Fragile come un bisonte: un esemplare in primo piano
Un bisonte europeo. Foto: ViktorCap / Getty Images

Fragile come un bisonte. La lunga storia del mammifero che ha rischiato di scomparire

La distruzione degli habitat, il pericolo di estinzione e la rinascita nelle foreste polacche. Il cammino di un animale che accompagna da sempre gli uomini e che è tornato a popolare il Vecchio Continente grazie ai programmi di conservazione
26/11/2025
3 minuti di lettura

Proviamo a immaginare due Cinquecento “modello storico” impilate una sull’altra: il bisonte europeo ha pressappoco la stessa stazza. Con la sua mole imponente, questo mammifero parente stretto degli uri e dei bovini domestici è l’animale terrestre più grande d’Europa.

Fragile come un bisonte: Il calco di uno dei bisonti raffigurati nella grotta di Altamira, in Spagna
Il calco di uno dei bisonti raffigurati nella grotta di Altamira, in Spagna Fonte: Cartailhac, E. & Breuil, H. (1906), via Wikimedia

Eppure, grande e grosso com’è, circa un secolo fa ha rischiato di scomparire per sempre dalla faccia della Terra.

Declino e sterminio

Il declino delle popolazioni selvatiche a causa della caccia e della perdita di habitat ha una storia lunga secoli, ma il colpo di grazia avvenne a ridosso della Prima Guerra Mondiale. Durante il conflitto e nella decina di anni che lo seguirono, infatti, anche gli ultimi esemplari presenti in natura, in Polonia e nel Caucaso, furono sterminati per ottenere cibo e pelli. A salvare il bisonte europeo dall’estinzione fu la cinquantina di individui custoditi nei giardini zoologici in giro per l’Europa, da cui si è partiti per la sua reintroduzione in natura grazie ai programmi di conservazione e riproduzione che si sono succeduti nei decenni.

Le specie sopravvissute

Il bisonte accompagna la storia dell’umanità dall’alba dei tempi, come testimoniano le colorite pitture rupestri ritrovate in vari siti europei, dalla grotta di Altamira in Spagna a quelle di Lascaux e di Chauvet in Francia, a cui il regista Werner Herzog ha dedicato persino un film documentario, La grotta dei sogni dimenticati. Oggi al mondo esistono solo due specie di bisonte: il bisonte europeo (Bison bonasus), appunto, e il bisonte americano (Bison bison), che oltreoceano chiamano buffalo e che a noi è familiare anche grazie a Buffalo Bill e ai Buffalo Soldiers.

Fragile come un bisonte: un esemplare in lontananza sulla prateria americana
Bisonte americano nella prateria del South Dakota. Foto: Mike Lensing / Pexels

Giganti dalla preistoria

Questi due “giganti gentili” sono tra i pochissimi rappresentanti della megafauna preistorica sopravvissuti alle estinzioni del Pleistocene. Prima di 12mila anni fa, però, ne esistevano anche altre specie, come il bisonte della steppa (Bison priscus) che a sua volta è raffigurato in alcune pitture rupestri, come quelle spagnole. E proprio gli accurati disegni lasciati dai nostri antenati cacciatori-raccoglitori sulle pareti delle grotte, insieme alle analisi del Dna antico, hanno permesso di ricostruire, appena una decina di anni fa, la storia evolutiva del bisonte europeo.

Mandrie e foreste europee

Per migliaia di anni, le mandrie di bisonti europei continuarono a popolare le vaste foreste temperate che ricoprivano gran parte del territorio europeo, dalla Francia a tutta l’Europa centrale e orientale fino al Caucaso. Questi erbivori possenti, che possono raggiungere i tre metri di lunghezza per circa due di altezza e i nove quintali di peso, erano una specie chiave per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi grazie al loro pascolo. Ma a partire dal Medioevo le popolazioni cominciarono a contrarsi, per opera diretta o indiretta dell’uomo, e all’inizio del Novecento i pochi sopravvissuti erano concentrati per lo più nella foresta di Bialowieza, in Polonia.

Bisonte in Europa: Mappa con la diffusione del bisonte in Europa
L’areale del bisonte europeo.. Foto: Iucn, Red List

Una rinascita da Bialowieza

Negli anni Venti del secolo scorso, come abbiamo visto, scomparvero anche da lì, ma proprio dall’antica foresta polacca ebbe inizio la loro rinascita. Grazie a un censimento effettuato dalla società internazionale per la salvaguardia del bisonte europeo nel 1923, si scoprì che 54 esemplari erano sopravvissuti all’interno di alcuni zoo, e molti di essi provenivano proprio da Bialowieza. E sempre nella foresta di Bialowieza, nel 1952, furono reintrodotti i primi individui frutto del programma di riproduzione in cattività e pronti a ricolonizzare il loro habitat naturale.

Fragile come un bisonte: un cucciolo con la mamma
Foto: ViktorCap / Getty Images

Programmi di conservazione

Da allora, la corsa per salvare il bisonte europeo dall’estinzione non si è mai fermata. Nell’ultima decina di anni, un progetto di ampio respiro è stato portato avanti dall’organizzazione internazionale Rewilding Europe.

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Mentre una delle azioni pilota del progetto Interreg ReCo (Restoring degraded eco-systems along the Green Belt to improve and enhance biodiversity and ecological connectivity), che si concluderà a inizio 2026, è dedicata al monitoraggio del bisonte in Polonia e alla creazione di corridoi ecologici per favorirne la diffusione.

Una storia a lieto fine

Grazie agli sforzi dei programmi di conservazione, oggi allo stato selvatico ci sono più di 6500 bisonti distribuiti in una quindicina di Stati del continente europeo, con popolazioni particolarmente consistenti in Polonia e Bielorussia. Secondo l’Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), il bisonte europeo è lentamente risalito dalle categorie di massimo allarme rosso (estinto in natura, in pericolo critico) a quelle intermedie (in pericolo, vulnerabile) e fino all’attuale status di quasi minacciato con popolazioni in aumento. Una storia a lieto fine per il maestoso ruminante che è riuscito a passare attraverso uno strettissimo collo di bottiglia evolutiva.

Fragile come un bisonte: degli esemplari su un prato al tramonto
Foto: Virrage Images

Ritornando florido e vitale a partire dai pochi superstiti di un secolo fa.

 

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