La crisi climatica possiede una complessità che si frammenta in numerose sfaccettature. È legata a fenomeni difficilmente spiegabili attraverso rapporti lineari di causa-effetto, coinvolge il pianeta a tutti i livelli, dalla biosfera all’atmosfera. E le risposte di questo sistema alle azioni antropiche non sono immediatamente intuibili, soprattutto in una società a digiuno di scienza. A questo quadro si aggiungono ulteriori gradi di complessità, alimentati dalla nostra visione del mondo, da una comunicazione degli sconvolgimenti climatici poco corretta e dalle modalità della politica di affrontarli.
Antonello Pasini, climatologo del Cnr e docente di Fisica del clima all’Università di Roma Tre, con il suo nuovo libro La sfida climatica. Dalla scienza alla politica: ragioni per il cambiamento (Codice edizioni, 2025), traccia le possibili soluzioni per affrontarla prima che sia troppo tardi.

Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista.
Professor Pasini, come è nata l’idea di questo libro?
Non siamo abituati a risolvere problemi complessi e il clima è proprio il prototipo di un sistema complesso. Di fronte alle sfide che ci pongono i cambiamenti climatici, che minano dalla base qualsiasi sviluppo futuro della nostra società, bisogna cominciare a fare un’operazione culturale. Siamo abituati a risolvere problemi semplici. La crisi climatica non lo è e ci apre a diverse sfide, da quella filosofica a quella comunicativa, fino alla sfida politica.
Potremmo partire da quella scientifica. Quali difficoltà stiamo affrontando nello studio dei cambiamenti climatici?
Noi desidereremmo studiare tutto il sistema clima in un laboratorio reale, ma questo non lo possiamo fare perché ci vorrebbe una Terra gemella, che non abbiamo, su cui sperimentare. Quindi andiamo a utilizzare i modelli al calcolatore: la sfida scientifica oggi è quella di essere più accurati in questa modellistica, di costruire un gemello virtuale del pianeta, e in questo abbiamo tante frontiere da raggiungere. Un esempio è riuscire a studiare gli impatti dei cambiamenti climatici a livello estremamente locale, aumentando di molto la risoluzione dei nostri modelli. Oggi l’intelligenza artificiale ci può aiutare in questo.

Anche cittadine e cittadini si ritrovano ad affrontare in qualche modo una sfida scientifica. Cosa rende ardua la comprensione del funzionamento del clima in un pubblico non esperto?
Non esiste nel clima una causalità lineare, dove le cause sono da una parte e gli effetti dall’altra. Ci sono, invece, causalità circolari, delle catene chiuse causa-effetto. È proprio la complessità che è difficile da far cogliere. Dal punto di vista delle azioni, si è abituati a risolvere problemi semplici: hai un buco, lo tappi e pensi che tutto sia finito. Nel sistema clima, se tappi un buco qui, si può aprire una voragine da un’altra parte. Quindi è arduo far comprendere che quello che fai tu, oggi e qui, ha conseguenze da un’altra parte del mondo, su un fenomeno magari completamente diverso.
Uno dei temi più preziosi esposti ne La sfida climatica riguarda il nostro rapporto con la Terra e i suoi abitanti. La cultura occidentale è da secoli permeata da una visione dualistica essere umano-natura. Lei si oppone a questa contrapposizione.
Noi siamo un nodo della rete, dobbiamo armonizzare la nostra dinamica con quella della natura. Non possiamo rinchiuderci nel nostro antropocentrismo perché è impossibile tagliare i legami in questo mondo: ci sono e dobbiamo conviverci.
Una rinnovata visione del mondo è la base per un nuovo approccio nella comunicazione e nella politica. Oggi la prima rimbalza tra “camere d’eco” che alimentano senza contraddittorio le idee di ciascuno e media popolati da opinionisti da salotto. La seconda fomenta spesso polarizzazioni e strumentalizzazioni. Tutto questo rende la sfida climatica ancora più difficile?
C’è questo pensiero per cui il problema dei cambiamenti climatici sarebbe ideologico, questo perché ognuno di noi lo osserva attraverso il proprio punto di vista e quindi cerca di cogliere se quel risultato scientifico è consono o no alla propria prospettiva.
Se è consono, non c’è problema, lo accetto, anzi corrobora le mie idee e va benissimo. Ma se non è consono, che faccio? Lo ignoro, lo manipolo, lo distorco. Purtroppo, non siamo così umili da mettere in dubbio ciò che crediamo confrontandolo con la conoscenza scientifica.
Nel libro parla della possibile costituzione di un “Consiglio scientifico clima e ambiente” che rappresenti per l’Italia un organo consultivo di governo e Parlamento simile agli advisory board, già presenti in paesi come il Regno Unito, la Germania e la Francia. A che punto siamo?
Per il momento è tutto fermo. È stato un progetto nato da un accordo trasversale e, per il bene comune del paese, bisogna che queste forze politiche di stampo diverso si parlino, bisogna mettere da parte per una volta determinate diversità, ascoltare quello che dice la scienza. Attualmente il progetto di legge è fermo in Commissione Ambiente della Camera.
In generale, per quanto riguarda la consapevolezza della crisi climatica in Italia, crede che qualcosa stia cambiando?
La consapevolezza della crisi climatica, almeno nel nostro paese, è molto cresciuta da quando gli eventi estremi sono aumentati a dismisura. Però è necessario stare attenti a non andare troppo in là, perché dopo diventerà troppo tardi. C’è chi dice che non dovremmo discutere di cambiamenti climatici poiché abbiamo altri problemi, dai dazi alle guerre.

Invece è proprio il momento di parlarne di più, poiché tutto ciò che sta accadendo è fortemente intrecciato ai cambiamenti climatici.
Antonello Pasini
La sfida climatica. Dalla scienza alla politica: ragioni per il cambiamento
Codice edizioni, 2025
166 pagine, euro 17,10.
Isbn: 1254501312


















