Oltre gli schemi, per cambiare la cultura. Il progetto di Naturasì per una filiera responsabile

A causa di canoni estetici arretrati, che persino la normativa europea prevede, fino al 30% di prodotti agricoli, buoni e sani, rimane invenduto. Fausto Jori, amministratore delegato di Naturasì, racconta la missione etica del gruppo su questo e altri fronti
18 Settembre, 2020
1 minuto di lettura

 

I primi sei mesi di quest’anno, nella loro grande complessità, sono stati anche uno stimolo per produrre pensieri più lungimiranti e per provare a rompere alcuni schemi. Tra questi ve ne sono alcuni che riguardano l’agricoltura. Si tratta di schemi che non sono più attuali e coerenti con il mondo di adesso, schemi obsoleti che è il momento di abbandonare.

 

 

Mi riferisco, per esempio al concetto di calibro. La normativa europea sui prodotti agricoli si articola in due parti, c’è la normativa di commercializzazione generica che afferma come ogni prodotto della terra debba avere una qualità sana, leale e mercantile e poi c’è una normativa che specifica quando un prodotto possa essere venduto al cliente

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