Un giovane di spalle guarda un paesaggio totalmente antropizzato con grattacieli e costruzioni
In Viaggio nell'Italia dell'Antropocene, Telmo Pievani e Mauro Varotto ipotizzano una geografia visionaria del Bel Paese prossimo venturo. Suggerendo però dieci regole per mitigare il nostro impatto sul clima, per cercare di agire sul futuro iniziando dal presente

Grand Tour antropocenico: cartoline da un Bel Paese a bagnomaria

La Pianura Padana allagata, i fiordi marchigiani, la desertica Sicilia: è l’Italia del 2786, immaginata da Telmo Pievani, Mauro Varotto e Francesco Ferrarese in Viaggio nell'Italia dell'Antropocene, edito da Aboca. Una geografia visionaria sulle tracce di Goethe, che provoca il lettore spingendolo ad agire per preservare il Pianeta
25 Novembre, 2022
2 minuti di lettura
La copertina di Viaggio nell'Italia dell'Antropocene

L’appuntamento per il Grand Tour antropocenico è a Trieste. Qui ci aspettano la guida, una corriera a idrogeno e Milordo, il giovane europeo alla scoperta dell’Italia del 2786. Ripercorrendo le tappe del viaggio intrapreso da Goethe esattamente mille anni prima, nel 1786, cosa vedrà Milordo? Potrà ammirare gli stessi panorami che affascinarono il poeta tedesco? È quello che si sono chiesti il filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani e il geografo Mauro Varotto per capire l’impatto delle attività umane sull’ambiente in Viaggio nell’Italia dell’Antropocene, edito da Aboca.  Mentre Milordo, nato dalla penna di Telmo Pievani, compie il suo viaggio da nord a sud, ogni tappa è accompagnata da un approfondimento scientifico curato da Mauro Varotto e dalle mappe dell’Italia del 2786 elaborate da Francesco Ferrarese. L’obiettivo è sensibilizzare sugli effetti del cambiamento climatico e su cosa possiamo fare per contrastarlo.

Gli autori avvertono:«Nonostante la sua geografia apocalittica, questo libro semiserio è improntato all’ottimismo e intende stimolare all’azione, che per essere efficace dovrebbe coinvolgere tutte le scale, da quella politica a quella planetaria a quella dei comportamenti del singolo individuo».

 

Un’Italia a bagnomaria

Nella geografia visionaria del futuro delineata nel libro, Milordo vede una Pianura Padana sommersa dalle acque, le lussureggianti spiagge vicentine, piantagioni di frutta tropicale accanto alle risaie piemontesi. La maggior parte delle città è sommersa e gli abitanti si sono spostati sulle zone un tempo montuose. In alcune, come Verona, Bologna e Firenze, hanno costruito un sistema di palafitte, mentre sugli Appennini vivono in villaggi iper-tecnologici e prevalentemente sotterranei.

«Di fronte a un’Italia così a bagnomaria – si legge – la domanda che sorge spontanea è se davvero un giorno il nostro Paese potrà ridursi in questo modo. La risposta, a livello teorico, è sì: può accadere perché è già accaduto in passato, e nulla esclude che la storia possa ripetersi, anche se non è mai esattamente la stessa storia».

Confrontando dati storici e dati più recenti elaborati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), dalla Fao, il Cnr e altri istituti scientifici, gli autori portano il lettore a riflettere sullo scenario attuale e le previsioni future. L’idea delle città palafitticole, per esempio, trova risonanza con le previsioni della Banca Mondiale, secondo cui, entro il 2050, «le migrazioni climatiche interesseranno 143 milioni di persone, costrette a spostarsi da luoghi resi invivibili o infruttiferi a causa del global warming».

 

 

Il pensiero delle cattedrali

Il Grand Tour di Milordo si conclude in una Sicilia arida e trasformata in gran parte in deserto. Il viaggio del lettore invece inizia da qui: l’ultimo capitolo del libro presenta le azioni che possiamo intraprendere oggi per adottare stili di vita più rispettosi del Pianeta che ci ospita. Gli autori suggeriscono «dieci regole per mitigare il nostro impatto sul clima», che spaziano dalla scelta di frutta e verdura di stagione alla riduzione degli sprechi. Agendo con il “pensiero delle cattedrali” citato da Milordo, ovvero «quella rara attitudine umana a intraprendere progetti lungimiranti che richiedono più di una generazione per essere completati».

«Solo in questo modo, con il pensiero delle cattedrali, era stato possibile cominciare ad affrontare seriamente il cambiamento climatico, fra il 2100 e il 2200».

La provocazione e l’invito degli autori è non aspettare il prossimo secolo, ma agire oggi, con gesti semplici e alla portata di tutti. I ricavati del libro saranno donati al Museo di Geografia dell’Università di Padova per iniziative di educazione sugli effetti del cambiamento climatico.

 

Guarda il video di Viaggio nell’Italia dell’Antropocene 

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