La prima volta in cui udii il sax di James Senese ero una bambina e non avevo assolutamente idea di chi fosse a produrre quel suono che mi incantava. La canzone era Un’ora sola ti vorrei, poi, giustamente, diventata un cult. Il sound – un misto di rhythm and blues e soul con un’inconfondibile venatura partenopea, passionale e struggente – era quello degli Showmen, il gruppo che aveva fondato con Mario Musella, voce stupenda che purtroppo si sarebbe spenta nel 1979, a soli 34 anni.
Entrambi erano “neri a metà”, nati durante l’occupazione americana a Napoli nel dopoguerra, e ne portavano le tracce.
Il vero legame con l’America
Ma il legame di James con l’America non passava attraverso i cromosomi di un padre che l’aveva abbandonato quando era piccolissimo, bensì attraverso la musica. Amava il jazz, il rock, il rhythm and blues, ma per il resto si sentiva napoletano al cento per cento, e lo era anche nel carattere passionale e “fumantino”. Erano noti i suoi rapporti non sempre sereni con i giornalisti, ma lui con ironia da vero napoletano ci scherzava su: ce n’è un delizioso esempio in una scena di No grazie, il caffè mi rende nervoso, il film di Ludovico Gasparini con Lello Arena, del 1982.
Napoli Centrale, gli anni dell’impegno
Ritrovai il suono inconfondibile del sax di James Senese in quello del gruppo Napoli Centrale. Erano gli anni a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta del Novecento, gli anni in cui il mondo della musica era attraversato da fermenti innovativi che producevano koinè originalissime, gli anni della Nuova Compagnia di Canto Popolare e del rock progressivo, dei grandi cantautori e del jazz che si rinnovava.
Anni in cui perfino la musica leggera abbandonava la retorica delle rime “cuor/amor” e provava a farsi più impegnata. Napoli Centrale univa dei testi ribelli a un sound mai sentito prima: jazz, rock, e quell’inconfondibile venatura napoletana che veniva dalla voce e dal sax del grande nero a metà. Ogni volta che ascoltavo Campagna mi domandavo da quale pianeta fosse piovuto quel gruppo straordinario.
Il sodalizio con Pino Daniele
E poi arrivò Pino Daniele, attorno a lui e alla sua musica orbitarono tanti musicisti anche di fama internazionale. Ma il Supergruppo che caratterizzò per sempre il suo stile era costituito da Tullio De Piscopo, Toni Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso…E naturalmente da James Senese, il cui sax era, di fatto, la seconda voce del gruppo. Canzoni come Napule è, Maggio se ne va, Quanno chiove, per citarne tre a caso, non sarebbero state le stesse senza di lui. Intenso, potente, struggente. Graffiante e dolce, plebeo ed elegante.
Una carriera lunga una vita
Ma anche Napoli Centrale, sia pure con discontinuità, continuò a esistere e ad avere Senese come voce e sax. Ha continuato a suonare e cantare, con il gruppo o come solista, anche dopo essersi ammalato, fino alla fine. A fare dischi e concerti con musicisti straordinari come lui, più o meno famosi, italiani o stranieri, mediterranei o di oltreoceano. E a raccogliere riconoscimenti e premi, meno di quanti ne avrebbe meritati, ma forse più di quanti si sarebbe aspettato di ottenerne quando, ragazzo nero di una periferia non solo geografica, aveva trovato nella musica il suo riscatto.
Le ultime note sul mare
L’ultima volta in cui ho potuto ascoltarlo da vicino, nel 2017, fu a Ischia, in una bella sera d’estate, su un piazzale in riva al mare, fra il Golfo di Napoli e il Castello Aragonese. Un concerto bellissimo, con diversi bis perché il pubblico non voleva lasciarlo andare. Infine, per concludere, replicò Chi tene ò mare. E il mare decise di partecipare con il fruscio delle onde. Sono quasi sicura di aver visto più di una persona intorno a me commuoversi fino alle lacrime, per la dolcezza con cui Senese ricamò questo ricordo del suo amico, che già mancava da due anni.
La musica del riscatto
«Siamo rimasti solo noi», hanno scritto nel loro ricordo su Il Mattino Tullio De Piscopo e Toni Esposito. Non è sterile rimpianto, ma un invito a ricordare, a riallacciare i fili con quella musica «di riscatto e di verità» che «ha dato voce al cuore e alla rabbia della nostra città».
Una musica ribelle e tenace, che James Senese ha portato avanti fino alla fine.



















