Mediterraneo

Come sarà il Mediterraneo nel 2050?

L'edizione 2020 dell'International Oceans Climate School si è focalizzata sul Mediterraneo. Come si raggiungeranno gli obiettivi di sostenibilità delle attività, dalla pesca all’industria, sulle acque del Mare Nostrum? Attraverso la simulazione e il gioco di ruolo, un approccio nuovo, divertente e interessante, alle tematiche ambientali
5 Novembre, 2020
1 minuto di lettura

Nei giorni scorsi, dal 28 al 30 ottobre, si è svolta la International Oceans Climate School, a cui ho partecipato in prima persona. Perché ve ne parlo? Perché credo possa essere un’esperienza da condividere e da diffondere. Organizzata e condotta dal professor David Crookall dell’Université de la Mer di Cagnes sur Mer, la International Oceans Climate School è un evento annuale ufficiale della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco come parte della scienza oceanica per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

 

David Crookall dell’Université de la Mer di Cagnes sur Mer
Il prof. David Crookall dell’Université de la Mer di Cagnes sur Mer

 

Il Mare Nostrum del 2050

L’edizione di quest’anno, contrariamente al solito, si è tenuta online e ha visto la partecipazione di esperti e scienziati di molti paesi del mondo, dal Brasile all’India. Lo scopo della tre giorni di lavori è stato quello di immaginare come nel 2025, guardando gli obiettivi già raggiunti, si perseguiranno quelli da raggiungere entro il 2050 per tutte le attività, dalla pesca all’industria, che si affacciano sulle acque del Mediterraneo, zona che, in quanto italiani, ci coinvolge ovviamente in prima persona.

Interpretando la Cop

Per rendere efficace e coinvolgente l’attività di tutti i partecipanti, siamo stati chiamati a interpretare i differenti portatori di interesse che partecipano alle sessioni Cop (Conferenza delle parti sul Clima) organizzate dalle Nazioni Unite. Attraverso la simulazione molto articolata e complessa ciascuno di noi – io rappresentavo le Tecnologie Pulite – ha negoziato con lo scopo di ottenere oltre agli obiettivi del proprio ruolo anche quelli più generali.

 

 

 

 

Un Parlamento Climatico del Mediterraneo

A un livello successivo della simulazione abbiamo ipotizzato la costituzione di un Parlamento Climatico del Mediterraneo al fine di condividere soluzioni comuni per il nostro mare. Confesso che, un po’ intimorito dal dover negoziare in inglese e francese, mi sono presto sentito a mio agio con quelle e quelli che poi sono diventati amiche e amici (dopo tre giorni così intensi non volevamo più scollegarci e abbiamo già attivato numerose attività comuni).

Giochi di ruolo per l’ambiente

In quest’esperienza – che vi consiglio fortemente di fare il prossimo anno in presenza – ho scoperto e apprezzato i diversi punti di vista e i differenti approcci ai temi ambientali. Sono fortemente convinto che attraverso la simulazione e il gioco di ruolo (gamification) anche gli adulti possono stimolare la propria creatività e modificare in modo proattivo e propositivo le proprie convinzioni e atteggiamenti riguardo ai cambiamenti climatici.

Per saperne di più:

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Riccardo Parigi
Riccardo Parigi, genovese, è comunicatore ambientale. Laureato in filosofia è formatore, facilitatore, business coach, crisis manager. Si occupa di tematiche ambientali dal 1991. Fondatore e amministratore di Must – Comunicazione Ambientale. Docente AIAS Academy (Associazione italiana esperti ambiente e sicurezza). Dal 2020 è Ambassador mondiale di EN Roads simulatore dei cambiamenti climatici realizzato da MIT Sloan. Practitioner PNL.
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