Scontri ad Hong Kong durante le manifestazioni contro La legge di sicurezza nazionale
Ad Hong Kong continuano le manifestazioni contro La legge di sicurezza nazionale (Fonte:@legend_mh9/Twitter)

Colonia cinese

Approvata la Legge sulla sicurezza nazionale per Honk Kong. E ora l'ex colonia britannica rischia di perdere l'autonomia dal governo di Pechino e di rompere i rapporti commerciali con gli Stati Uniti
28 Maggio, 2020
1 minuto di lettura
Scontri ad Hong Kong durante le manifestazioni contro La legge di sicurezza nazionale
Ad Hong Kong continuano le proteste contro La legge di sicurezza nazionale approvata dal Parlamento cinese (Fonte:@legend_mh9/Twitter)

 

Da oggi a Honk Kong  non si può minare l’autorità di Pechino. Il Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del Parlamento cinese, ha approvato la Legge sulla sicurezza nazionale. Non sarà consentito  rivendicare l’indipendenza di Honk Kong.  Nonostante l’impegno preso dal governo cinese nel 1997 di mantenere per 50 anni il modello «Un Paese due sistemi». Pechino  ha infatti  adottato una misura per reprime definitivamente le proteste che vanno avanti dal 15 marzo 2019: soltanto nella giornata di ieri sono state arrestate 300 persone. La legge di sicurezza nazionale considera un reato punibile con il carcere  la sedizione, il separatismo, l’ingerenza straniera, e potrebbe portare, per la prima volta, all’apertura di agenzie di sicurezza  e al dispiegamento di personale cinese responsabile della difesa della sicurezza nazionale a Honk Kong. Un duro colpo per la popolazione, che ora rischia di  rimanere sempre più isolata nella battaglia in difesa della democrazia. Come testimoniano le parole di Mike Pompeo, Segretario di Stato degli Stati Uniti: «Hong Kong non è più autonoma dalla Cina». Una dichiarazione che potrebbe preannunciare la  rottura del rapporto economico privilegiato fra i due Paesi, con delle conseguenze sulla Cina, ma anche sulle oltre 1.300 società americane dislocate ad Honk Kong. In questo scenario è arrivato l’accorato appello di  Joshua Wong, leader della rivolta degli ombrelli. Secondo il giovane attivista:

«Con questa mossa Pechino sta facendo digerire a forza alla popolazione questa legge  controversa e impopolare, senza alcun passaggio legislativo. Gli hongkonghesi siano pronti a combattere per proteggere le libertà che ci vogliono portar via. Chiedo al mondo di stare ancora una volta dalla parte di Hong Kong. La Cina sta ora erodendo l’autonomia promessa nella Dichiarazione congiunta sino-britannica, un trattato internazionale giuridicamente vincolante davanti all’Onu».

Mielizia

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.
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