Sono tante le battaglie portate avanti da Greenpeace, ong indipendente che da 50 anni si occupa di ambiente con azioni dirette nonviolente e pacifiche, senza finanziamenti pubblici o aziendali, solo grazie al sostegno di privati cittadini. La campagna 2025 per il 5 per mille ripercorre le iniziative avviate negli ultimi anni, per contrastare un drammatico conto alla rovescia che allontana le speranze di preservare un Pianeta vivibile per gli esseri umani e gli altri suoi abitanti. Mentre Greenpeace Usa e Greenpeace International sono interessate in questi giorni da una condanna che, se confermata, le porterebbe a pagare oltre 660 milioni di dollari.

La causa pretestuosa di Energy Transfer
Greenpeace USA infatti è stata citata in giudizio dalla compagnia petrolifera Energy Transfer in relazione alle proteste del 2016 guidate dalle comunità indigene contro il passaggio dell’oleodotto Dakota Access, nella riserva di Standing Rock. L’azienda fossile statunitense, il cui presidente ha finanziato la campagna elettorale di Donald Trump, sostiene infatti in modo infondato che le proteste siano state orchestrate da Greenpeace. Il 19 marzo scorso una giuria in Nord Dakota ha stabilito che Greenpeace è responsabile per oltre 660 milioni di dollari. L’azione legale di ET è un esempio di SLAPP Strategic Lawsuits Against Public Participation: una causa intentata per bloccare attivisti o organizzazioni non profitcon ingenti spese legali, nel tentativo di portarle al fallimento economico per mettere a tacere ogni dissenso. In Italia, la SLAPP intentata da ENI nei confronti di Greenpeace Italia e ReCommon arriverà in tribunale nei prossimi mesi.
Dove va il sostegno a Greenpeace
Spiega Giuseppe Onufrio, Direttore di Greenpeace Italia «Abbiamo difeso le balene dallo sterminio, fermato i test nucleari, preservato l’Artico dallo sfruttamento. Finché ci sarà un ultimo pezzo di Terra in pericolo, non ci fermeremo. Ma abbiamo bisogno del sostegno di tutti nella lotta quotidiana per fermare questo macabro countdown. Destinare il 5×1000 a Greenpeace – ricorda il Direttore Onufrio – significa non limitarsi a sperare in un cambiamento, ma contribuire a realizzarlo».
Contrasto alla deforestazione
Grazie ai suoi uffici in Sudamerica, Greenpeace è in prima linea e al fianco dei popoli indigeni nella difesa della foresta Amazzonica, documentando i crimini ambientali e denunciando le multinazionali che saccheggiano e distruggono i polmoni verdi della Terra.
Tutela degli oceani
Greenpeace si batte contro plastica, pesca industriale e attività estrattive, per una rete globale di aree marine protette, e con le sue navi, solca gli oceani e il Mar Mediterraneo per denunciare chi inquina e distrugge.
Protezione degli impollinatori
Greenpeace lotta contro le grandi multinazionali per la messa al bando dei pesticidi dannosi per le api e gli impollinatori, senza i quali il 75% delle nostre colture subirebbe una drastica riduzione a livello quantitativo o qualitativo, e per un cibo più sano.

Contrasto alla crisi climatica
Greenpeace promuove un cambio nel sistema di produzione dell’energia e chiede alle aziende dei combustibili fossili di assumersi le proprie responsabilità per ottenere la neutralità climatica con emissioni zero entro il 2050.
Conversione degli allevamenti intensivi
Greenpeace si sta battendo per una proposta di legge rivolta al Governo e al Parlamento italiano, per bloccare la costruzione di nuovi allevamenti intensivi – che divorano foreste, ingoiano acqua e aggravano la crisi climatica, mettendo a rischio la salute delle persone e del pianeta, e generando atroci sofferenze per gli animali – e avviare una conversione ecologica di quelli esistenti.
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