
Thulas è un luogo incantato e rigoglioso, soprattutto se osservato dagli occhi di Elsa, la più piccola del branco di macachi che popola le rive del Thal-doc. Dai rami dove vive a metà strada tra cielo e terra, Elsa conosce il mondo attraverso i suoi sensi e i racconti di nonna Hera, la più anziana della comunità. La piccola presto capisce che, al di là delle percezioni, esiste un linguaggio comune che può abbracciare tutte le creature. Quello che le permette di comunicare non solo con i suoi simili, ma anche con uccelli, tigri, elefanti, perfino con lombrichi e gamberetti di fiume.
È un idioma antico, forse inventato dagli spiriti che abitano le rovine dei templi; con esso si può addirittura parlare con gli uomini che sanno ascoltare. È perfetto per celebrare la grandiosità della natura, ma anche per mettere in guardia circa la sua fragilità e l’azione dannosa degli uomini che non sanno ascoltare.

L’autrice, Paola Maria Liotta, è un’insegnante di lettere, capace non solo di ascoltare ma anche di comprendere questa lingua, adottandola lei stessa nel trasportarci attraverso le pagine di Nel grande regno di Thulas. Storia di natura, di macachi e di amicizia, Algra Editore. Il risultato è un viaggio simile a quello che intraprendono i personaggi, capeggiati dalla piccola Elsa: un passaggio a bordo di una barca che risale le acque del fiume diretta verso i luoghi che stanno conoscendo la distruzione in nome del profitto.
Un percorso che fa tornare alla mente la discesa verso un inferno apparente descritta in Apocalypse now, alias Cuore di tenebra.
Nel libro la trama sfocia in un colpo di scena finale che farà tirare un sospiro di sollievo al lettore. Un fantasy che descrive un mondo tutt’altro che immaginario: la natura, la nostra casa, la nostra stessa essenza. Tutto ciò che dobbiamo preservare.
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