viaggio nel bosco

Un viaggio fotografico tra i nostri boschi

Due libri per ricominciare a scoprire il piacere di stare nella Natura, in attesa di riprendere a "frequentarla" attivamente. Un'occasione per ritrovare la bellezza della fotografia naturalistica, come ai tempi di riviste come Airone e Oasis
11 Maggio, 2020
2 minuti di lettura
Simbruini copertina

Questo periodo prolungato tra le quattro mura è l’ideale per riprendere in mano i libri fotografici e viaggiare così grazie all’arte dei fotografi naturalistici che riescono a penetrare con il loro obiettivo nel mondo naturale, in particolare nei boschi che abbiamo anche a pochi passi da casa.

Uno di questi è Giulio Ielardi, fotografo e giornalista, che ha da poco dato alle stampe Simbruini , un tomo dedicato interamente a questi monti, angolo di vera wilderness a un’ora di auto di Roma, cerniera tra la Capitale e il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un viaggio, scandito attraverso le quattro stagioni, nella natura appenninica. Vedrete lupi e aquile, ma anche macro di fiori e gamberi di fiume, leggendo il diario dell’autore che racconta la fatica e la soddisfazione che ci sono dietro agli scatti messi in pagina.

 

Il fotografo Giulio Ielardi
Il fotografo Giulio Ielardi

Gli scatti che raccontano la Natura

«Nel parco dei Simbruini è stata segnalata nei giorni scorsi la presenza di un orso, forse due. Oggi ho avuto il tempo di andare a dare un’occhiata: tante piante di ramno, perlopiù ormai senza frutti, rami spezzati, ma lui niente. Su un colle, in mezzo alla stradina troneggiavano le grosse feci di un lupo. Tornato giù col temporale che si preparava, ho dedicato qualche scatto alle carline e ai faggi squassati dal vento», appunta Ielardi.

C’è molta ricerca in queste immagini, sia a livello naturalistico che tecnico. E c’è il racconto. Come diceva il grande fotografo Ferdinando Scianna: «Fotografare è una maniera di vivere. Ma l’importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare».

 

Guarda l’intervista a Ferdinando Scianna

 

Ielardi ormai da diversi anni si dedica sempre più alla fotografia naturalistica creativa e ha messo su una vera e propria scuola di fotografia, con corsi per principianti e non che, in questi tempi di lockdown si sono trasferiti on line, ma appena possibile saranno accompagnati da uscite sul campo.

Le foreste mediterranee, un mondo da (ri)scoprire

Se dai Simbruini ci allarghiamo alle foreste del Mediterraneo possiamo viaggiare con Il popolo immobile. (Di AA.VV, Fotografie di Roberto Isotti e Alberto Cambone, Editore: De Luca editori d’Arte, Isbn: 9788865574270, Anno 2019).

Con un testo in italiano e in inglese, Roberto Isotti e Alberto Cambone ci fanno viaggiare dalla Sardegna al Nord Africa, proponendo circa 200 foto frutto di un progetto che ha visto coinvolti quasi 100 tra associazioni, enti di ricerca ed istituzioni pubbliche impegnati per la conservazione della natura nei Paesi del Mediterraneo. Anche se dal tempo dei Romani sfruttiamo intensamente queste foreste, c’è ancora tanta insospettata ricchezza e bellezza nella foresta mediterranea che, nonostante la limitata estensione territoriale, ospita circa un quinto dell’intera biodiversità presente sul pianeta.

 

 

il popolo immobile

 

Il libro, ricco di immagini mozzafiato, si avvale dei contributi di numerosi autori (tra cui anche chi scrive), e l’inossidabile Jared Diamond:

«Questo libro ti aiuterà a capire il valore e la bellezza delle foreste del Mediterraneo e ti incoraggerà ad andare a vedere con i tuoi occhi questi tesori dietro casa».

E si può acquistare sul sito dell’agenzia fotografica che lo ha prodotto  Homoambiens.

Jared Diamond
Jared Mason Diamond è un biologo, fisiologo, ornitologo, antropologo, geografo statunitense

Tornare alla fotografia naturalistica

Homo Ambiens è un’agenzia di “fotonarratori”, come loro stesso si definiscono, e di narrazione ha bisogno il nostro Paese, chissà quanti lo scopriranno per la prima volta quest’estate che si preannuncia di vacanze tricolori.

«Sarebbe ora che la fotografia naturalistica in Italia alzasse la testa. Che tornasse a produrre cultura, come ai tempi del primo “Airone” e del vero “Oasis”.  Perché spesso, anche per la conservazione della natura, un’immagine vale più di mille parole», dice Ielardi. All’estero la chiamano conservation photography, da noi è ancora poco nota, ma ci torneremo.

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