogge intense che colpiscono città e campagne, infrastrutture progettate per un clima che non c’è più. Seguono le tempeste e gli eventi meteorologici violenti – grandine, vento, fulmini – con il 27%, mentre le ondate di calore pesano per il 18%. Siccità, incendi, gelo e altre anomalie climatiche completano il quadro.

Pochi eventi, molti danni

C’è poi un dato che colpisce più di altri: solo il 5% degli eventi più gravi genera il 59% delle perdite totali. Al contrario, due terzi degli eventi – quelli considerati “minori” – producono appena il 5% dei danni. È la dimostrazione di quanto pochi episodi estremi possano destabilizzare interi territori.

Un’Europa disuguale

In valore assoluto, i Paesi più colpiti sono Germania, Italia, Francia e Spagna. Ma se si guarda alle perdite in rapporto alla popolazione o alla superficie, emergono altri nomi: Slovenia, Svizzera, Lussemburgo, Belgio e Germania. Il rischio climatico non segue solo la dimensione economica, ma anche la vulnerabilità territoriale e la capacità di prevenzione. A rendere il quadro ancora più critico è il tema delle assicurazioni. Meno del 20% delle perdite totali è coperto, con differenze enormi tra Paesi. In alcune aree dell’Europa orientale e meridionale la copertura non arriva al 3%; in Belgio, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi supera il 35%. Dove manca l’assicurazione, il conto finisce quasi sempre sui bilanci pubblici.

Tendenze osservate e previste dei principali fattori di rischio climatico nelle diverse regioni europee.

Tendenze osservate e previste dei principali fattori di rischio climatico nelle diverse regioni europee, rappresentazione grafica
NOTA: Le variabili climatiche considerate sono: ondate di calore (giorni con temperature massime superiori a 35 °C), precipitazioni intense (massime giornaliere) e siccità (sulla base dell’indice SPEI-6, metodo di Hargreaves). I periodi e gli scenari considerati sono: passato (1952-2021); futuro fino alla fine del secolo (2081-2100, rispetto al periodo 1995-2014); scenario a basse emissioni (SSP1-2.6) e ad alte emissioni (SSP3-7.0). Fonte: Copernicus

Un rischio che cresce più veloce delle risposte

Il Primo Rapporto europeo sul rischio climatico conferma ciò che i numeri già suggeriscono: gli eventi estremi diventano più frequenti e più intensi, mentre le politiche di adattamento procedono troppo lentamente. Le perdite economiche non riguardano solo case e imprese, ma mettono sotto pressione anche la spesa pubblica, tra ricostruzioni, emergenze e assistenza alle popolazioni colpite. La Strategia europea di adattamento del 2021 indica la direzione: prevenzione, pianificazione territoriale, strumenti assicurativi, soluzioni basate sulla natura. Ma senza un’accelerazione decisa, avvertono gli esperti, il conto continuerà a salire.

Il prezzo dell’inazione

Gli 822 miliardi di euro non sono solo una statistica. Sono scuole da ricostruire, infrastrutture da riparare, economie locali che faticano a riprendersi. Raccontano un’Europa che paga sempre più caro il ritardo nell’adattarsi a un clima che cambia.

La domanda, ormai, non è più se investire in prevenzione e resilienza. È quanto costerà continuare a rimandare.

Mielizia

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Marco Talluri
Marco Talluri
Marco Talluri è giornalista e comunicatore, con una lunga esperienza nel settore della comunicazione pubblica. Dal 1978 al 2003 è stato responsabile comunicazione presso ATAF, l'azienda di trasporto pubblico di Firenze. Dal 2003 al 2021, ha lavorato presso ARPAT, l'Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Toscana. A partire dal 2015, ha coordinato la rete dei comunicatori del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che comprende le attività dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa). Durante il suo percorso, ha diretto riviste specializzate nel settore del trasporto pubblico, coordinato la redazione del notiziario Ambienteinforma e curato i contenuti del sito web dello Snpa.
Ha fondato il blog Ambientenonsolo, dedicato alla divulgazione scientifica e ambientale. Collabora con il Kyoto Club sulla mobilità sostenibile e fa parte della redazione di Isdenews, pubblicata dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente.
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