Conoscere e proteggere il Mediterraneo, cinque spunti da Greenpeace

Dalla tutela delle coste e delle specie del Mare Nostrum alla scelta di borracce plastic free e creme solari eco-friendly, consigli e curiosità per continuare a difendere il Pianeta e le sue voci, mentre continua la campagna Time to Resist

10 Luglio, 2025
3 minuti di lettura

Un piccolo mare che vanta una ricchezza di biodiversità di circa 10 volte superiore alla media mondiale. È il Mediterraneo, Mare Nostrum, che ospita 17mila specie animali e vegetali, un ecosistema prezioso oggi a rischio a causa dell’aumento delle temperature, ma non solo. Così spiega Chiara Campione, direttora di Greenpeace Italia:

«Una nostra indagine ha rivelato che meno dell’1% dei mari italiani è protetto, un mare vittima di un inquinamento intensivo, specialmente da plastica, che minaccia migliaia di specie»

Vademecum per un approccio al mare più consapevole

Occasione delle dichiarazioni di Campione è stato il lancio di un vademecum estivo intitolato Il Mare in tasca: cinque consigli e curiosità, proposti da Greenpeace per far conoscere meglio i nostri mari e imparare a tutelarli. Vediamoli.

Teniamo la spiaggia pulita (no mozziconi)

Il primo remind di Greenpeace riguarda la spazzatura: ogni pezzo abbandonato può finire in mare, contribuendo all’inquinamento da plastica. Nello specifico, i mozziconi di sigaretta sono tra i detriti più diffusi sulle spiagge mediterranee e impiegano anni a degradarsi. Mentre la carta e il tabacco possono dissolversi in pochi mesi (3-4 mesi), è il filtro a rappresentare il vero problema. Composto principalmente da acetato di cellulosa (un tipo di plastica), il filtro può resistere agli enzimi dei batteri e impiegare dai 10 ai 12 anni per decomporsi del tutto, senza smettere di rilasciare sostanze tossiche e chimiche nell’ambiente, contaminando l’acqua e mettendo a rischio la fauna marina che può scambiarli per cibo e ingerirli.

Borraccia plastic free (no bottiglietta usa e getta)

Il mare è sommerso dalla plastica, e le microplastiche che ne derivano arrivano nel nostro corpo attraverso il pescato. Per contrastare questo dilagante problema, un gesto semplice è quello di non utilizzare più contenitori “usa e getta”. Anche in spiaggia possiamo prediligere oggetti sostenibili come una borraccia termica. Per idratarci senza generare rifiuti plastici, riducendo drasticamente l’impatto sull’ambiente marino. Ogni borraccia riempita, anziché una bottiglia di plastica comprata, è un piccolo ma significativo passo verso un mare più pulito e sano.

Creme solari ecocompatibili

Per proteggere la pelle senza danneggiare i delicati ecosistemi marini scegliamo  prodotti “Ocean e Coral Reef Friendly“. Questi solari evitano principi attivi chimici dannosi come l’ossibenzone, noto per impattare negativamente sugli organismi marini. Inoltre, ha vari effetti sulla salute: è anche un interferente endocrino (come i PFAs). L’alternativa? Le creme con filtri fisici naturali, come l’ossido di zinco e il biossido di titanio, che riflettono i raggi solari invece di assorbirli. Anche prediligere un packaging riciclato e riciclabile è fondamentale!

Lo scorfano rosso che abita i fondali del Mediterraneo. Foto: ©Alxis Rosenfeld
Lo scorfano rosso che abita i fondali del Mediterraneo. Foto: ©Alxis Rosenfeld

Gli abitanti del Mediterraneo più a rischio

Vero”hotspot” di biodiversità, il Mare Nostrum vanta il triste record di un numero allarmante di specie in grave pericolo. Tra i giganti del mare segnalati dalla Lista Rossa IUCN a rischio: la foca monaca, un simbolo della vulnerabilità del Mediterraneo, rischia l’estinzione, e il capodoglio, vittima di collisioni con le navi o intrappolato nelle reti da pesca. Anche i delfini comuni, un tempo frequenti, vedono le popolazioni mediterranee in forte declino. Mentre negli ultimi cinquant’anni, 13 specie di squali e razze hanno subito un drastico declino o si sono estinte localmente. Specie come lo squalo smeriglio e la verdesca sono classificate “in pericolo critico” a causa della pesca eccessiva e delle catture accidentali.

Un mare che era un Oceano

Il Mediterraneo è geologicamente quanto resta di un oceano, la Tetide, formatosi per la frammentazione del supercontinente Pangea, circa 250 milioni di anni fa. I movimenti che hanno portato all’avvicinamento del continente africano al blocco euro-asiatico hanno chiuso la Tetide, formando il Mediterraneo. È un processo che continua anche oggi, testimoniato anche dalla presenza di numerosi vulcani – includi vulcani sottomarini, tra cui il Marsili nel Mar Tirreno (il vulcano più grande d’Europa) – e dalla notevole attività sismica dell’aera.

Questa incessante attività geologica rende il Mar Mediterraneo un laboratorio naturale affascinante per comprendere i processi che modellano il nostro pianeta e gli organismi che lo popolano.

Tempo per il pianeta, tempo per resistere

Il lancio estivo di Greenpeace dedicato al Mediterraneo, spiega ancora Chiara Campione, «mira a sensibilizzare sull’importanza di lottare per il bene comune e non arrendersi alla frustrazione di vederlo degradare. E noi di Greenpeace sappiamo bene cosa significa non arrendersi».

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Campione si riferisce alle cause milionarie in corso con compagnie petrolifere, come la Energy Transfer che, con la complicità di politici negazionisti della crisi climatica, cercano di fermare le proteste pacifiche di Greenpeace. «La nostra ultima campagna Time to Resist è un appello corale a sostenere la nostra battaglia per il Pianeta, perché oggi siamo sotto attacco e, in una lotta impari che mira a farci tacere, rischiamo la chiusura» conclude la Direttora.

Greenpeace ha posizionato una stazione di monitoraggio della temperatura del mare lungo le coste della Sardegna, per studiare l’impatto del cambiamento climatico sulla biodiversità marina.

Per saperne di più

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Anastasia Verrelli
Anastasia Verrelli
Anastasia Verrelli è giornalista e comunicatrice specializzata in ambiente e cultura, si occupa di divulgazione ambientale, identità territoriali e fenomeni culturali contemporanei.
Scrive con un approccio rigoroso e narrativo, unendo informazione e sensibilità verso i temi della sostenibilità. Parallelamente, opera come digital strategist, supportando enti e imprese nella costruzione di una comunicazione efficace e sostenibile.
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