turismo e lentezza

La lentezza per ritrovare il valore sociale del viaggiare

Promuovere e valorizzare le bellezze delle campagne, dei borghi, delle montagne e delle piccole e medie città. Con il turismo rigenerativo è possibile. E Paolo Pileri ce lo spiega nel suo libro
9 Ottobre, 2020
2 minuti di lettura
paolo pileri

Pacchetto vacanza, all inclusive, turismo esperienziale, cucina gourmet: omologazioni vuote per descrivere il turismo della modernità, del tempo che deve essere occupato e non goduto, della vacanza da raccontare attraverso i social, per bearsi dell’incetta di like. Un rito che abbiamo visto anche in questa estate del 2020, che si meritava invece ci si fermasse a riflettere su esperienze di vita più profonde, sulla bellezza di ritrovare ritmi naturali, e non di rituffarsi in una incosciente bolgia di corpi ammassati su scogli salentini o in discoteche sarde. Non è certo questo il turismo di cui si parla in Progettare la lentezza di Paolo Pileri, ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica al Politecnico di Milano, esperto del consumo di suolo e ideatore e responsabile della progettazione della via cicloturistica Vento.

 

 

Dalla sua esperienza nasce un manifesto sul turismo lento, sulle opportunità che offre, su un sistema economico che non guarda al turista come a un limone da spremere, ma a un individuo a cui offrire la propria cultura e le proprie radici. La prima cosa da fare è capire cosa sia il turismo lento che si fa in sella a una bicicletta, a un cavallo o con i propri piedi e soprattutto guardare alle consolidate realtà europee che sono riuscite a farne una fiorente economia.

Le ciclovie tedesche o i cammini spagnoli sono infatti l’esempio: il turismo lento è un’opportunità per far vivere la bellezza dei piccoli borghi, i territori lontani dai grandi circuiti ma non meno meritevoli di valorizzazione. Il nostro Paese, con i suoi paesaggi ed esperienze così diverse tra loro, ha la vocazione per investire in lentezza, ma i suoi territori non sono affatto attrezzati ad accoglierla.

Non esistono infatti percorsi che consentano di pianificare viaggi di almeno tre giorni ma solo brevi tratte, che consentono ciclo-escursioni ma non una ricaduta economica di cui beneficiare in tanti. Bisogna poi comprendere bene anche a chi la lentezza si rivolge. Come ciascuno di noi, il turista lento ha un suo habitus, un modo in cui vuole raccontarsi agli altri e a sé stesso. Osservandolo in questa prospettiva si capirà che è la bellezza, il contatto con le persone, il rapporto umano che cerca; non il tortellino destrutturato, ma i tortello con la ricetta della nonna fatto con amore, cura del particolare, valorizzazione del territorio; non è il “pacchetto-esperienza” prestabilito e forzato che vuole acquistare ma la libertà di decidere, in vacanza, di deviare dal suo percorso per fermarsi a riposare all’ombra di un boschetto o per sorseggiare un buon bicchiere di vino davanti la chiesa rinascimentale del borgo ormai quasi spopolato.

Ma studiare il turismo lento non è solo poesia e romanticismo, è la comprensione profonda di quali siano le esigenze del viaggiatore in fatto di larghezza di strade, di pavimentazione, di forma del percorso, tutte cose che gli amministratori locali non possono e non devono ignorare e che invece hanno sempre trascurato a causa di visioni ristrette.

 

turismo lento
Il 2019 è stato l’anno del turismo lento. La montagna è stata la grande protagonista

 

I percorsi ciclabili sono quindi stati sfruttati per darsi una parvenza di ecologia e sostenibilità, senza far parte di un piano organico, magari regionale o inter-regionale. Una via per il turismo lento non è uno sterrato da far passare dietro un capannone o accanto a una discarica, non può essere un percorso che finisce nel nulla né tanto meno può mettere a rischio il viaggiatore fondendosi con strade trafficate e percorsi misti. Il turismo lento richiede un progetto, uno studio del territorio e delle sue opportunità, richiede competenze. È quindi necessario superare i provincialismi e scartavetrare via gli strati di bruttezza accumulati in questi anni dalle amministrazioni locali. Via dunque i tristi mercatini tutti uguali e che con l’artigianato e la cultura del territorio non hanno a che fare. Basta con le sagre e le rievocazioni inventate dal nulla per spillare soldi. Non è questo che un turista della lentezza vuole. Il suo incedere calmo ha bisogno di servizi tagliati su misura.

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