
Willy è fermo in mezzo a un prato. È quasi immobile nella sua tipica posa plastica: schiena orizzontale, coda dritta, zampa anteriore alzata, sguardo fisso pronto a scorgere il minimo movimento della preda. Willy è un cane, per l’esattezza un Setter inglese, e ogni giorno attende impaziente le uscite per cacciare. Non importa cosa avrà davanti, se una lucertola, una mosca o le sue palline preferite: sarà la spinta alla predazione a farlo muovere, scodinzolare, concentrare e, posso solo supporre, renderlo felice. La caccia è un’attività scritta nel suo DNA da migliaia di anni di evoluzione e qualche secolo di selezione da parte degli esseri umani.
Anche noi siamo animali, forgiati dalle stesse regole dettate dallo sviluppo della vita sul nostro pianeta.
Quindi, allo stesso modo di cani, gatti e di altre specie, conserviamo dentro di noi delle predisposizioni che abbiamo bisogno di esprimere dialogando con l’ambiente che ci circonda. Quello che noi chiamiamo desiderio fa parte integrante di questa condizione animale, a cui è dedicato il libro di Roberto Marchesini, filosofo e studioso della relazione tra l’essere umano e le altre specie, Etologia del desiderio. Riscoprire la propria animalità.

Il desiderio non è mancanza
Sia nel sentire comune, sia tra le pagine di filosofia e letteratura, spesso il desiderio è considerato come necessità di soddisfare una mancanza. Marchesini, con la lente dell’etologia, illustra come la condizione desiderante sia un afflato interiore e non solo una ricerca di qualcosa: il desiderio è verbo in cerca di contenuti, attraverso cui ci proiettiamo nel mondo perché sentiamo l’esigenza di farlo. È una forza intima che Giacomo Leopardi cantava nella poesia Il passero solitario, usando parole che ci ricollegano al mondo animale: «Cantando vai finché non more il giorno;/Ed erra l’armonia per questa valle» e «Certo del tuo costume/Non ti dorrai; che di natura è frutto/Ogni vostra vaghezza». La vaghezza del passero è un anelito indefinito e, ciò che si avvicina maggiormente a questa condizione, declinabile in infinite direzioni, sono le motivazioni.
Le motivazioni, espressioni del desiderio nell’essere umano
La motivazione è un concetto che ritroviamo spesso in etologia ed è definita come la disposizione interna di un animale a compiere un determinato comportamento, che può essere diverso nel tempo e può variare a seconda degli stimoli. Ad esempio, tra le motivazioni di un gatto c’è quella predatoria (proprio come quella di Willy) che lo spinge a inseguire e cacciare una preda, ma l’animale esibirà questo stesso comportamento con un topolino o con un gomitolo di lana. Anche noi umani siamo animali, conserviamo in noi motivazioni tipiche della nostra specie, alcune delle quali condividiamo anche con altri animali. Siamo mammiferi, primati, con cuccioli che raggiungono la maturità e l’indipendenza dopo un periodo di tempo piuttosto esteso e quindi abbiamo in noi preponderante la dimensione della cura, tanto sviluppata da riservarla anche a individui di altre specie come gli animali da compagnia.
Curiosità ancestrale
Nella nostra storia siamo stati cacciatori-raccoglitori e questo comportamento lo rivediamo nella nostra passione per il collezionismo di qualsiasi tipo, dai francobolli alle tazze. Siamo curiosi, ci piace esplorare, godiamo nello spacchettare un pacco regalo per scoprire cosa nasconde, un riflesso di ciò che compivamo in natura per trovare risorse alimentari, scavando nel terreno in cerca di radici e tuberi. Lavoriamo in gruppo, cooperiamo come hanno iniziato a fare i nostri antenati e come fanno i lupi. Sono tantissime le motivazioni umane e Marchesini le rivela con esempi chiari e riferimenti scientifici, filosofici e letterari.
Nel gioco, i desideri come via per l’apprendimento
Durante il gioco, le nostre motivazioni si esprimono senza le catene del bisogno, e l’autore suggerisce che i nostri desideri possano essere un volano per l’apprendimento. Del resto, quante volte abbiamo visto i micetti imparare a cacciare inseguendosi e capitombolando teneramente, e quanti cuccioli d’essere umano si cimentano nell’inscenare situazioni dell’età adulta nel “per-finta”.
«Il gioco è perciò una manifestazione di quella condizione desiderante che caratterizza la nostra animalità, l’essere cioè entità portate continuamente a proiettarsi oltre la situazione vigente per un’intrinseca propensione all’azione.
«Si tratta di una tensione psicologica che non nasce da una mancanza, bensì da un esubero di appetenza, da una condizione d’irrequietezza che ci induce a seguire quelle vaghezze che di natura sono il frutto. Il desiderio è, pertanto, la manifestazione più autentica di ciò che siamo, quella voglia d’intrapresa che dà significato al nostro passaggio individuale in questo mondo». Ancora una volta, Roberto Marchesini ci riporta al nostro essere animali tra gli animali e ci ricorda che è riconoscendo la nostra natura che potremo trovare l’appagamento e, forse, la felicità.
















