
The Ages of Globalization, è un’opera del 2020 del noto economista statunitense Jeffrey D. Sachs (edita in italiano da Luiss University Press, come Terra, popoli, macchine. Settantamila anni di globalizzazione) in cui Sachs analizza la storia del genere umano negli ultimi 70.000 anni attraverso i più significativi cambiamenti economici, sociali e politici. Scritto con uno stile avvincente, quasi fosse un romanzo d’avventure, il libro ci aiuta a comprendere perché lo sviluppo della civiltà sia avvenuto, inizialmente, in una precisa area del pianeta per poi diffondersi ovunque.
L’approccio narrativo ci aiuta a comprendere alcuni aspetti sia legati al clima sia a scelte, certamente non programmate, dei nostri antenati che hanno profondamente modificato l’evoluzione.

A cavallo del progresso
A titolo d’esempio il rapporto con i cavalli. Hanno svolto un ruolo fondamentale da sempre sia in Europa che in Asia anche come forza motrice oltreché come mezzo di trasporto fino all’avvento della macchina a vapore nel 1750. Ma non ne ha avuto alcuno nel Nord America fino all’arrivo, devastante, dei primi Conquistadores. E tutto questo perché? Perché i cavalli, come molti altri animali, prima di essere addomesticati erano cibo. Si stima infatti che l’arrivo dell’uomo nelle Americhe sia avvenuto 33.000 anni fa e che abbia determinato la fine dei mastodonti, del mammouth, delle tigri dai denti a sciabola e… dei cavalli selvaggi che erano considerati cibo e non ancora risorsa. Senza i cavalli si è di fatto impedito un rapido collegamento e un progresso tecnologico e culturale.

Tappe fondamentali
L’addomesticamento è avvenuto in una fase successiva dello sviluppo umano. Ma mentre in Asia e in Europa sopravvissero nel Nord America si estinsero. Non avendo a disposizione un mezzo di trasporto così versatile, nel Nord America si è di fatto impedito un rapido collegamento e, di conseguenza, anche un progresso tecnologico e culturale. Con esempi simili si seguono le tappe fondamentali della contaminazione delle diverse culture come base di una crescita collettiva. Anche il cambio di organizzazione sociale da “cacciatori” a “coltivatori” ha determinato un cambiamento di cui ancora oggi vediamo le conseguenze.
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Dal Paleolitico al Digitale
Quello che più può interessare il lettore sono le tre dimensioni dei cambiamenti a lungo termine: la crescita della popolazione mondiale, la percentuale di urbanizzazione, la capacità della terra di generare prodotti per ogni singolo abitante. In un momento in cui, finalmente, l’attenzione alla povertà, ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità sono valori importanti, Terra, popoli, macchine. Settantamila anni di globalizzazione è un testo fondamentale da leggere tutto d’un fiato. Ripercorrendo con Sachs le sette tappe della globalizzazione mondiale dal Paleolitico all’Era Digitale, abbiamo un quadro fedele e disincantato di chi si sia stati, di chi siamo e di chi potremmo diventare.
Citando una frase del discorso inaugurale del Presidente John Fitzgerald Kennedy – presente nel libro – possiamo condividere che: «L’umanità, per la prima volta, ha sia gli strumenti per abolire ogni forma di povertà, sia di eliminare tutta la vita sul pianeta». La scelta sta a noi.



















