Un ticchettio ritmato, leggero, canoro. All’arrivo del primo freddo autunnale nei giardini e nei parchi cittadini si sente cantare il pettirosso. Lo si vede poco, di sfuggita. Chi ne conosce le vocalizzazioni si ferma per sperare di osservarlo magari per pochi secondi.
Creature leggere
Il pettirosso pesa pochi grammi, comprese le ossa e le piume: un niente leggero che vola dovunque dalle Alpi alle isole più remote del Mediterraneo. Fa parte del mondo dei cosiddetti passeriformi, centinaia di specie anche più piccole del pettirosso come lo scricciolo, il regolo, il fiorrancino, il luì e altre. Racconto di questo mondo, e lo disegno da sempre, perché contro queste creature si perpetua un massacro che avveniva ai tempi del nonno di mio nonno e avviene ancora oggi. Ancora oggi lo ripeto.

Le armi del massacro
Ci sono luoghi del nostro bel Paese (maiuscolo?) solitamente lungo i crinali boscosi delle Prealpi lombardo venete (tanto per precisarne una delle zone più in voga) dove vengono predisposte micidiali trappole a scatto, comunemente dette archetti, che spezzano le gambe di piccoli esseri colpevoli solo di esistere. Gli archetti spezzano le gambe ma non uccidono. Perché? Per dar modo a chi va a raccogliere le prede di trovarle ancora vive e quindi ben in carne (si fa per dire) per essere poi cucinate, le prede, con la polenta.
Una pratica atroce e illegale
La pratica, ripeto, va avanti da sempre e da sempre viene denunciata; da sempre vengono ritrovati frigoriferi stracolmi di passeriformi vari (i pettirossi sono i più ambiti); da sempre ci sono volontari coraggiosi che vanno a sequestrare gli archetti a migliaia di migliaia; da sempre ci sono galantuomini che minacciano, che sabotano le auto delle guardie venatorie o forestali. Da sempre va avanti questo massacro. Le specie sono vietate alla caccia e sono protette da leggi che valgono per tutta l’Europa comunitaria. Ucciderle è un reato penale. Usare queste trappole è una pratica atroce che dovrebbe far urlare di sdegno i miei concittadini qualunque sia il loro colore anche politico, la loro religione e i loro usi e consumi.
Disegnare per ricordare. E sdegnare
Eppure non è così. Quando racconto queste storie a chi non le conosce osservo un certo sbigottimento, perplessità e quasi un rifiuto: «No, non mi dire queste cose, con tutto quello che succede, sai non lo voglio sapere». Sono pochi quelli che, non sapendolo, reagiscono sdegnati. Ma tutto finisce in pochi istanti e tutto prosegue come è sempre stato. Così è proprio in questo periodo autunnale che mi metto a disegnare pettirossi e anche luì piccoli, o codibugnoli.
Ora che siamo anche tutti colpiti dalla pandemia da carognavirus mi viene strano pensare che ci siano persone che vadano in giro a predisporre trappole per spezzare le zampette di un uccellino di pochi grammi in barba alla legge, ma soprattutto in barba alla civiltà.



















