Il fenomeno dell'erosione costiera
L'impatto antropico ha stravolto l'ecosistema sabbioso

Stessa spiaggia, stesso mare. O forse no

Come contrastare l'erosione costiera, che minaccia sempre di più moltissime zone anche della Penisola? Una soluzione è sicuramente la tutela e il recupero della biodiversità sulle dune, habitat fragili e messi a rischio dalle specie aliene, ma ricchi di elementi resistenti
4 Giugno, 2020
2 minuti di lettura

Per molti l’estate significa solo una cosa: mare. Già a fine maggio vorremmo stare sotto l’ombrellone, per godere delle acque cristalline, ma non solo. Gli appassionati più fortunati e attenti, infatti, possono scovare nel giro di pochi metri diversi animali, tra cui qualche granchio, qualche pesce e qualche uccello. Pochi però sono quelli che pensano di poter trovare anche dei fiori sulla spiaggia, magari qualche giglio.

 

 

Ecosistemi sabbiosi sempre più a rischio 

L’impatto antropico negli ultimi decenni, infatti ha stravolto l’ecosistema sabbioso. La necessità di costruire stabilimenti e rendere le spiagge più facilmente fruibili ha costretto alcune specie di piante a ritirarsi, mettendo a rischio la loro sopravvivenza e vanificando il ruolo che svolgono nel contenere l’erosione delle coste, causata da venti e mareggiate, un fenomeno che ormai è sempre più frequente.

 

Secondo i rapporti dell’Ispra gli ecosistemi dunali sono tra i più delicati in natura e i meno protetti in assoluto, anche se sono stati documentati e realizzati interventi di ripristino delle coste sabbiose in oltre 30 Aree Protette italiane, da Torre Guaceto  ad Ariano Polesine.

Storie di dune e piante resistenti 

I principali fattori che rendono estremo questo ambiente sono le alte temperature, l’elevata radiazione solare, i venti e l’aridità, dovuta sia all’incapacità della sabbia di trattenere l’acqua sia all’alta concentrazione di sali. Nonostante ciò, le piante che riescono ad adattarsi in questo habitat particolare non sono poche. Queste sono chiamate psammofile e si distribuiscono, in un transetto dal mare verso l’interno, in modo da poter occupare ciascuna una propria nicchia. Si parte dalle dune mobili, caratterizzate, tra le altre specie, dalla gramigna delle spiagge (Elymus Farctus). Questa è una specie rizomatosa, ovvero, con le sue radici crea una fitta rete che imbriglia la sabbia.

 

gramigna delle spiagge (Elymus Farctus)
La gramigna delle spiagge (Elymus Farctus)

 

A seguire troviamo le dune semifisse, che accolgono, per esempio, il ginepro, e quelle fisse, in cui splende la macchia mediterranea bassa e alta. Sempre più verso l’interno aumenta l’accumulo di nutrienti, perché il vento penetra di meno e non porta via il materiale caduto al suolo, e la vicinanza tra le specie assicura un po’ d’ombra. Qui trovano casa il leccio, il corbezzolo, il rosmarino e il lentisco.

Tra fiori, sabbia, e specie aliene 

Le specie che si possono ammirare tra le dune esibiscono spesso fiori bellissimi, come il giglio di mare (Pancratium Maritimum). Questa specie è inserita nelle Liste Rosse Regionali di Liguria, Marche e Abruzzo come “gravemente minacciata”.

 

 

L’aumento delle temperature di 5°C e il decremento del 5-20% delle piogge nel bacino del Mediterraneo, previsti per fine secolo, rischiano di essere un fattore discriminante per la presenza di alcune specie vegetali con una bassa soglia di tolleranza, favorendo specie esotiche invasive, come il fico di mare (Carpobrotus Edulis). Per combattere l’erosione delle coste il migliore strumento potrebbe essere proprio la tutela e il recupero della biodiversità dunale, favorendo allo stesso tempo una fruizione ecosostenibile delle spiagge.

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