I due autori sorridono durante la presentazione di "Le parole e le bestie" all'esterno della libreria,
Barbara Bizzarri e Gianni Priano, da sinistra, durante una presentazione del volume (Foto: Facebook)

“Le parole e le bestie”, viaggio bifronte nel mondo post-umano

Un libro che contiene due percorsi. Uno di riflessioni, oggetti e pensieri sulle esperienze che ci riserva la vita, l’altro d’immagini provenienti da una dimensione “post-umana” nella quale gli unici sopravvissuti sono gli animali e la musica. Dentro il volume di Barbara Bizzarri e Gianni Priano con le illustrazioni di Simona Ugolotti
7 Settembre, 2021
1 minuto di lettura
Le parole e le bestie

 

Parole e bestie, bestie e parole. Si prendono un po’ di bestie (quelle che si sentono più familiari), un po’ di parole (quelle giuste) e si mettono insieme. Dopodiché si fanno scorrere le pagine di “Le parole e le bestie” (Pentagora, giugno 2021). Quello che accade dopo è sorprendente: si assiste a un’“apocalisse simpatica”, un mondo mitologico dove tutti gli animali sono sopravvissuti, mentre degli esseri umani è rimasta solo la bellezza, espressa in forma di strumenti musicali.

 

 

Cosa si ritrova tra le mani il lettore: un catalogo o un glossario? «Un abbecedario, anzi due», così lo definiscono i suoi autori, Barbara Bizzarri e Gianni Priano. Il bello è che questo libro lo si può cominciare da dove si vuole, perché  “funziona” in entrambe le direzioni, ma anche perché non è poi così importante seguire un filo. E succede proprio come quando ci si perde intenzionalmente tra le vie di una città sconosciuta: passeggiando, si finisce per scoprirla incredibilmente familiare. Lo stesso vale per questa enciclopedia dell’anima: tutto sta nello smarrircisi fino a farla propria, nel prendere in prestito le sue visioni. Perché è di visioni che si tratta ed è così che le definisce l’illustratrice Simona Ugolotti che accompagna i vari capitoli con le sue tavole che sembrano affacciarsi su scorci di apparente trascurabilità.

Uno sguardo, un arrivo, una partenza, un baule, una soffitta, un suono di campane, una lettera (intesa come corrispondenza), una lettera (intesa come segno grafico), una giostra, una stanza, un odore proveniente da un tempo lontano. E, soprattutto, tante, tantissime bestie.

Arrivato a questo punto, il lettore sarà ormai sicuramente smarrito per le strade della città sconosciuta, avrà uno sguardo perplesso e magari non sarà nemmeno riuscito a capire da che parte impugnare il libro. Sarà lì, imbambolato, con la sensazione che quasi niente di ciò che ha letto gli appartenga materialmente, ma sarà altrettanto sicuro che niente gli sia completamente estraneo.

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