Ieri la Siria ha celebrato il primo anno dalla caduta del regime di Bashar al-Assad ma, come mostra il primo anno del nuovo governo, il processo di ricostruzione nel Paese richiederà ancora molto tempo. Quattordici anni di conflitto, inoltre, hanno provocato una delle più gravi crisi di rifugiati e sfollati al mondo. Oltre 13 milioni di persone sono state costrette, nel corso del conflitto, a lasciare le proprie case: la metà della popolazione pre-bellica.
La vita degli sfollati: ieri…
Le famiglie sfollate hanno affrontato rischi costanti, spesso costrette a vivere in edifici parzialmente distrutti o rifugi di fortuna, senza protezione dalle rigide condizioni climatiche. Per più di un decennio, molti rifugiati siriani nei Paesi vicini hanno vissuto in campi, con accesso limitato a lavoro, istruzione e cure mediche.
…e oggi
A un anno dal cambio di governo, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) oltre 3 milioni di siriani hanno fatto ritorno alle proprie comunità. Ma le infrastrutture danneggiate, gli ospedali al limite, i servizi essenziali, come acqua ed elettricità, disponibili a intermittenza, rendono la quotidianità ancora difficile. Con l’arrivo dell’inverno, la situazione si aggrava. Senza risorse, molti bruciano plastica o rifiuti per scaldarsi, con gravi rischi per la salute. Tre su quattro tra i rientrati dichiarano che le loro case sono troppo distrutte per viverci, costringendoli a rifugiarsi in edifici in rovina o strutture precarie.
Il lavoro dell’agenzia
Dopo la caduta della famiglia Assad, l’Unhcr ha intensificato le operazioni in Siria per sostenere le famiglie che tornano. Con 6 uffici sul territorio e 69 centri comunitari e unità mobili, è una presenza radicata con quasi il 90% del personale locale. Tuttavia, a causa del calo globale degli aiuti umanitari, a fine ottobre era disponibile appena il 33% dei fondi necessari per sostenere i rifugiati e le famiglie sfollate vulnerabili.
Risorse per l’inverno
La campagna dedicata agli aiuti invernali è destinata a finanziare le operazioni di accoglienza al confine con kit di emergenza (coperte, prodotti igienici, beni essenziali) e un’assistenza volta a garantire trasporto sicuro verso le destinazioni di rientro, protezione, prevenzione della violenza di genere, assistenza legale.


















