È in vigore dalla scorsa settimana, dopo anni di attesa, la legge n. 82 del 6 giugno 2025 che attua modifiche nel Codice penale per i reati contro gli animali. Il testo della proposta di legge iniziale prevedeva l’inasprimento delle pene per i reati contro gli animali, ma anche un totale cambio di prospettiva nel nostro modo di rapportarci a loro sotto il profilo giuridico e infine azioni di prevenzione e di formazione per cittadine, cittadini e forze dell’ordine.
Il documento approvato conferma un progresso nella percezione giuridica degli animali. Ma alcuni aspetti sono stati rivisti al ribasso.
Esseri senzienti
La rivoluzione sta nel nuovo titolo IX-bis del libro secondo del Codice penale, che passa da Dei delitti contro il sentimento per gli animali a Dei delitti contro gli animali: gli animali non sono nostri oggetti o proiezioni del nostro sentire, ma essi stessi esseri senzienti destinatari di tutela giuridica. Un cambiamento che chi si occupa di diritti degli animali attendeva da tempo. La nuova normativa si allinea all’articolo 9 della Costituzione che stabilisce come la legge dello Stato disciplini i modi e le forme di tutela degli animali.
Catene vietate
Tra gli aspetti più positivi c’è il divieto di detenzione degli animali di affezione alla catena, precedentemente previsto solo in alcune regioni, con divieto assoluto o limitazioni parziali. Tenere un cane alla catena significa costringerlo a una vita di privazioni e sofferenze e, in passato, molte associazioni per la tutela degli animali erano costrette a richiedere interventi d’urgenza per vietare l’uso di questo orribile metodo almeno durante l’estate, quando le temperature sono torride e il rischio di incendi è alto. In quei mesi, infatti, non erano rari i casi in cui i cani legati non riuscivano a mettersi in salvo, andando incontro a una morte atroce.

Aggravanti e nuovi reati
Un’altra novità importante riguarda alcune aggravanti introdotte. La presenza di minori, gli atti compiuti nei confronti di più di un animale e la diffusione delle immagini attraverso strumenti informatici o telematici saranno ritenute circostanze aggravanti per reati contro gli animali quali uccisione, maltrattamento, organizzazione o promozione di spettacoli che comportino sofferenze o sevizie, combattimenti o competizioni non autorizzate.
Pene più aspre. E poi?
Le modifiche più rilevanti riguardano sicuramente l’inasprimento delle pene: tempi di reclusione più lunghi e sanzioni amministrative più elevate per i reati contro gli animali. Un passo in avanti rispetto al passato, ma non privo di criticità. La più evidente – e purtroppo comune a molti ambiti – è la garanzia che la legge sia davvero applicata. Questo può avvenire solo con una formazione adeguata e investimenti nelle risorse umane.
Può capitare, infatti, che le forze dell’ordine siano impreparate anche difronte a casi molto semplici, come le denuncia per lo smarrimento di un cane regolarmente registrato all’anagrafe, episodio vissuto in prima persona dalla sottoscritta pochi anni fa. E la questione fu risolta solo dopo lunghe consultazioni con i colleghi e telefonate alla sezione locale del gruppo forestale che confermò la possibilità di procedere alla denuncia.
Rivoluzione senza risorse
La formazione delle forze dell’ordine e della magistratura, le forme di prevenzione (come l’obbligo per Stato e Regioni di integrare nei programmi scolastici contenuti sull’etologia e il rispetto degli animali) e ancora le attività di riabilitazione per chi abbia commesso un reato contro gli animali con opportuni percorsi terapeutici, sarebbero insomma fondamentali. Invece sono stati cancellati con un colpo di spugna dal progetto originario. Il problema è il solito: non c’è la disponibilità a stanziare risorse per questi interventi.
Un auspicio per il futuro
Sembra insomma, come recita un noto proverbio, che in una materia così importante e con molte implicazioni culturali si vogliano ancora una volta “fare le nozze con i fichi secchi”. L’auspicio è che le modifiche al Codice penale, approvate con clausola di invarianza finanziaria, siano accompagnate da iniziative nei diversi ministeri.
E se non saranno supportate dal punto di vista economico, almeno siano caldamente promosse dal governo.


















