È una tregua fragile, troppo fragile quella nella Striscia di Gaza. E la pace appare ancora come un processo lungo. Poche ore fa, infatti, l’esercito israeliano ha lanciato nuovi attacchi aerei nell’enclave palestinese, la motivazione: una grave violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas. La principale area coinvolta è quella di Rafah e in particolare i tunnel sotterranei appartenenti al gruppo islamista.
L’attacco è cominciato proprio mentre si stavano cercando i corpi oltre la Linea gialla, che avrebbe dovuto segnare il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia. E in seguito alla dichiarazione del leader di Hamas, Khalil al-Hayya, rilasciata in un’intervista ad Al-Jazeera:
«Le armi di Hamas sono legate all’esistenza dell’occupazione e dell’aggressione israeliana e, se l’occupazione dovesse finire, queste armi verrebbero consegnate allo Stato».
Offensiva in Libano
In realtà, i droni israeliani non si sono mai fermati: hanno colpito il Libano, con obiettivi di Hezbollah e persino dell’Unifil, le forze di pace delle Nazioni Unite nel paese. Israele ha sparato circa 950 proiettili verso il territorio libanese e condotto oltre cento attacchi aerei tra novembre scorso e la metà di ottobre 2025. E preoccupano le parole rilasciate dal segretario generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem, all’emittente televisiva Al-Manar: «Dichiariamo al mondo intero che Hezbollah rimarrà una forza di resistenza anche se tutto ciò che ci resta sono le nostre unghie o un bastone, e non ci fermeremo».
Fronte unito
Con un riferimento esplicito a Israele ha aggiunto che le armi del partito esistono esclusivamente per contrastare l’entità israeliana, che occupa territori e rappresenta una minaccia strategica per il Libano e la regione in generale. «La nostra difesa si estende oltre il Libano, fino alla Palestina, alla Siria e all’Egitto, formando un fronte unito contro un nemico le cui ambizioni superano ogni confine geografico».
L’avallo degli Usa
Tornando a Gaza, a due settimane dall’annuncio della tregua, l’esercito israeliano non ha cessato di sparare contro la popolazione palestinese, con l’avallo del Segretario di Stato, Marco Rubio. «Non lo consideriamo una violazione del cessate il fuoco», ha dichiarato Rubio, parlando a bordo dell’aereo di Trump durante un viaggio in Asia. «Ne hanno il diritto se c’è una minaccia imminente per Israele, e tutti i mediatori sono d’accordo», ha aggiunto.
La lenta restituzione degli ostaggi
Eppure, dal 10 ottobre, circa cento palestinesi sono stati uccisi dai bombardamenti e dai colpi dell’Idf, che da qualche giorno accusa Hamas di aver violato l’accordo, e ha fatto pressione sull’organizzazione islamista per la restituzione di 13 ostaggi. Ma servono mezzi pesanti per estrarre i corpi dalle macerie. E per questo motivo si chiede l’intervento della Croce Rossa e dell’Egitto. Sulla questione del ritardo nella consegna dei cadaveri degli ostaggi è intervenuto sabato scorso anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: «Abbiamo una pace forte in Medio Oriente e credo ci siano possibilità che possa diventare eterna. Hamas deve iniziare a restituire velocemente i corpi degli ostaggi morti».
Violazioni documentate
Secondo l’Ufficio stampa governativo di Gaza, Israele ha violato 125 volte l’accordo, colpendo veicoli civili, effettuando raid aerei, uccidendo palestinesi a Shujayea, nel nord della Striscia, e ostacolando gli aiuti umanitari. Oxfam riferisce che 50 milioni di dollari in aiuti sono bloccati ai confini di Gaza. Tra il 10 e il 21 ottobre, 99 richieste di ong internazionali per fornire aiuti sono state respinte, insieme a sei presentate da agenzie delle Nazioni Unite. Sempre le Nazioni Unite, tramite il portavoce Stephane Dujarric, hanno affermato di essere preoccupati per i nuovi attacchi israeliani sulla Striscia: «Posso dirvi che queste notizie sono estremamente preoccupanti. Non vogliamo che la situazione peggiori».
Gaza in macerie
L’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente stima che, dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023, tra l’84% e il 92% degli edifici residenziali di Gaza siano stati danneggiati o distrutti dai bombardamenti israeliani. Inoltre, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari riferisce che il 90% della popolazione di Gaza – circa 2,1 milioni di persone – è stata sfollata.

La lotta per il cibo e l’acqua
Secondo i rapporti Onu, almeno 1,5 milioni di persone a Gaza necessitano di «assistenza di emergenza», mentre i palestinesi che tornano a casa devono affrontare una costante lotta per ottenere cibo e acqua. L’agenzia Wafa ha aggiornato il bilancio delle vittime: 68.527 palestinesi uccisi. Israele ora cerca di smarcarsi dagli Stati Uniti e anche dall’Unione Europea – che il 20 ottobre non ha avuto il coraggio di sospendere le relazioni commerciali con Tel Aviv – annunciando una certa autonomia nella propria politica di sicurezza.
I fronti interni di Netanyahu
Di fatto, Benjamin Netanyahu mira a difendersi da possibili attacchi interni. Da una parte, ha sottolineato che sarà lo Stato ebraico a decidere quali forze internazionali dovranno garantire la stabilizzazione della Striscia di Gaza, escludendo già la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan – tra i paesi garanti dei 20 punti dell’accordo con Trump a Sharm el-Sheikh – considerata un governo nemico, soprattutto dopo che Ankara ha chiesto alla comunità internazionale di intensificare le pressioni e sanzioni contro Israele.
Giustizia sospesa
Dall’altra, il premier israeliano deve fare i conti con l’ala di estrema destra della sua maggioranza, che vorrebbe proseguire la guerra, procedere all’annessione della Cisgiordania ed è pronta ad approvare il disegno di legge che sospenderebbe il processo penale nei suoi confronti per frode e corruzione.
Le sentenze internazionali
A tutto ciò si aggiungono il mandato di arresto della Corte penale internazionale e la dichiarazione, dello scorso luglio, della Corte internazionale di giustizia (Cig): «Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, e il regime ad essi associato, sono stati creati e vengono mantenuti in violazione del diritto internazionale».

Per Amnesty International, a Gaza si configura un sistema di apartheid, un’occupazione illegale e un genocidio contro la popolazione palestinese.



















