«Nell’assegnare il Premio Nobel per la Pace di quest’anno, il Comitato norvegese per il Nobel intende ricordare al mondo che lo Stato di diritto – sia a livello nazionale che internazionale – è alla base del sistema che abbiamo creato per garantire la pace e risolvere i conflitti in modo non violento. La pace richiede giustizia. (…) I giudici – coloro che presidiano il sottile confine tra ordine e caos – meritano pertanto il nostro plauso.
«Tuttavia, oggi, mentre questi stessi giudici subiscono sanzioni e le loro istituzioni vengono attaccate, abbiamo bisogno di persone dotate di coraggio, visione e determinazione: qualità che Navi Pillay dimostra nel suo operato in magistratura».
L’impegno per il rispetto del diritto
Questo il cuore della motivazione del Comitato per il Nobel di Oslo per l’assegnazione del Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana di origine tamil, oggi giudice presso la Corte internazionale di giustizia nel procedimento che vede il Myanmar accusato di genocidio.
Nei tribunali internazionali
Nella sua lunga carriera Pillay ha presieduto il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, che ha indagato sul genocidio degli anni Novanta, è stata alta commissaria dell’Onu per i Diritti Umani. E ha coordinato la commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati.
La parola “genocidio” per Gaza
In quell’incarico Pillay, nella relazione finale del settembre 2025, aveva definito genocidio quanto accadeva a Gaza. Per questo, secondo il premier Netanyahu (a tre settimane dalle elezioni politiche), «Il Comitato per il Nobel ha perso la propria bussola morale. Ha conferito il suo più alto riconoscimento a una persona intollerante che ha costruito la propria carriera inventando e diffondendo calunnie contro l’unico Stato ebraico».
Intanto, un nuovo attacco alla Cpi
Poche ore dopo l’annuncio del Nobel gli Stati Uniti hanno imposto alla Corte penale internazionale, nuove e ampie sanzioni . Le sanzioni fino ad oggi avevano riguardato “solo” singoli membri della Corte. Una reazione alla decisione del Comitato di Oslo? Comitato che, nella motivazione al Nobel, ha anche sottolineato:
«Una pace duratura deve fondarsi su principi giuridici, non sulla volontà dei più forti o su un fragile equilibrio di potere».



















