Il cammino dei ribelli: gli autori con il volume
Gli autori di "Il cammino dei ribelli", Irene Zembo e Giacomo D’Alessandro

Passi di resistenza. Dentro la Val Borbera con Giacomo D’Alessandro e Irene Zembo

Un libro che racconta il valore politico e umano dell'esplorare lentamente. Fra sentieri irregolari e tratti in asfalto, stalle, cascine e memorie che ricuciono una valle lontana dai trend contemporanei. Così "Il cammino dei ribelli" ci accompagna in una metamorfosi interiore
06/02/2026
2 minuti di lettura

«Alcune cose del mondo e della vita si possono vedere solamente andando ai cinque all’ora. Ai cento perdiamo qualche diottria e tutto appare un po’ sfocato». Così Maurizio Carucci, voce degli Ex Otago e fondatore di Cascina Barban, un collettivo agricolo e culturale di donne, uomini e animali, racconta il ritmo degli esseri umani.

Il cammino dei ribelli: un gregge di pecore nel bosco
Un’immagine da “Il cammino dei ribelli”. Foto: Terre di mezzo

Parte proprio da qui “Il cammino dei ribelli”: dal rallentare, dal rimettere a fuoco, dal tornare a guardare davvero.

Il senso del camminare

Gli autori sono Giacomo D’Alessandro, sempre in viaggio tra Genova e il mondo, primo ideatore del cammino, e Irene Zembo, milanese, che dopo una carriera in geologia, ha scelto di cominciare una nuova vita in Alta Val Borbera diventando guida ambientale escursionistica. E questo loro libro non è solo il racconto di un percorso a piedi in Piemonte, in val Borbera. Piuttosto è una mappa emotiva e politica del camminare. Pagina dopo pagina, il passo diventa gesto di resistenza, scelta consapevole, modo diverso di abitare il tempo e i luoghi. Il cammino attraversa territori marginali e storie dimenticate, ma soprattutto mette in relazione persone, comunità, memorie. È un andare che unisce, che lega, che cuce.

Il cammino dei ribelli
Foto: Terre di mezzo

Una linea irregolare nel paesaggio

“A colpo d’occhio” il cammino è una linea rossa che sale e scende, senza mai essere dritta: 116,2 km, dislivelli continui, tratti di asfalto e lunghi passaggi su sterrato. E il Borbera da guadare. È un percorso pensato per chi accetta l’irregolarità del passo e del paesaggio. Anche tecnicamente, Il cammino dei ribelli chiede lentezza, adattamento, presenza.

Metamorfosi del corpo e della mente

Sfogliando i vari capitoli, il libro assomiglia a una “scheda tecnica” essenziale, come quelle che raccontano l’evoluzione umana: dove, quanto, come si vive. Chilometri, dislivelli, alternanza di asfalto e sterrato sono dati oggettivi, numeri che servono a orientarsi. La vera trasformazione, però, non è misurabile e avviene nel modo di stare in piedi, nel passo che pian piano si adatta al terreno, nella postura del corpo e del pensiero.

Un cammino sociale

Il cammino dei ribelli, d’altro canto, non è solo un percorso escursionistico: è, prima di tutto, un cammino sociale. Invita i camminatori a fermarsi nei paesi, nelle cascine, nelle stalle, nei locali. A sostare nelle storie. «Per la valle, il camminatore è una presenza preziosa perché ricuce, a passo lento, un territorio esteso e frammentato, aiutando chi lo abita a raccontarsi, a rileggere i propri punti di forza e le proprie criticità, a immaginare una visione di futuro» si legge.

Il cammino dei ribelli: pagine del libro
Foto: Terre di mezzo

Restare, tornare, ricominciare

Le storie, le esperienze e le vite di chi sceglie di resistere, di tornare o di ricominciare da zero in un luogo lontano dai grandi trend urbani contemporanei diventano così parte integrante del cammino. E, forse, anche un’ispirazione per chi passa di lì, lentamente. Bellissima e coerente con lo spirito del libro, poi, è anche la presenza del Qr code con l’invito “Racconta il tuo cammino”, che rompe il confine tra autori e lettore, il quale diventa parte attiva di un racconto comunitario.

Il cammino dei ribelli diventa così una narrazione aperta che continua fuori dalle pagine, nelle esperienze di chi legge e sceglie di mettersi in cammino.

Per saperne di più

www.ilcamminodeiribelli.it

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