Un subbuglio armonioso, dove ogni suono contribuisce a formare un ecosistema nuovo, in continua trasformazione. Come dice lo stesso titolo del suo ultimo album, Fractured, la musica di Mariam Rezaei è pura biodiversità acustica dove il noise profondo, il jazz e il grime coesistono in un equilibrio stratificato e magnetico.
Il turntablism fra improvvisazione e ricerca
Compositrice, performer e accademica anglo-iraniana con base a Newcastle, dove insegna Composizione musicale e “DJ Studies”, Rezaei è figura di spicco del turntablism, ossia l’arte di usare i giradischi e il mixer come veri e propri strumenti musicali per manipolare i suoni e creare nuova musica in tempo reale. Considerata tra le più rivoluzionarie della musica sperimentale e dell’improvvisazione radicale contemporanea, usa il giradischi, lo strumento tipico della cultura hip-hop e della club culture e lo porta nei territori della musica elettroacustica d’avanguardia, del noise e persino della musica orchestrale.

Ha infatti eseguito pezzi come solista accompagnata dalla Bbc Scottish Symphony Orchestra.
Il riconoscimento della critica internazionale
Il Guardian ha assegnato quattro stelle ai suoi lavori, definendo la sua musica “(…) surrealismo sonoro ad altissima velocità”, mentre per Wire è “(…) una delle artiste più tecnicamente dotate e creativamente audaci nell’utilizzare il giradischi come strumento musicale”. In un’altra recensione, il critico Peter Margasak ha definito il suo approccio come una “radicale espansione dell’intera forma d’arte del turntablism”.
L’evento a Fermignano
Abbiamo intervistato Mariam Rezaei in occasione della sua partecipazione a Suono Futuro, il festival di musica contemporanea all’Ex Lanificio Carotti di Fermignano (Pesaro Urbino), dal 25 al 27 settembre. Promosso da Orchestra Olimpia, le cui attività sono sostenute dal Ministero della Cultura, dalla Regione Marche e dal Main Sponsor Alpitour World, Suono Futuro è ideato e curato da Roberta Pandolfi, pianista, docente e direttrice artistica, insieme al fisarmonicista e docente Raffaele Damen e al compositore e docente Danilo Comitini. Si realizza anche grazie al contributo di Moretti Ugo Carrelli Elevatori, Bcc Metauro, e alla collaborazione di Cantina Terracruda, Casa Confine, Ex Lanificio Carotti e Imab Group.

Mariam, il tuo album Fractured mostra una tecnica impressionante: usi quattro giradischi contemporaneamente, non per sfumare i suoni ma per “abitare” e decostruire lo spazio sonoro, vagando costantemente tra avanguardia, jazz, hip-hop, grime, punk e noise. Questo approccio ricorda molto la biodiversità di un ecosistema, dove elementi diversi coesistono in un equilibrio dinamico e stratificato. Come gestisci una tale complessità? In che modo l’uso simultaneo di quattro piatti ti permette di favorire un dialogo tra mondi musicali così distanti all’interno della stessa “stanza” acustica?
In realtà Fractured è stato composto su due giradischi, anche se in passato mi è capitato di usarne quattro. Ogni traccia o brano musicale che creo ha un approccio a sé, e utilizzo una combinazione di tecniche diverse, metodologie compositive per giradischi e un’ampia varietà di fonti. L’ingrediente chiave di tutto è il “gioco” (play): mi esercito e suono regolarmente e spesso con i miei giradischi. Proprio come per qualsiasi altro compositore, è dalla giocosità con il mio strumento che nascono le idee! L’unica costante tra qualsiasi numero di giradischi e dischi sono io, è il mio approccio. È così che controllo il caos.

Il tema del festival Suono Futuro di quest’anno è “Stanze”, un invito a riflettere sugli spazi sia fisici che simbolici. Tuttavia, una stanza non è solo un’entità architettonica; è anche un’arena politica. Il turntablism e la musica elettronica d’avanguardia sono stati a lungo territori fortemente dominati dagli uomini. Nelle tue interviste e in tutto il tuo lavoro sottolinei costantemente l’importanza di creare spazi accessibili ed equi per le artiste e le minoranze. Secondo la tua esperienza, in che modo una performance dal vivo può superare queste barriere?
Ci deve essere equità e uguaglianza nella programmazione dei concerti a trecentosessanta gradi. Questa responsabilità ricade anche su di noi come artisti, poiché spesso ci viene chiesto cosa vorremmo fare in una performance o con chi vorremmo collaborare. È importante ricordare il potere che abbiamo davanti al pubblico nella scelta degli artisti con cui collaborare, e anche nel materiale musicale che eseguiamo.

Come artista anglo-iraniana, hai spesso alzato la voce in solidarietà con i prigionieri politici e con movimenti come “Donna, Vita, Libertà”. Nell’Iran post-rivoluzionario, la musica d’avanguardia e quella popolare sono state pesantemente bandite, costrette a sopravvivere in reti domestiche clandestine e nascoste o in esilio. Vedi un legame diretto tra i linguaggi musicali radicali e di rottura, come il noise o il turntablism sperimentale, e il desiderio viscerale di libertà politica e personale? La sperimentazione sonora può diventare una sorta di strumento per aiutare ad abbattere le mura della censura?
Assolutamente sì. È fondamentale ricordare le nostre famiglie e la nostra vicinanza a chi si trova in situazioni di disordine politico, vivendo terribili violenze a causa di guerre e genocidi in tutto il mondo. Sì, la sperimentazione sonora può diventare uno strumento per unire le persone, per comunicare il bisogno di ricordare e per portare un cambiamento. Abbattere i muri della censura è particolarmente importante per me, ma anche nei paesi considerati liberi per l’espressione politica, con politiche liberali o mentalità aperta, c’è sempre del lavoro da fare. È importante manifestare solidarietà attraverso i suoni, attraverso la collaborazione, usando suoni che rappresentano i popoli oppressi e lottando per maggiori diritti e libertà per tutti.

A Fermignano presenterai uno speciale tributo a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, esibendoti in dialogo con i visual analogici dal vivo dell’artista Francesca Bonci. Nel film originale, la musica (da Strauss a Ligeti) è monumentale, geometrica e quasi divina. Al contrario, il turntablism si nutre di attrito, errore controllato e manipolazione fisica del supporto. In che modo i vostri due linguaggi artistici dialogano con l’apparente fredda perfezione di Kubrick? Cerchi un contrasto netto o stai trovando punti d’ingresso nascosti dove la sua struttura monumentale si apre all’imprevedibilità della materia analogica?
La mia dedica alla musica di 2001: Odissea nello spazio rappresenta la fase successiva del montaggio musicale. In altre parole, la musica usata da Kubrick non è stata scritta per il film, ma viene affiancata alla pellicola in un contesto nuovo. Il turntablism offre molte opzioni e prospettive diverse con cui posso viaggiare attraverso i miei dischi; tuttavia, ho un interesse specifico per la micropolifonia di Ligeti e sto sperimentando idee di “micropolifonia da giradischi”. Questa nuova metodologia sperimenta piccoli spostamenti nella velocità del giradischi per ottenere accordature microtonali sui piatti stessi. In combinazione con un pedale looper, si può creare un nuovo coro di accordi a grappolo (cluster chords) microtonali.

Come suggerisce il nome del festival, siamo tutti proiettati verso il futuro. Di fronte alle crisi ambientali e sociali del nostro tempo, la cultura ha anche il compito di immaginare nuove forme di coesistenza. A tuo avviso, quale ruolo possono avere la musica d’avanguardia e la sperimentazione sonora nel guidarci verso una più profonda consapevolezza ecologica e relazionale?
Essere all’avanguardia significa andare contro la “guardia” esistente o le vecchie idee, e cercare di provare qualcosa di nuovo. Il nostro ruolo di musicisti sperimentali è quello di testare costantemente nuove idee, il che significa che potremo anche fallire. Guardiamo a un futuro che dovrebbe essere luminoso, ma per raggiungere il miglior posto possibile dovremo tentare molte cose diverse, e mi aspetto pienamente che continueremo a farlo.
















