La Corte di Cassazione a Roma

La Corte di Cassazione critica il Decreto sicurezza

In un documento autorevole ma non vincolante, la Suprema Corte solleva diverse obiezioni al controverso decreto legge
27 Giugno, 2025
2 minuti di lettura
In una relazione dedicata alle novità normative, la Corte di Cassazione ha evidenziato alcune criticità nel Decreto Sicurezza, accogliendo osservazioni sollevate da più parti, nelle scorse settimane, nell’ambito del mondo giuridico e accademico.

Diritti fondamentali sottratti al dibattito

In primis, la Corte sottolinea la mancanza dei requisiti di necessità e urgenza, imprescindibili, secondo la nostra Costituzione, per l’adozione di un decreto legge. Il provvedimento, infatti, ha inglobato il disegno di legge, da mesi all’esame del Parlamento, che aveva già ottenuto l’approvazione della Camera.
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Scelta che però porterebbe, secondo la Suprema Corte, effetti quali “l’accelerazione dei tempi di discussione, la conseguente contrazione della possibilità di apportare emendamenti, che saranno comunque sempre pro futuro, la complessiva compressione del pieno dispiegarsi di quei tempi e modi di dibattito, di esame e di voto che dovrebbero caratterizzare la funzione legislativa, in particolare in materie coperte da riserva di legge, come sono i diritti di libertà e la materia penale“.

Vizio di eterogeneità

Come riporta Articolo21, tra i primi a dare ieri la notizia della relazione, un altro vizio di legittimità costituzionale per i decreti legge, riscontrato in questo caso, è quello dell’eterogeneità. Il Decreto Sicurezza tratta, infatti, una pluralità di materie tra loro non connesse: terrorismo, mafia e beni confiscati, tutela delle forze dell’ordine, sicurezza urbana, vittime dell’usura, ordinamento penitenziario, strutture per migranti, coltivazione della canapa.

Aggravanti “problematiche”

La relazione della Cassazione cita come problematiche le aggravanti introdotte per i reati compiuti “dentro e fuori le stazioni ferroviarie e della metro”. Ad esempio, il riferimento alle “immediate adiacenze” delle stazioni, , come già sottolineato dal Consiglio Superiore della Magistratura, può dar luogo a incertezze interpretative e disparità di trattamento.

A rischio l’espressione del dissenso

Per la Corte anche le aggravanti che riguardano le cosiddette norme anti-corteo, rischiano di criminalizzare in modo eccessivo condotte di protesta e di libera espressione.

Carceri, Cpr e detenute madri

Simili critiche interessano le norme sui penitenziari e i Centri di Permanenza per il Rimpatrio, in cui si riscontra il rischio di criminalizzare la resistenza passiva e la disobbedienza, aggravando situazioni già critiche. Riguardo le ipotesi di carcere per le detenute madri, sempre secondo Articolo21, la relazione riporta le preoccupazioni della dottrina sul “diritto penale d’autore”. Dottrina che “guarda non a ciò che l’uomo fa, bensì a quel che l’uomo è” (riferimento alle borseggiatrici Rom), e rischia di colpire le persone non per l’azione illecita compiuta, ma per l’appartenenza a certe categorie o status. Con buona pace dei principi di uguaglianza e non discriminazione.

Agenti segreti non punibili

La Corte di Cassazione richiede, inoltre, un’“approfondita riflessione” sulla controversa norma che estende la non punibilità degli agenti segreti alla direzione di organizzazioni terroristiche. Tale disposizione consentirebbe agli agenti dei servizi segreti di “creare gruppi eversivi da zero” a fini preventivi.

Possibilità che suscita, nei giudici, timori relativi alla mancanza di controllo democratico e al rischio di devianze.

 


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