Toxic Town
Foto: Netflix

Toxic Town, la mini-serie dedicata alla lotta delle mamme antinquinamento

Su Netflix la storia vera delle famiglie di Corby (Gb) che si mobilitarono dopo un grave caso di contaminazione industriale da polveri d'acciaio. Quattro, intense puntate di un'ora l'una, all'insegna della giustizia ambientale
10 Aprile, 2025
3 minuti di lettura

Avrebbero potuto intitolare questa serie Il ritorno di Erin Brockovich se non fosse che Erin Brockovich non se ne è mai andata. Certo, non lei in persona ma tutto quello che la storia, ormai quasi un archetipo, della sua lotta contro l’inquinamento in difesa delle piccole comunità ha rappresentato e ancora rappresenta.

Brendan Coyle (Roy) sulla scena di Toxic Town
Brendan Coyle (Roy) sulla scena di Toxic Town

L’archetipo che ritorna

Non era, in fondo, Erin Brockovich anche Mark Ruffalo in Cattive acque (Dark Waters) di Todd Haynes, quando l’avvocato da lui interpretato combatteva la DuPont contro l’inquinamento da Pfoa? Persino Johnny Depp è una Erin Brockovich ante litteram in Minamata di Andrew Levitas. Tutte storie vere di individui che il caso costringe a misurarsi con i Golia dell’inquinamento. Tutte comunità la cui salute è stata messa a repentaglio dall’ingordigia di imprese senza scrupoli e che, con certosina pazienza, devono fare i conti prima con se stesse e con le perdite che hanno subito e poi cercare non solo giustizia ma anche la salvaguardia per quelli che sono rimasti.

Toxic Town, la lotta delle mamme antinquinamento
Jodie Whittaker (Susan) e Toby Eden (Connor). Foto: Netflix

Quattro ore di racconto civile

Toxic Town, è una miniserie e non un film (ma ormai chi ci fa più caso)? Dura lo spazio di quattro puntate, circa quattro ore in totale, ed è uno dei prodotti più recenti di Netflix. Diretta da Minkie Spiro, una regista inglese che abbiamo visto all’opera in più di una serie di successo (dal Problema dei tre corpi a Better call Saul fino a Downton Abbey) e scritta da Jack Thorne (co-autore di un’altra miniserie che in questo momento spopola in mezzo mondo, Adolescence), Toxic Town è, come si dice, una storia vera.

Polveri velenose

Vera è la vicenda di una cittadina industriale del Northamptonshire in Inghilterra, Corby, dove la demolizione da parte del Comune di un impianto siderurgico dismesso, negli anni Novanta, ha provocato la dispersione di polveri tossiche, residuo della lavorazione dell’acciaio, su ogni cosa. Vere sono le madri, protagoniste di una lunga battaglia legale, alle quali l’inquinamento che conseguì alle operazioni di bonifica ha fatto nascere figli disabili o li ha uccisi ancora in culla. In fondo la storia è tutta qua: quante Toxic town potremmo raccontare anche noi nel nostro paese!

Robert Carlyle (Sam Hagen).
Robert Carlyle (Sam Hagen). Foto: Netflix

Ruoli ribaltati

Ma il cinema e la tv inglese non hanno mai abbandonato la loro working-class. La cosa “divertente”, in fondo, è che in questa serie-film-di-quattro-ore abbiamo persino due icone di quella classe che arrivano dal cinema di Ken Loach (Robert Carlyle) e dalla servitù di Downton Abbey (Brendan Coyle) che qui, con un ribaltamento dei ruoli, rappresentano invece il potere corrotto.

Esercizi di metacinema

C’è molto metacinema nei volti noti e nelle notissime star britanniche che affollano quest’opera, che arrivano da Doctor Who a James Bond: potete anche divertirvi a riconoscerli senza alcuna fatica. Ma non si tratta di un mero esercizio di stile o di un mezzuccio per catturare il pubblico con facce arcinote ai consumatori seriali di cinetelevisione.

LEGGI ANCHE >
"Mickey 17", con Bong Joon Ho in fuga dalla Terra

O, almeno, non è solo questo. Sono anche volti che abbiamo amato in altre incarnazioni e che ci aiutano ad entrare immediatamente in empatia con loro e tramite loro ad immedesimarci subito nell’inferno in cui dovette trasformarsi la piccola comunità di Corby verso la fine dello scorso millennio. Una storia nella quale le sirene delle ragioni del lavoro contro quelle dell’ambiente non possono più suonare quando a rischiare la vita sono le generazioni più giovani, quando i bambini nascono malati ancor prima di cominciare a vivere.

Jodie Whittaker (Susan McIntyre) e Aimee Lou Wood (Tracey Taylor).
Jodie Whittaker (Susan McIntyre) e Aimee Lou Wood (Tracey Taylor). Foto: Netflix

Donne protagoniste

Non siamo di fronte alle tragedie di Ken Loach, sebbene i personaggi potrebbero benissimo convivere in entrambe i mondi, ma di fronte ad una messa in scena talmente drammatica che Minkie Spiro riesce a tenere su toni sobri senza disdegnare un ammiccamento alla commedia: nella mimica di alcune protagoniste o nel loro senso di inadeguatezza di fronte a drammi più grandi di loro, che poi era la cifra che aveva reso a suo tempo la Erin Brockovich di Julia Roberts così vicina al pubblico. Perché un’altra cosa che rimane da aggiungere su questa mini-serie è che le protagoniste sono tutte donne, tutte madri alle quali non il caso ma l’inquinamento ha tolto qualcosa. Tutte madri imperfette e consce di esserlo ma non per questo rassegnate a rimanere vittime.

Toxic Town, la lotta delle mamme antinquinamento
Foto: Netflix

Giustizia senza prediche

Una televisione (o un cinema) che sembra piccolo ma che invece incarna la grande verità secondo la quale giustizia ambientale e giustizia sociale sono sempre indissolubilmente legate.

E che riesce a farlo nel migliore dei modi nei quali il cinema sa farlo: senza prediche o morali ma con la forza delle immagini.

Mielizia

Saperenetwork è...

Marco Gisotti
Marco Gisotti
Marco Gisotti, giornalista e divulgatore, conduce su La7, con Valerio Rossi Albertini, la trasmissione Gigawatt: tutto è energia, mentre su Radio3 Rai è da oltre dieci anni la voce che racconta la storia dell'ambientalismo scientifico a Wikiradio. Direttore dell'Osservatorio Spettacolo e Ambiente, dal 2011 è direttore artistico del Green Drop Award, premio ambientale assegnato nell’ambito della Mostra del cinema di Venezia. Autore di “Ecovisioni. L’ecologia al cinema dai fratelli Lumière alla Marvel” (Edizioni ambiente), in coppia con Tessa Gelisio, ha scritto anche il manuale “100 Green Jobs per trovare lavoro”. È direttore scientifico dell’agenzia di comunicazione e studi ambientali Green Factor.
Corso Sapereambiente 2026
Lifegrace guida
Mielizia
Resto sfuso

Agenda Verde

Librigreen

no title has been provided for this book

Tempo di ritorno, nel racconto di tre generazioni l'inizio della crisi climatica

Forse uno dei metodi più efficaci per raccontare la crisi climatica è quello di assumere il particolare come punto di osservazione privilegiato, di ri

no title has been provided for this book

Kaos. Dialogo filosofico sull'anatomia di un mondo in transizione

In un’epoca priva di bussola, Kaos (Il Mulino, 2026) si impone come un dialogo filosofico di rara intensità, volto a decifrare le fratture del present

no title has been provided for this book

“La grande avventura dei Gugulù”: un racconto per salvare il mondo dalla plastica

Il mondo dei Gugulù è fatto di plastica e i suoi abitanti alla plastica ci sono abituati. Anzi, a loro la plastica piace molto e non possono proprio f

Più letti

Turismo in Maremma
Storia precedente

Lentamente, in Maremma. Dove il turismo diventa esperienza

La Sapienza si tinge di viola contro i femminicidi: la manifestazione del 3 aprile
Prossima storia

“Ci vogliamo vivɜ”. La Sapienza si tinge di viola contro i femminicidi