Rachel Carson
Rachel Carson, biologa marina, nel 1962 rivelò al mondo i pericoli derivanti dall’uso dei pesticidi e dei fertilizzanti. La casa editrice Aboca propone una riscoperta di suoi interventi e scritti

A lezione di meraviglia con Rachel Carson

Una notte tempestosa, in pieno autunno. Con un bambino per mano, sulle coste rocciose del Maine. Aboca edizioni pubblica in Italia un prezioso volume del 1956 nel quale Rachel Carson, la madre del movimento ambientalista, scopre le meraviglie della natura insieme a suo nipote
16 Settembre, 2020
1 minuto di lettura
Brevi lezioni di meraviglia

Nell’immaginario collettivo, le notti buie e tempestose sono da sempre il contesto adatto ai racconti di paura. In questo libro accompagnano l’inizio di una storia di meraviglia. È in una notte così, in pieno autunno, che una donna avanza nella quasi totale oscurità in una spiaggia lungo le coste rocciose del Maine. Porta con sé il suo nipotino Roger, di nemmeno due anni. La pioggia e la spuma dell’oceano in tempesta bagnano i loro volti, i due ridono di gioia. Usciti alla ricerca di granchi fantasma, piccole creature fragili che affrontano il tumulto degli elementi nella speranza di qualche dono dalle onde, si sono ritrovati di fronte a qualcosa di molto più grande e primordiale. La donna si chiama Rachel Carson, l’autrice del libro, biologa marina.

 

Rachel Carson, ambientalista e biologa marina
Rachel Carson si dedicò fin da bambina all’osservazione e all’esplorazione della natura

 

Siamo nella seconda metà degli anni ‘50, l’ambientalismo non è ancora un movimento affermato, né, tantomeno, una moda da milioni di followers. Il progresso tecnologico avanza a velocità mai vista in alcun secolo precedente. Siamo in un mondo che sta innescando quei pericolosi processi che, all’inizio del terzo millennio, porranno l’uomo di fronte alla scelta tra la responsabilizzazione e l’autodistruzione.

In questa realtà, dominata da una crescente tecnocrazia, sembra non esserci posto per elementi apparentemente insignificanti come insetti, uccellini e fiori.

 

Questo lo sa bene la Carson, che qualche anno più tardi pubblica “Primavera silenziosa”, che denuncia gli effetti devastanti dell’uso di pesticidi e fertilizzanti, affermando che un progresso che si ritorce contro il concetto stesso di vita è semplicemente un paradosso.

 

 

Nell’inedito “Brevi lezioni di meraviglia”, scritto nel 1956 ma tradotto e disponibile in Italia dal  10 settembre grazie a  Aboca Edizioni, la scienziata lascia il passo a una zia che non si pone il problema di far sporcare di fango o far perdere preziose ore di sonno al nipote: lo porta con sé per spiagge notturne spazzate dal vento, boschi bagnati di pioggia e altre situazioni da molti ritenute inadatte a un bambino piccolo. L’autrice spiega che un bambino ha bisogno di almeno un adulto con cui vivere questo tipo di esperienze, purché l’adulto adotti l’atteggiamento del bambino.

Infatti, non ha la pretesa di impartirgli nemmeno una nozione: vuole solo insegnare a quel bambino (e al bambino che è dentro di noi) ad aprire i sensi e a emozionarsi nella natura, perché questa è l’unica via per imparare a non distruggerla.

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