Un ghiacciaio in scioglimento (in Antartide, ovvero la Iperaustralia del romanzo)

Il giro del mondo nell’Antropocene, contraddizioni e soluzioni

Nel loro ultimo libro, Telmo Pievani e Mauro Varotto ripercorrono le rotte dellespansione umana. Attraverso una spedizione immaginaria, approfondimenti scientifici e mappe di un futuro possibile, gli autori mostrano le vetrine sfavillanti e gli oscuri retrobottega della nostra epoca
18 Luglio, 2023
3 minuti di lettura
Il giro del mondo nell’Antropocene. Una mappa dell’umanità del futuro

Come cambierebbe la geografia del nostro Pianeta se mari e oceani si innalzassero di 65 metri? E’ la domanda a cui cercano di rispondere Telmo Pievani e Mauro Varotto ne “Il giro del mondo nellAntropocene”, immaginando gli effetti dei cambiamenti climatici sul lungo periodo. Un viaggio ideale che accompagna il lettore a scoprire i possibili scenari attraverso la narrativa, la “fantageografia” e la scienza. Come il precedente Viaggio nellItalia dellAntropocene, pubblicato nel 2021, il libro è un invito al lettore a riflettere e agire oggi per cambiare rotta.

Narrativa e scienza, in un nuovo giro del mondo

Eil 2872, esattamente mille anni dopo Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, e il paleantropologo Ian Fogg lancia una scommessa: fare il giro del mondo in otto giorni, a bordo di un jet a idrogeno, battendo la concorrente crociera di terrapiattisti. L’itinerario ripercorre idealmente il viaggio compiuto dall’umanità partendo dall’Africa per giungere all’Iperaustralia, ovvero l’Antartide, l’ultimo continente che offre condizioni adatte alla sopravvivenza dell’umanità. I suoi abitanti hanno imparato a vivere in equilibrio con l’ambiente naturale e lo preservano mantenendo segreti i punti di ingresso al territorio. Mentre a Ian Fogg e ai compagni di viaggio sarà permesso entrare, l’accesso viene negato alla spedizione dei terrapiattisti.

«Il confronto tra il lontano passato e un ipotetico, non auspicabile, ma non lontano futuro sarà occasione per scoprire insieme le radici storiche profonde dellAntropocene», scrive Telmo Pievani, docente di Filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova. La nuova geografia del mondo è disegnata nelle mappe di Francesco Ferrarese, tecnico di elaborazione dati geografici dell’Università di Padova, realizzate sulla base di dati scientifici.

L’ipotesi di partenza è che la fusione totale delle calotte glaciali provocherebbe un innalzamento di mari e oceani di 65 metri sul livello attuale, un valore intermedio rispetto alle diverse previsioni degli scienziati.

Dalle mappe del 2872 scompaiono quasi del tutto, sommersi dall’acqua, Paesi Bassi e Danimarca, Singapore, Qatar e Bangladesh, atolli e arcipelaghi come le Maldive. In molte zone si registra una importante riduzione del territorio: se in Italia la Pianura Padana è completamente allagata, il Messico perde una superficie pari a quella del nostro Paese, e la superficie di Antartide e Groenlandia, dopo la fusione dei ghiacci, è dimezzata.

Fantageografia, la dinamicità delle mappe

Osservare le mappe è un modo per riscoprire la geografia, superando l’idea di una disciplina immobile e noiosa. «La nostra distanza dalle cose e dai luoghi non si misura attraverso intervalli chilometrici, ma attraverso l’intensità delle nostre relazioni. La geografia serve a cogliere questa intensità di legami che a volte rendono vicini mondi lontanissimi, aiutandoci a ricostruire le mappe del vicinato planetario». Ogni tappa del divertente viaggio di Ian Fogg è seguita da un approfondimento scientifico di Mauro Varotto, docente di Geografia e Geografia culturale allUniversità di Padova, che esplora l’impatto dei cambiamenti climatici su luoghi e relazioni umane.

«New York, Parigi, Londra, Berlino, Milano, San Pietroburgo, San Francisco, Los Angeles, Singapore, Tokyo sono la facciata luccicante del mondo, ma dietro questa vetrina si cela un retrobottega più scuro e sporco che presenta il conto salato di quelle luci».

Le contraddizioni dell’Antropocene

Nel “retrobottega” si manifestano le contraddizioni dell’Antropocene. Ad esempio, le migrazioni hanno consentito all’umanità di evolversi e superare problemi locali, ma un fenomeno considerato eccezionale e invece destinato ad aumentare è quello dei nomadi del clima, persone costrette a un esodo che mette in luce la sproporzione demografica tra il Nord e il Sud del mondo. A San Pietroburgo si trova il Lachta-center, un edificio che «simbolicamente coniuga al massimo grado sostenibilità e insostenibilità». Costruito con un design all’avanguardia in termini di impatto ambientale, è sede della società di gas naturale Gazprom, il maggior possessore di petrolio equivalente a livello mondiale, dopo Arabia Saudita e Iran.

Il Lachta-center a S.Pietroburgo

Gli scenari tratteggiati da Varotto non hanno l’obiettivo di scoraggiare il lettore, ma di fargli aprire gli occhi. Come il viaggio di Ian Fogg si conclude nel mondo ideale dell’Iperaustralia, così l’avventura nel mondo dell’Antropocene si conclude con la prospettiva di un possibile miglioramento. Prendendo a prestito la metafora del rugby, basato su passaggi all’indietro, gioco di squadra e terzo tempo, gli autori suggeriscono che possiamo invertire la rotta ripensando ai nostri modelli economici ed energetici e al nostro stile di vita.

«Se l’umanità è il problema, l’umanità non può che essere la soluzione».

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