Ddl caccia, perché tanto accanimento? Una riflessione per fermare la lobby dei fucili
Di fronte dell'approvazione di ieri pomeriggio in Senato del disegno di legge Malan, ci interroghiamo su cosa può aver portato a proporre una legge di così forte impatto sulla fauna selvatica
Martedì 23 giugno 80 senatori del centro destra hanno detto sì al disegno di legge 1552 (portavoce Lucio Malan) soprannominato Caccia Selvaggia o Sparatutto. Cinquantasei senatori del centro sinistra hanno votato contro. La legge passa ora alla Camera dei Deputati per l’approvazione definitiva. Stravolgerà così (il centro destra ha una netta maggioranza a Montecitorio) in maniera drastica il modo e, diciamo, lo stile con cui poco più di mezzo milione di italiani che pagano la tassa annua si dedicavano allo “sport” venatorio, seguendo regole simili a quelle di quasi tutti i paesi europei.
Ma perché è stata voluta una legge così fortemente punitiva nei confronti della fauna selvatica? Proviamo a rispondere.
Un senso di rivalsa
Il Presidente della Federcaccia, Massimo Buconi, 68 anni, umbro di Todi, all’inizio della sua carriera come sindacalista della Cgil, ha esultato ringraziando per una legge nuova e degna di un paese civile. Per lui la caccia è “scienza”. Ed ecco il punto: ormai da tempo i cacciatori italiani dicono di essere i veri difensori della natura. E oggi mettono davanti ai buoi la biodiversità. Pensate, mai prima d’ora se ne parlava tra una battuta di caccia e l’altra. Ma ora i cacciatori sono diventati scienziati. Sarà vero?
Il dubbio è forte perché per chi studia, ad esempio, il mondo degli uccelli può avere dubbi guardando con il binocolo se l’uccello inquadrato sia un piro piro boschereccio o un piro piro piccolo e se quel trampoliere sia una pantana o una pettegola. Qui si parla di uccelli che possono essere incontrati dai cacciatori in zone acquitrinose, paludose o lagunari. E come fa lo scienziato cacciatore nell’istante in cui il trampoliere vola, e sono pochi i secondi per sparare, a identificare “scientificamente” chi dovrà tentare di abbattere?
Un senso di superpotere
«Ora lo facciamo vedere noi a questi radical chic chi siamo veramente. Così potremo andarcene in giro quando e come vogliamo sulle spiagge, anche magari di notte, e nei terreni privati sparare a quello che più ci piace». Questo si sente dire. Ed è comprensibile questo tipo di mentalità perché con la parola radical chic la destra che governa mette insieme tutti quelli che non può vedere: ambientalisti e ecologisti, zoologi e biologi, ma anche tutta la marmaglia di sinistra più disprezzabile che mai.
Milvus apus. Opera di Fabrizio Carbone
Un senso di ignoranza della materia
Sarebbe bello chiedere a un terzetto di zoologi, estratti a sorte perché il metodo va di moda, di fare un breve esame a Lucio Malan, Fratelli d’Italia, primo firmatario del ddl caccia, e a Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, esponente di spicco di Fratelli d’Italia, che ha fortemente voluto questa legge, sui problemi della biodiversità e sull’importanza dei riscaldamento globale dovuto ai cambiamenti climatici. Due domande poi sulla riproduzione di alcune specie chiave come i cinghiali (che gli assessori di caccia e pesca di quasi tutta l’Italia sono andati a comprare anni fa nei paesi come Ungheria e Polonia facendoli “esplodere” come popolazione nella nostra penisola).
Un senso di vendetta
A un anno della scomparsa di Fulco Pratesi, la persona simbolo della conservazione e della protezione della Natura in Italia, questa legge è uno schiaffo in faccia a chi fondò il Wwf Italia. Nel periodo in cui fu Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo (allora il Lazio e il Molise non erano elencati nella sigla ufficiale), Pratesi passò da un insulto all’altro. Da scritte velenose sui muri di Pescasseroli al fatto di ritrovare davanti alla porta del suo ufficio le zampe dell’orso marsicano tagliate e in bella mostra.
C’è un altro anniversario che dobbiamo qui ricordare: 30 anni fa moriva Antonio Cederna, il giornalista più carismatico e implacabile sui temi della conservazione del nostro patrimonio culturale e naturale. Immaginiamoci se fossero vivi oggi sia Cederna che Pratesi. Immaginiamoci la battaglia contro questa legge orrenda.
Un senso di sfregio
Sfregio verso le istituzioni dell’Unione Europea, che solo a sentir parlare di Ue il centro destra sobbalza. Pensiamoci un attimo: dopo una vivace discussione quel Parlamento in cui sono rappresentati quasi tutti i paesi del Vecchio Continente, Regno Unito a parte, ha votato appena due anni fa una legge importantissima per un futuro più responsabile rispetto alla biodiversità (teniamo bene a mente questa parola) e alla conservazione della natura. La Nature Restoration Law fu approvata a larga maggioranza. Le direttive sono precise: ripristinare poco alla volta, anno dopo anno, ma con precise scadenze, natura che è stata distrutta o rovinata e lasciata andare in malora. Questa legge il governo Meloni non l’ha votata. Ha detto no a un aumento della biodiversità che è un fiore all’occhiello dei cacciatori italiani.
Una voglia… di “anti Papa”: di questi due ultimi pontefici
Bergoglio per la sua splendida e illuminante enciclica Laudato Sì che è un inno all’ecologia, alla conservazione e alla protezione della Natura. Leone XIV perchè anche con stile diverso si è schierato con il suo predecessore Francesco. Due Papi che il mondo Maga americano e il mondo sovranista tout court hanno sempre giudicato come comunisti. Figuriamoci i sovranisti nazionali. Questo papa americano non piace anche perché ha risposto all’implorazione dei due vertici della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) Alessandro Polinori e Danilo Selvaggi, rispondendo in modo positivo alla preoccupazione del mondo ambientalista (che orrore solo questo parola per tutta la destra italiana).
Una volontà economica
E’ la considerazione finale. Ma è evidente che una legge che premia poco più di mezzo milione di italiani che vanno a caccia, una percentuale infima rispetto al totale della popolazione, in realtà vorrebbe premiare chi fabbrica fucili da caccia e produce cartucce. Infatti con un periodo di caccia molto più lungo dell’attuale e con molte più specie cacciabili rispetto alle regole di oggi si verrebbero a sparare molte più cartucce. Quanti milioni in più? Si calcola da cento a trecento milioni in più. E quanti fucili in più? C’è collegato anche la spinta alla caccia verso i giovani che sempre di più la detestano. Non a caso in alcune regioni ci sono visite di cacciatori nelle scuole per far vedere come sono belli i fucili e come sparano bene. Il Presidente Buconi gongola e così quella lobby parlamentare che da sempre ha rappresentato gli armieri italiani.
Anche quelli che le armi le fabbricano per le guerre in corso nel mondo.
Lucciole di vita. Opera di Fabrizio Carbone
Saperenetwork è...
Fabrizio Carbone
Giornalista professionista dal 1970, Fabrizio Carbone ha lavorato alla redazione romana de “Il Resto del Carlino” (nel 1972 da New York), de “La Stampa” e di “Panorama”. A partire dalla metà degli anni ottanta ha prodotto e diretto, insieme a Riccardo Truffarelli (gruppo 6 aprile, Perugia) numerosi documentari in Amazzonia, Costa Rica, Norvegia, Finlandia, Inghilterra, Italia per i programmi culturali della Rai3, tra cui Geo, Geo&Geo, il Viaggiatore. Ha diretto 6 speciali, tra il 2004 e il 2007, per la trasmissione Stella del Sud (Rai 1) in Etiopia, Tanzania, Amazzonia, Groenlandia, Norvegia, Mauritania. Coinvolto da sempre nella protezione e nella conservazione della natura è stato tra i soci fondatori del Wwf Italia, consigliere nazionale della stessa associazione, nel 2002, ma anche, nei primi anni ottanta, di Legambiente e Lipu. È direttore responsabile di Greenpeace News.
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