Nel cuore della giungla, insieme allo sciamano. Il sogno esistenziale di Newtopia

Un viaggio nel tempo, alla ricerca di sé. All'interno di un ambiente incontaminato che si incontra con la modernità. L'esperienza umana e  cinematografica del regista norvegese Audun Amundsen, vincitore della categoria documentari al Riviera international film festival  
1 Giugno, 2021
2 minuti di lettura

Recensione di Carlotta Oliva

È possibile trovare il “senso del mondo”? Nel tentativo di cercare una risposta a questa domanda Audun Amundsen, regista norvegese, si ritrova a trascorrere  nel 2004 un breve periodo nella giungla indonesiana. Qui incontra Aman Paksa, uno sciamano dell’isola di Mentawai, che vive la sua esistenza in piena sintonia con l’ambiente, senza possedere «soldi, elettricità o macchine». È la scoperta di un nuovo mondo per Audun: «Come se un racconto della mia infanzia prendesse vita». Ciò lo spinge a tornare dopo quattro anni nella giungla per vivere e documentare la vita pura e naturale.

Così nasce Newtopia, il film di Amundsen che ha vinto la categoria documentari al Riviera International Film Festival 2021 di Sestri Levante (Ge).

Armato di telecamera e pannelli solari, il giovane regista ci trasporta in un luogo a noi sconosciuto, dove esistono regole per la nostra epoca ormai inconcepibili. Dal rituale sciamanico che lo accoglie al bambino di pochi anni che fuma, dall’abitazione sull’albero alla caccia con arco e frecce, tutto sembra irreale, come se avessimo viaggiato nel tempo. Uomini, animali e ambiente si intrecciano sullo schermo mostrando i nessi che legano tutti gli esseri alla giungla. L’esistenza trascorre  lenta, scandita dai ritmi della natura e in sintonia con l’ecosistema.

Un viaggio alla ricerca dell’essenza della vita, dove l’uomo è in accordo con ciò che lo circonda.

 

Guarda la cerimonia di premiazione al Riviera international film festival 2021

La premiazione al Riviera film festival

 

Lentamente però ciò che vediamo muta. Iniziano ad apparire oggetti che stonano con il luogo incontaminato: dalle ciotole di plastica, all’abbigliamento moderno, al grande orologio che campeggia al polso di Aman Paksa. Per lui la vita è cambiata, se prima era scandita dal sole, adesso è il ticchettio delle lancette a tenere il tempo verso la modernità. Un corpo estraneo ha raggiunto il cuore della giungla: i soldi. Il clan vuole di più, ed ecco che tutto inizia a scorrere velocemente. La pace e la tranquillità dei rituali tribali lasciano il posto al rumore delle pale e al viaggio verso le città.

Per paradosso la loro vita si è trasformata in una continua ricerca di quello che prima non possedevano, mentre i turisti vengono attratti proprio da quella ritualità che li contraddistingueva.

E se il popolo di Aman cerca una modernità inquinante e insana, non è certo l’uomo occidentale a poter giudicare e imporre dei rimedi. Sono trascorsi quattro anni da quando Amundsen e Aman Paksa si sono salutati l’ultima volta. Adesso Aman Paksa porta i capelli corti, vive in una casa e possiede una tv, un lettore dvd e molti altri oggetti. La sua ricerca del benessere sembra aver portato il risultato sperato, ma forse non è così.

E il richiamo di un albero dove costruire la propria casa è ancora forte.

 


 

Il film è stato visto nell’ambito del “Riviera International Film Festival” di Sestri Levante, maggio 2021. La recensione è stata prodotta nell’ambito del Corso di giornalismo ambientale e culturale di Sapereambiente

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