
E’ giovane (37 anni il prossimo maggio), donna, inclusiva e coraggiosa. Ha “occupato” il Pd dopo l’affronto a Romano Prodi dei 101 e lo ha lasciato definitivamente nel 2015 in contrasto con le scelte del governo Renzi su molti temi. Ha lavorato alacremente nel Parlamento europeo su diritti, immigrazione, giustizia fiscale, conversione ecologica, lotta alla corruzione e alle mafie ma dopo il primo mandato si è vista congelare la rielezione. Ha fondato “Possibile” con Pippo Civati e si è fatta portavoce della riforma del Regolamento di Dublino, norma che stabilisce quale Stato membro è responsabile per ogni richiesta d’asilo presentata nell’UE.
Nel 2020, grazie al successo della sua lista Emilia-Romagna Coraggiosa e alle oltre 20mila preferenze, viene eletta vice-presidente con Stefano Bonaccini di una Emilia finalmente strappata alla Lega e tornata dalle parti del giocondo rosso.
Il curriculum, non c’è che dire, è perfetto. Elena Edith Schlein, detta Elly, è un mix ammirevole di impegno e intelligenza, talento e spregiudicatezza. In molti già la vedono alla guida della “sinistra che ancora non c’è” e questo suo libro, La nostra parte, appena uscito per Mondadori, sembra il viatico perfetto per l’incoronazione, sancito dal passaggio televisivo d’obbligo chez Fabio Fazio.

Copertina rosso e verde, sottotitolo: “Per la giustizia sociale e ambientale, insieme” è un percorso a tappe colto, sostanziato ed estremamente documentato per toccare i temi che l’appassionano: transizione ecologica, ridistribuzione di ricchezza, sapere e potere, dignità e qualità del lavoro, superamento del patriarcato e inclusività. Sono capitoli intercambiabili, nel segno dell’intersezionalità teorizzata dalla giurista Kimberlé William Crenshaw secondo cui le dimensioni, le identità sociali e le discriminazioni che ognuno può subire a diversi livelli (genere, professione, religione, status…) non solo si sommano e interagiscono ma si legittimano reciprocamente.
Ovvero, per uscire dalla situazione drammatica in cui siamo bisogna combinare le lotte e moltiplicare le sfide, unire le forze, scompaginare i confini, creare reti che la politica si ostina ad invocare e a trascurare.
«Dobbiamo fare rete con coloro che nelle diverse forze politiche e sociali la pensano allo stesso modo sulle sfide cruciali del nostro tempo: il contrasto alle diseguaglianze di ogni genere, la transizione ecologica necessaria, il lavoro di qualità e l’innovazione sociale. Per condividere battaglie concrete e proposte trasformative da portare nei quartieri e nei Parlamenti, nelle piazze e nei consigli comunali, nei condomini e al governo», scrive Schlein in uno dei molti passaggi esortativi del libro.
Se la pandemia ci ha messo sull’avviso, la tragica situazione di guerra in cui siamo sprofondati in poche settimane non può che confermare il suo appello accalorato. I tempi incerti e le diseguaglianze immorali che il neoliberalismo ha autorizzato e il Covid semplicemente accelerato in maniera esponenziale, e poi, il collasso ambientale e l’emergenza climatica non possono risolversi senza una visione nuova e totale, senza una politica che rinunci al capro espiatorio e torni a fornire soluzioni e aggregazioni di competenze, senza che si parta dalla conversione e dalla riabilitazione delle fasce più marginalizzate della società e del mondo intero.
Schlein prova a portare soluzioni ampie a ognuna delle sfide che lancia. Proposte che la rispecchiano in quanto donna, militante, femminista, ecologista, europea.
Anche nel nome della pluralità di lingue, religioni e razze che sono nella sua biografia, a cominciare dal nonno materno fervente antifascista e da quello paterno, ebreo ashkenazita nato a Zovkva, Ucraina, ed emigrato negli Usa nei primi anni del Novecento per sfuggire alla fame e all’antisemitismo già palpabile.
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«Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo» è l’invito gandhiano di questo libro che solo qualche settimana fa avremmo letto con altro spirito, incoraggiati dal lungo elenco di viaggi, di missioni, di leggi, di iniziative e cortei. Ne avremmo ponderato i margini di fattualità, l’invito alla mobilitazione collettiva, l’orizzonte di svolta. Ma con la guerra ancora una volta a sconquassare l’Europa, è assai difficile mettere a tacere le criticità dell’Ue, le ingiustizie e le responsabilità della politica nazionale, la continua fuga dalla complessità e il colpevole immobilismo dello status quo. Possano i giovani e i giovanissimi accogliere con la forza necessaria le sfide urgentissime che il momento attuale, ancora una volta, ci pone. Possano, almeno loro, indicare qual è “la nostra parte”.


















