Se e quanto l’auspicio di trovare (o ritrovare) quella seria leggerezza a cui si riferisce il titolo Le parole tra noi leggere dell’edizione 2025 si sia o meno concretizzato non è cosa semplice da stabilire, e forse non ha nemmeno grande importanza farlo. Ciò che più importa invece, di questo ultimo Salone del Libro di Torino, è qualcosa che salta agli occhi di chiunque abbia transitato, anche solo per poco, tra i labirintici e post-industriali padiglioni del Lingotto: la quantità di cittadine e cittadini, in gran parte locali ma non solo. Soprattutto scolaresche, gruppi di ragazze e ragazzi adolescenti e quasi adolescenti, e anziane ed anziani, talvolta mano nella mano, a volte in sedia a rotelle, bastoni, o accompagnati. Un flusso notevole, massiccio in alcuni momenti, che fa piacere registrare.

Secondo la nota conclusiva del SalTo, infatti, sono 231mila le persone che hanno visitato gli stand nei cinque giorni di Salone.
Big e sale sold out
Il sabato è stata la giornata più affollata, e lo si capiva a colpo d’occhio, al Lingotto, dove per tutto il giorno è stato difficile muoversi da un Padiglione all’altro. Le sale d’altronde erano quasi sempre piene e sold out: Stefan Boonen, Jan Brokken, Émmanuel Carrère, Mircea Cărtărescu, Javier Cercas, Tracy Chevalier, Caroline Darian, Joël Dicker, Penelope Douglas, Etgar Keret, Felicia Kingsley, Saitō Kōhei, Paul Murray, Valérie Perrin, David Quammen, Rie Qudan, Jean Reno, Yasmina Reza, Lucy Sante, Adania Shibli, Liv Strömquist, Victoire Tuaillon, Scott Turow.
E poi: Alessandro Barbero, Gianrico Carofiglio, Concita De Gregorio, Massimo Giannini, Donatella Di Pietrantonio, Luciano Ligabue e Matteo Zuppi, Cecilia Sala, Salmo, Roberto Saviano, Antonio Scurati, Toni Servillo, Ornella Vanoni, Antonello Venditti, Sandro Veronesi. Sono alcuni dei nomi più gettonati, per veder i quali le persone non hanno esitato ad attendere in lunghe file.
Editoria italiana: lo stato delle cose
Dunque sono numeri, quelli diffusi con la nota stampa del SalTo 2025 che parlano di cultura, letteratura e glamour. Numeri diversi quelli invece presentati dall’Aie qualche giorno fa al Lingotto, che regalano ben poca leggerezza. Le vendite sono in flessione nei primi quattro mesi del 2025 con un calo, rispetto allo stesso periodo del 2024, del 3,6% che riguarda complessivamente l’editoria italiana “di varia”, ossia romanzi e saggi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione. Il calo “a copie” è stato del 3,2%: quasi un milione di copie di libri acquistati in meno (975mila) su 29,2 milioni di copie complessive. Una flessione che coinvolge, ovviamente con percentuali e ripercussioni diverse, tutti gli editori, siano grandi, medi o piccoli.

Le librerie, il romance e le vendite
A farne le spese, sicuramente la vita culturale del Paese, e soprattutto le librerie. Nei primi quattro mesi del 2025 segnano una flessione degli acquisti tutti i canali di vendita: la grande distribuzione perde il 6,6% delle vendite a valore, gli store online il 5,2%, le librerie di catena e indipendenti il 2,1%. E all’interno di questo ultimo gruppo, le librerie indipendenti perdono 322mila copie comprate, ossia il 7,5% Non si dovrebbe allora, in un panorama del genere, storcere il naso davanti al successo e alle file (letteralmente infinite) che tante e tanti adolescenti (e non) hanno fatto per incontrare Erin Doom, scrittrice di punta del romance, forse il genere di maggiore impatto degli ultimi anni. D’altronde, se è vero che il calo coinvolge tutti i generi, i libri per bambini e ragazzi sono quelli le cui vendite invece crescono a valore del 5,4%. A trainare è la fascia 0-5 anni (più 13,5%) e invece calano tutte le altre, ma, sebbene lo stesso romance sia in flessione dell’1,8%, vede però una crescita delle vendite di autrici italiane (più 16,7%), trend tutto sommato interessante e appetibile per il mercato.

Leggere aldilà delle categorie
Oltretutto, dal punto di vista strettamente letterario, il romance non solo è adatto a una specifica fascia d’età, ma anche, e soprattutto, bisognerebbe chiedersi: chi ha detto che leggendo un romance, non si possa anche leggere altro? Un po’ lo stesso discorso che si fa quando si parla per categorie agiografiche; i “giovani”, gli “anziani”, gli “adulti”. Dimenticando che ognuna di queste categorie (soprattutto quella dei cosiddetti giovani, verrebbe da pensare) è un insieme di individui eterogenei, che fanno e disfano gruppi e sottogruppi, dunque non assimilabili a tendenze univoche unicamente per età. Quindi, chi legge romance, potrebbe (e lo fa, lo si è visto anche al SalTo) contemporaneamente o successivamente leggere o voler leggere climate fiction (altro genere in crescita), o i classici o altro ancora.

Femminismi, guerre e dissenso
L’edizione 2025 del SalTo è quindi stata sicuramente un’edizione curata nei minimi dettagli per aprirsi a un pubblico più ampio possibile. Lo dimostra il programma, con una scelta degli ospiti e eterogeneità della scelta che da, appunto, la Doom e Felicia Kingsley (altra eroina romance), arriva all’attualità e al focus sulle guerre, con Paola Caridi, Domenico Quirico, Francesca Mannocchi, o l’incontro sul caso Boulem Sansal.
Focus anche sui femminismi; da Lidia Ravera con il suo ultimo libro Volevo essere un uomo a Luciana Castellina e Ginevra Bompiani, insieme all’inaugurazione dello spazio Bookstock, da Maura Gancitano e Victoire Touillon all’inquietante collettivo francese di destra sedicente “femminista” (sic) Nemesis, la cui presenza può forse servire, se non altro, a capire quanto sia importante non cedere a tetre ritualità e luoghi comuni (l’ossessione per la maternità, la colpa di violenze e aggressioni addossate sempre e solo ai migranti, rifiutando di affrontare il problema patriarcato nel mondo occidentale) che purtroppo da almeno trent’anni serpeggiano anche nelle sinistre di tutto il mondo, sempre più centrizzate (e dunque sempre più a destra: ed è questo il motivo per cui perdono le elezioni) e dominate dal gender backlash iniziato negli anni ’80. E ha fatto piacere vedere “entrare” (più o meno) al Salone (pieno di stand istituzionali e ministeriali) un sano, legittimo dissenso: quello della protesta contro il genocidio a Gaza, e contro il riarmo, e quindi contro il Ministro della Difesa Crosetto.

La questione climatica al Lingotto
Di pari passo, fa piacere vedere come la questione climatica e ambientale sia sempre più presente nelle narrazioni. A cominciare dall’editoria per bambini e ragazzi, dove sono sempre più le pubblicazioni a sfondo scientifico e divulgativo, passando per i numerosi incontri proposti a SalTo, con focus su clima e ambiente, e ai sempre più numerosi autori che scrivono romanzi che trattano argomenti legati alla crisi climatica: si pensi a Davide Ferrario, che proprio a SalTo ha presentato, con Valerio Mastrandrea, L’isola della felicità, edito da Feltrinelli.
Impossibile non citare Aboca, con il suo Bosco degli Scrittori: luogo letteralmente incantato eppure con le radici ben piantate su questioni dirimenti, spazio fatto di veri alberi e veri muschi (tra i quali si aggirava beata un’adorabile lucertola), il Bosco anche quest’anno ha proposto una serie di incontri imperdibili. Da Antonello Pasini a Luca Mercalli, da Telmo Pievani a Ferdinando Cotugno e Patrizia Carrano, a Niccolò Scaffai, professore di Critica letteraria e letterature comparate all’Università degli Studi di Siena, autore di Sotto l’inesauribile superficie delle cose. Il paradigma della profondità nell’immaginario dell’Antropocene, edito da Aboca. Un invito a esplorare, senza paura, gli spazi profondi della cultura contemporanea, che proprio la letteratura (da Calvino a Margaret Atwood, da Ghosh a Rachel Carson) così come le altre forme dell’immaginario, collega con gli spazi “di superficie”, quelli dove viviamo ogni giorno.

Per tornare alla seria leggerezza auspicata dal SalTo 2025.























