«In un mondo sempre più fragile, attraversato da conflitti, disuguaglianze e trasformazioni profonde, servono istituzioni più aperte, competenti e capaci di coinvolgere davvero le persone nelle scelte collettive». Così i coordinatori di Ti candido spiegano l’intento della campagna “Facciamo eleggere”, di cui sono promotori insieme a Forum Disuguaglianze e Diversità. L’obiettivo è sostenere, alle prossime amministrative, 12 donne e uomini, espressione delle comunità che si candidano a rappresentare:
e che intendono mettere al centro della loro azione la giustizia sociale e ambientale e la lotta alle disuguaglianze.
Obiettivi concreti
Nata nel 2021, la campagna vuole portare nelle amministrazioni comunali le istanze di chi non ha voce ed è interessato a: favorire la creazione di comunità energetiche (per democratizzare l’accesso all’energia), approvare piani urbanistici che tengano conto delle esigenze delle persone, promuovere patti con le aziende (contro precarietà e sfruttamento), valorizzare le diversità (anche di chi ha un background migratorio) e puntare sulla mobilità sostenibile. Obiettivi molto concreti che i candidati si impegnano a realizzare.
Spazio ai giovani
La campagna punta su un gruppo eterogeneo, con particolare attenzione alle voci più fresche e giovani dei candidati under 30 (ben cinque). In tutto sette uomini e cinque donne, provenienti da otto regioni – tra sud, centro e nord – che, come dichiarato dai coordinatori di Ti candido, sono già «espressione concreta del Paese che vorremmo: più plurale, accessibile e partecipato, vivo. Un Paese in cui più persone possano fare politica trovando spazio, strumenti e fiducia per farlo».
Ricreare la fiducia
I candidati provengono tutti da percorsi di attivismo in movimenti o partiti. L’attivismo per il Forum Disuguaglianze e Diversità è essenziale per concorrere a ricostruire l’infrastruttura sociale fatta di movimenti, organizzazioni di cittadinanza attiva e partiti: «è proprio al livello locale di governo che si può rifondare una relazione tra persone e istituzioni.»
«Una classe dirigente che viene dall’attivismo, quelli che noi chiamiamo agenti di cambiamento, può concorrere a questo obiettivo con passione e visione».
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