Prevenire

Prevenire. Manifesto per una tecnopolitica

Debito socioeconomico, ambientale. E poi, soprattutto, quello cognitivo di cui si sa ancora troppo poco. Il saggio di Vineis, Carra e Cingolani, offre un'analisi dettagliata della realtà contemporanea, fornendo spunti per capirla e trasformarla
15 Febbraio, 2021
3 minuti di lettura
Prevenire, manifesto per una tecnopolitica

La metafora del desco pantagruelico al quale l’umanità s’è servita senza pensare al conto da pagare ricorre spesso quando si parla delle sfide ambientali e sociali che ci attendono. Niente metafore però in Prevenire. Manifesto per una tecnopolitica di Paolo Vineis, docente di epidemiologia, Luca Carra, giornalista e saggista, e Roberto Cingolani, fisico e già direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e neoministro per la Transizione ecologica del governo Draghi. 

Dritti al punto

Come ogni manifesto, Prevenire si concentra subito su visioni e possibili soluzioni, e i tre autori vanno dritti al punto: come società occidentale, abbiamo accumulato tre debiti, è necessario iniziare a pagarli e i provvedimenti da prendere devono integrare la politica con l’innovazione tecnologica di cui siamo e saremo capaci. 

I tre debiti che abbiamo accumulato

I tre debiti di cui si parla sono il debito ambientale, socioeconomico e, più difficile da caratterizzare, cognitivo. Ciascuno di questi problemi richiede interventi complessi, ma le soluzioni condivise possono rispondere contemporaneamente a esigenze diverse. Solo affrontando in modo olistico le emergenze sarà possibile infatti stabilire delle azioni a lungo termine che permetteranno di affrontare i cambiamenti climatici e con essi quelli sociali ed economici.

Parola d’ordine: integrazione

Come gli autori evidenziano, c’è ad esempio una stretta relazione tra obesità e diabete, piaghe del benessere, e l’inquinamento ambientale. Integrando le politiche del trasporto con la pianificazione urbana si potrebbe fronteggiare l’inquinamento dovuto all’uso dei mezzi di trasporto privato, ma anche le sue conseguenze sulla salute, come le patologie respiratorie e croniche.

Curare prevenendo

Mentre il vantaggio ambientale sarebbe visibile solo a lungo termine, il vantaggio sulla spesa sanitaria degli Stati sarebbe quasi immediato. Questo anno di pandemia ci ha ben mostrato come un sistema sanitario fragile, in cui le risorse sono distratte in più modi, possa rischiare di collassare velocemente. Saper pensare alla salute dei cittadini come prevenzione e non come cura è un modo per renderlo efficiente e pronto a rispondere all’occorrenza.

Politiche globali, vantaggi su tutti i fronti

 Nelle ricadute economiche immediate gli autori vedono un ottimo argomento da usare per favorire decisioni politiche globali. Interventi nei tre campi in esame potrebbero da subito mostrare la loro validità e assorbire rapidamente i costi della loro messa in pratica in termini di aumento di occupazione, mantenimento dello stato di salute, integrazione sociale.

Non solo disparità socio-economiche…

Siamo ben coscienti della disparità economica e sociale e del debito ambientale che il mondo occidentale ha accumulato nei confronti dei paesi meno sviluppati, soprattutto dell’Africa, che paga le conseguenze dei vantaggi tecnologici ed economici dei paesi ricchi. Siamo invece poco coscienti del terzo debito: quello cognitivo che l’uomo accumula, immerso ormai in una elevata mole di dati e sempre “onlife”, per dirla con le parole del professor Luciano Floridi, citato nel libro.

Il debito cognitivo, di cui si parla troppo poco

Del sovraccarico mentale, troppo recente e veloce, dell’esposizione continua a nuove informazioni e contenuti, non conosciamo ancora le conseguenze. Eppure, gli autori di Prevenire ci mostrano come alcune si possono già ben caratterizzare nella “patologia comunicativa” e in manifestazioni estreme come l’hikikomori, l’isolamento degli adolescenti che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per vivere una più sicura esistenza virtuale.

I nuovi media e i nuovi danni

I nuovi media pongono infatti il problema della perdita dell’intermediazione, della radicalizzazione, di forme di dipendenza e di disturbi del comportamento che ricalcano sintomi tipici del disturbo ossessivo-compulsivo. Gli autori analizzano quindi questa nuova modalità di fruire delle informazioni che può portare anche a modi diversi di processarle e memorizzarle, cambiando quindi la nostra capacità cognitiva e di risposta, con esiti ancora poco chiari. Anche in questo caso individuano con precisione le ricadute dei comportamenti della modernità, con aumento dei casi di depressione e di patologie cardiovascolari che sembrano legate allo stress psicologico, e con il logoramento delle condizioni di lavoro. 

Spunti per una vera rinascita

Prevenire è un saggio breve, ma densissimo di contenuti con riflessioni e proposte sugli interventi sanitari, fiscali e scientifici che possono essere sfruttati per trasformare una criticità in una rinascita. Che lo sviluppo sostenibile e i traguardi del millennio debbano essere frutto di una integrazione armonica di salute, progresso e valore umano è evidente anche nei 17 obiettivi dell’Agenda 2030. 

Tecnologie e studio delle conseguenze

E se le colpe dei nostri debiti si possono imputare allo straordinario progresso tecnologico e agli indubbi vantaggi che ha portato, ora che abbiamo coscienza dell’effetto che ogni nuova tecnologia può avere, è necessario studiare le conseguenze ambientali, sociali e morali dell’innovazione, integrando le discipline, comprese etica e filosofia, per guidare provvidamente le scelte politiche.

Salvarci è (ancora) possibile

Pubblicato prima che la Sars-CoV-2 entrasse nelle nostre vite, Prevenire è un manifesto che può aiutarci ancora nel dopo pandemia: i problemi a venire saranno seri e pesanti, ma questo non può scoraggiare né lasciare indulgere in fatalismi. Le soluzioni sono alla nostra portata, purché non si cada in chiusure nazionaliste e si riconosca che la cooperazione globale è la via per la salvezza.

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