Viviamo oggi in un mondo sostanzialmente disconnesso. Nel diluvio di informazioni in cui si dibattono miliardi di consumatori semi analfabeti che subiscono e non controllano una tecnologia tanto più grande di loro, molte idee e convinzioni si formano come zattere alla deriva.
Prive di punti di riferimento e contatto, di una bussola, di un filo logico o razionale che le metta in relazione tra di loro.
Bolle su misura
La navigazione nei social network si svolge dentro bolle personalizzate, modellate quasi su misura di ogni singolo utente, con algoritmi basati sui nostri clic e interazioni, che ci fanno incontrare proprio quelle conversazioni, quegli amici.
Mentre la potenza del senso comune dominante, in tanti aspetti della nostra vita, sembra imporci modelli di comportamento e di pensiero unici, uguali per tutti, inducendoci a una omologazione generale a cui non possiamo che adeguarci.
Reels e realtà
Ci facciamo l’idea, come un segno ineluttabile dei tempi, che il nostro video di 15 minuti non lo guarderà nessuno, perché l’attenzione dello spettatore medio non va ormai oltre il reel, lo short, mentre attorno folle di spettatori si appassionano negli schermi a maratone interminabili di serie Tv, o addirittura vite “reali” di gente che dalle case del Grande Fratello, dalle isole dell’avventura, perfino dalla loro cameretta connessa non-stop via web cam, di ogni momento quotidiano delle loro vite fanno un spettacolo noiosissimo e improbabile quanto di successo.
Accesso e perdita
La tecnologia disponibile nelle mani di tutti è oggi di una potenza incredibile, consente a ognuno di essere produttore di contenuti e permette un accesso facile e istantaneo al sapere e alla cultura come mai nella storia.
Ma i nostri prodotti audiovisivi personali che a miliardi dal web impongono nuovi “standard” agli stessi professionisti dell’informazione stanno rendendo la comunicazione audiovisiva planetaria di una qualità sempre più desolante, mentre le biblioteche digitali disperse nel Cloud sono in balia del mercato e tante opere dell’ingegno umano più recente, a causa del cambio dei formati e dei supporti e del modo superficiale come vengono consumate, dopo solo pochi anni rischiano di andare perdute per sempre.
Narciso sulla zattera
Narciso sta in equilibrio precario sulla sua zattera e nello specchio non vede e non affronta le contraddizioni (anche se a volte le descrive), troppo occupato a correre dietro alla propria immagine che corre, non si sa bene dove, che non c’è il tempo di fermarsi a pensare. Se ci fermassimo, forse capiremmo che cosa stiamo facendo, e risparmieremmo anche un sacco di tempo, perché potremmo finalmente imparare a fare correre le macchine per noi.
Educare ai media
In un tal contesto, scrivere di educazione e media – con questo sono 50 esatti i miei articoli su “Sapereambiente” – è diventato quasi un ossimoro. Presuppone un rapporto tra persone, un’attenzione reciproca, chissà forse anche la disponibilità a fare insieme, a collaborare. Che è quello che, se andiamo a vedere, succede per esempio quando la scuola funziona. E allora è bello ritrovarsi di nuovo umani, anche se apparentemente stai facendo un corso di robotica!
Il software mancante
Manca l’algoritmo! Non quello che amministra le nostre navigazioni on line, o fa funzionare la distribuzione porta a porta dei rider. Manca un “software” – cioè evidentemente non abbiamo ritenuto finora di svilupparlo – che aiuti gli umani a mettere insieme idee e progetti in modo che le parti compatibili si incontrino, le differenze trovino punti di convergenza, il lavoro e le risorse siano ottimizzati e la collaborazione fattiva faccia sentire tutti più leggeri e a proprio agio, senza che i singoli abbiano la percezione di doversi impegnare troppo, di perdere il loro preziosissimo tempo, o di doversi difendere da chissà quali pericolosi concorrenti. E che alla fine, oltre le chiacchiere, ci porti a produrre!
Segnali da Sancti Spíritus
Dal piccolo museo di storia naturale di Sancti Spíritus, Cuba, continuano ad arrivare segnali dalla direttrice che, dopo aver visto il nostro lavoro sui piccoli animali, mi ha proposto di ragionarci insieme.
Nei gruppi Facebook di educazione, la gente torna a rispondere dopo la pubblicazione di link a nuovi video e foto di buone pratiche da gruppi di bambini del mondo, anche quelli in India che fanno la scuola senza insegnanti.
Reti che chiedono storie
La rete internazionale di giovanissimi che incontrano la natura, ora che li ho ricontattati dopo anni, mi ha chiesto di scrivere ancora, perché non dobbiamo smettere di raccontarci. E i gruppi nel mondo che producono e pubblicano video, non lo sa quasi nessuno, in realtà sono davvero tanti e forse varrebbe la pena di farlo sapere in giro! Perché poi non c’è un modo di fare gli audiovisivi, come di usare i telefoni cellulari, di gestire le diverse relazioni tra gli umani. E dipende essenzialmente da noi conoscere, comunicare, scegliere, senza il bisogno che qualcuno approvi o certifichi, o che d’imperio proibisca.
Piccoli passi
Persi a credere che il significato del nostro esistere come specie sul pianeta possa identificarsi nel mercato e a celebrare supposti “visionari” che spesso, più che portarci verso il futuro, ce lo hanno rubato, nei decenni in cui avremmo potuto essere protagonisti della rivoluzione tecnologica abbiamo perso di vista il valore dei piccoli passi.
Quelli che, tra gli anni ‘70 e ‘80, percorsi da anonimi spesso giovanissimi in ogni parte del mondo hanno costretto le multinazionali a cambiare la tecnologia, hanno costruito quel web non a scopo di lucro che ci aveva fatto sognare, e che anche oggi in tempi di comunicazione globale e illimitata nelle mani di tutti possono moltiplicare virtualmente all’infinito il camminare insieme. Se solo ci fermiamo a prenderci un momento per pensare, se la smettiamo di seguire senza discutere una corrente che non va da nessuna parte.
Se solo proviamo a decidere noi, insieme, dove vogliamo andare.













