Giorgio Celli, una vita “nel regno degli animali”

Un'eredità ricchissima, come scienziato e ricercatore, ma anche come divulgatore, artista, intellettuale e politico. Ricordiamo una figura poliedrica: dalla carriera universitaria all'adesione al Gruppo 63, dalle pièces teatrali alla televisione. Al centro, la sua straordinaria passione per il mondo animale, che sapeva comunicare con entusiasmo GIORGIO CELLI, 10 ANNI DOPO: SEGUI ALLE 16.00 L'EVENTO ON-LINE Leggi tutto il dossier con gli interventi di Anna Stella Dolcetti, Micaela Ovale, Mafalda Restelli, Elisa Rossi e Francesca Signoria. Coordinamento di Rosy Battaglia   
10 Giugno, 2021
3 minuti di lettura

Testo di Mafalda Restelli

L’11 giugno 2021 ricorre il decimo anniversario della morte di Giorgio Celli, personalità poliedrica nel panorama scientifico italiano e internazionale in tema di entomologia, etologia, ecologia e conservazione ambientale. Ripercorrendo le tappe principali della sua vita, non possiamo dimenticare che la sua attività non si esaurisce nella scienza. Celli si interessa infatti anche di letteratura, scrive diversi romanzi e partecipa al Gruppo 63.

Scrive alcune pièces teatrali e si interessa di cinema, recitando in vari film. Sul piccolo schermo conduce Nel regno degli animali, una trasmissione di divulgazione scientifica.

Milita nel partito dei Verdi, per cui ricopre anche incarichi politici. Giorgio Celli nasce il 16 luglio 1935 a Verona, città da cui la sua famiglia si sposta per trasferirsi a BolognaDa ragazzo studia all’Istituto Agrario “Arrigo Serpieri” di Bologna, ma coltiva già i propri interessi per i più svariati campi scientifici. Nel 1955 si iscrive alla facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna, laureandosi nel 1961 con il massimo dei voti, con una dissertazione dal titolo Ricerche sui parassiti di tre Lepidotteri minatori delle foglie di Melo. A seguirlo in questo lavoro – e negli anni successivi – è la professoressa Principi che lo incoraggia a un approccio non tradizionale allo studio dell’entomologia: Celli si interessa dunque, più che alla morfologia, alla sistematica e all’anatomia degli insetti, alle relazioni negli ecosistemi agrari tra gli entomofagi e la lotta biologica agli insetti dannosi per le colture.

 

Giorgio Celli alla Conferenza sul tema della salvaguardia delle API, promossa da U.C.E.P.E. nel 2008

La carriera universitaria e le ricerche

Subito dopo la laurea inizia la sua carriera all’interno del mondo universitario, innanzitutto come borsista e assistente. Successivamente ottiene alcune cattedre: nel 1963 diventa professore ordinario di Entomologia agraria e nel 1989 professore ordinario di Tecniche di lotta biologica. Dal 1992 al 1998 è inoltre direttore dell’Istituto di Entomologia “Guido Grandi” dell’Università di Bologna. In questo periodo si occupa già tra le altre cose dello studio delle popolazioni di fitofagi dannosi per le colture, degli entomofagi e dunque dell’impiego di questi ultimi nella lotta biologica ai primi. Gli interessi scientifici di Giorgio Celli sono vasti e vari. Va ovviamente ricordato per le sue ricerche in campo entomologico, il suo principale ambito di studio. Numerose sono le sue pubblicazioni su riviste italiane e internazionali, che riguardano innanzitutto l’ape europea, ma anche la zanzara tigre, che inizia in quegli anni a invadere l’area mediterranea, e altri insetti, soprattutto quelli rilevanti negli agroecosistemi. 

 

 

Bombi, api, insetti…e gatti

Altro grande interesse è quello per l’etologia, che lo porta a occuparsi dello studio del comportamento di varie specie animali: anche in questo campo si manifesta la sua passione per i bombi e le api – su cui pubblica alcuni studi riguardo la loro capacità di discriminare colori, forme e lunghezze. Inoltre, svolge ricerche sull’etologia dei domestici, soprattutto del gatto, altro animale da lui particolarmente apprezzato, anzi adorato. Dunque, Celli pubblica numerosi saggi riguardanti vari aspetti del comportamento animale, tra cui la sessualità o l’aggressività. Come ecologo, la sua attività si intreccia ancora con la sua professione di entomologo e con il suo interesse per i sistemi agricoli.  Le api vengono studiate in quanto buoni indicatori biologici del livello di inquinamento in un ambiente, in particolare di metalli pesanti, radionuclidi e pesticidi, e diventano misura per la biodiversità che scompare a causa delle attività umane e in primis dell’inquinamento chimico nei campi coltivati. 

La lotta biologica, alternativa ai pesticidi

Non va assolutamente tralasciato infine il ruolo di Celli come promotore della lotta biologica. Di pari passo con la sua passione per l’entomologia, sin da subito porta avanti ricerche per approfondire le relazioni tra gli entomofagi e il contenimento delle popolazioni di insetti dannosi per le coltivazioni, in particolare cercando un’alternativa ai metodi utilizzati negli anni ’60, basati soprattutto sull’uso di pesticidi, tossici per l’ambiente e la biodiversità.

Questo porta Celli a scontrarsi con l’ostilità delle industrie del farmaco e con l’incomprensione degli agricoltori.

Negli anni ’80 fonda assieme ad alcuni collaboratori a Pievesestina di Cesena la prima biofabbrica italiana per la produzione di organismi utili per la lotta biologica, il Biolab (oggi Bioplanet), in cui vengono allevati diverse specie di insetti utili nella lotta biologica. Successivamente fonda a Crevalcore il Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli” (CAA), che nasce con lo scopo innanzitutto di contenere le popolazioni di ditteri nocivi e zanzare. La sua attività continua fino alla morte: il 10 maggio 2011 viene operato, ma contrae due infezioni e si spegne l’11 giugno dello stesso anno, lasciando dietro di sé una ricca eredità, come scienziato, artista e politico. 

 

Il significato della biodiversità, testo a cura di Giorgio Celli

 


L’articolo è stato realizzato nell’ambito del Corso di giornalismo ambientale e culturale di Sapereambiente. Workshop a cura di Rosy Battaglia.

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