
Si posa sul tavolo con la grazia di un vaso di ceramica sottile, uno di quelli arrivati da chissà dove, che al loro interno custodiscono un mondo intero. Di un mondo, infatti, rigoglioso, caleidoscopico, ironico e affascinante, si tratta: quello letterario, simbolico e vegetale dei romanzi di Jane Austen. Nel giardino di Jane Austen. Tour botanico dei suoi grandi classici, scritto da Molly Williams, illustrato da Jessica Roux e pubblicato da Aboca Edizioni a 250 anni dalla nascita della grande scrittrice inglese, appartiene a questa categoria di tesori inattesi, che sin dalla (bellissima) copertina è un invito ad aprire la porta e affondare le mani nella terra, annusare un roseto, leggere una pagina e sentire l’odore di tigli, lavande e giacinti.
La natura come tessuto narrativo
Chi conosce Austen sa quanto la natura – mai descritta con la prolissità di un romanziere naturalista – sia un tessuto connettivo decisivo nelle sue storie. I giardini, i parchi, i viali alberati, le siepi potate, i fiori che punteggiano l’orizzonte domestico delle sue protagoniste sono molto più che fondali: sono indicatori morali, cornici psicologiche, talvolta veri e propri interpreti silenziosi delle dinamiche sociali. Il merito principale di questo volume è di far emergere ciò che, spesso, si percepisce solo in filigrana: l’intima sensibilità botanica che percorre l’intera scrittura di Austen.
Piante in equilibrio
Il libro intreccia con notevole eleganza due piani narrativi: da un lato un excursus scientifico e culturale sulle specie vegetali che appaiono nei romanzi – dalla lavanda al biancospino, dal timo ai maestosi cedri dei parchi nobiliari – dall’altro recupera episodi, dialoghi e atmosfere delle opere, mostrando come ogni pianta partecipi a un preciso gioco di equilibri emotivi e sociali.
Non una semplice lista botanica tradotta in chiave letteraria, né una guida ai fiori “di contorno”: è un viaggio che mette in dialogo il pensiero di un’autrice con l’ecologia del suo tempo, con la storia del paesaggio inglese e con il significato simbolico che i giardini avevano nella società georgiana.
Eleganza e ironia nella scrittura
Lo stile delle autrici (al plurale, perché se Williams scrive, Roux è a tutti gli effetti coautrice con le sue splendide illustrazioni), è scorrevole, luminoso, talvolta ironico. È come se la stessa Austen osservasse le pagine da dietro una tazza di tè, con un’espressione divertita che sottintende: «Finalmente qualcuno si è accorto di quanto conti un alloro ben posizionato». Dall’orto e dal grande frutteto di Northanger Abbey al giardino antiquato di Mansfield Park, dal suggestivo giardino con canonica di Orgoglio e Pregiudizio ai numerosi acri coperti di fitti boschetti, dalle distese selvagge ai sentieri di ghiaia: tutto è reso con la stessa vivida efficacia riservata ai personaggi. Che sono poi soprattutto donne.
Paesaggio e libertà femminile
E infatti la cosa forse più interessante del libro sta proprio nel sottolineare come la natura, i giardini, gli spazi verdi, fossero spazio di libertà soprattutto per le protagoniste femminili, che sono d’altronde le protagoniste vere dei romanzi di Austen. Emma Woodhouse, Fanny Price, Elizabeth Bennet, Anne Elliot, Elinor e Marianne Dashwood: passeggiare è spesso l’unica azione realmente autonoma concessa alle eroine dall’epoca e dalle convenzioni sociali.
Rendersi conto di quanto il paesaggio influisca sulle loro decisioni (e indecisioni), sul loro modo di riflettere o di ribellarsi, conferisce nuova profondità a scene lette e rilette. Il giardino, in questo senso, va oltre la stessa metafora potente che pure rappresenta: luogo di cura, sì, ma soprattutto di osservazione, introspezione e trasformazione.
Un viaggio che informa
Il tour botanico nei classici di Jane Austen non si perde mai in tecnicismi né semplifica eccessivamente: informa, seduce, coltiva la curiosità. Così, scopriamo come realizzare una ghirlanda decorativa o una mise en place con frutta di serra, ma anche che cosa sia stata l’epoca Regency, come si gestivano i boschi e cosa fosse un orto in quel periodo, quale il ruolo del giardiniere e delle aiuole, cosa significa “muro ha-ha” o quali siano i molti parchi tipici dell’epoca, visitati da Jane durante i suoi numerosi viaggi, e di solito finiti nei suoi romanzi. Una caccia al tesoro letterario-botanica che entusiasma senza pedanteria, in un equilibrio prezioso e raro.
Un’edizione di rara bellezza
E poi, una cosa a cui siamo ormai abituati ma che è sempre giusto sottolineare: l’edizione Aboca, come sempre, è un oggetto di bellezza. Le illustrazioni botaniche, come già si accennava, delicate e accurate, non sono meri abbellimenti estetici: amplificano la lettura, la rendono tattile, sinestetica. Come sfogliare un erbario seicentesco illuminato dalla luce del pomeriggio. Il libro farà ovviamente la gioia dei tanti appassionati di Austen, ma anche di chi ama i giardini, la botanica, o semplicemente i percorsi narrativi che sanno illuminare ciò che di solito resta ai margini.
Vita negli interstizi
Dopo averlo letto, rientrare nei romanzi di Jane è un po’ come aprire una finestra su un paesaggio già visto mille volte, ma finalmente messo a fuoco: un cromatismo nuovo, una trama nascosta tra i rami, una vita che si muove negli interstizi.
Qualcosa che una volta chiuso, continua a crescere dentro di noi, tra ragione e sentimento, come una pianta indocile e curiosa.



















