Non sono bastate le preoccupazioni degli agricoltori biologici, dei contadini, dei consumatori e di una parte del mondo scientifico. Non è bastata una protesta pubblica organizzata a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo, lo scorso 16 giugno.
Nella seduta del giorno successivo, l’Eurocamera ha votato per liberalizzare gli organismi geneticamente modificati ottenuti tramite nuove tecniche genomiche (Ngt).
Due settimane e due anni
L’emiciclo ha registrato la compattezza di tutto il blocco che va dai liberali all’estrema destra, capace di raggiungere una cinquantina di voti in più rispetto all’ala progressista composta da socialdemocratici, sinistra e verdi. Tra un paio di settimane, il nuovo “Regolamento sulle piante ottenute tramite alcune nuove tecniche genomiche” sarà legge nel vecchio continente, automaticamente valida e immodificabile in tutti gli stati membri. Tuttavia, l’effettiva implementazione si avrà in 24 mesi, il tempo di mettere a punto i dispositivi previsti dalla norma.
Principio di precauzione, addio
Dopo venticinque anni, con questo provvedimento l’Unione Europea cessa di avere una regolamentazione basata sul principio di precauzione per quanto riguarda tutti gli Ogm realizzati con queste biotecnologie. La gran parte dei prodotti agricoli e alimentari geneticamente modificati, infatti, non saranno più sottoposti a valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura, come accade per gli Ogm secondo la Direttiva 2001/18. Il regolamento individua due categorie di nuovi Ogm: le Ngt1 e le Ngt2.
La soglia magica
Nel perimetro degli Ngt1 entrano quegli organismi dei quali vengono modificati un massimo di 20 nucleotidi, le molecole base che compongono il Dna. Questi verranno considerati equivalenti ai prodotti della natura o della selezione convenzionale, e privati di ogni monitoraggio o tracciabilità. I paesi membri dell’Ue perderanno la facoltà – oggi esercitata dalla maggior parte di essi – di vietarne la coltivazione sul territorio nazionale (opt-out).
Le Ngt2, piante con modifiche genetiche superiori ai 20 nucleotidi, saranno invece regolamentate un po’ più strettamente, ma sempre meno degli Ogm “di prima generazione”. In ogni caso, oggi oltre il 90% della ricerca si concentra su Ngt1. La soglia dei 20 nucleotidi è stata spesso contestata come arbitraria e scientificamente infondata, poiché non sarebbe tanto la dimensione, quanto la qualità delle modifiche impresse dall’ingegneria genetica a produrre effetti potenzialmente dannosi negli organismi manipolati. Tuttavia, oggi questo assunto è diventato base legale.
Piante resistenti al climate change?
I nuovi Ogm sono stati promossi come un ritrovato tecnologico in grado di offrire agli agricoltori piante più produttive e resistenti al cambiamento climatico, anche se finora l’assunto rimane da verificare. A vent’anni dall’emersione dei primi tra questi nuovi metodi, infatti, sono appena quattro i prodotti sul mercato, nessuno dei quali con tratti di sostenibilità. La maggior parte della ricerca, inoltre, si concentra ancora su tratti come la resistenza agli erbicidi o la produzione di tossine insetticide, come per gli Ogm di prima generazione.
Fra natura e tecnica
La differenza con gli organismi transgenici sarebbe che le Ngt permettono di modificare il Dna di una forma di vita senza l’inserimento di geni provenienti da specie sessualmente incompatibili. Invece di un processo “contro natura”, dunque, saremmo di fronte a una operazione “pseudo-naturale”, che prevede di eliminare sequenze genetiche di un organismo o inserirne di nuove ma provenienti da specie compatibili. La differenza fra un incrocio tradizionale e l’ingegneria genetica, tuttavia, secondo alcune agenzie scientifiche esiste, ed è per questo che eliminare la valutazione del rischio esporrebbe a potenziali problemi sanitari.

Il nodo dei brevetti
Le Ngt e i loro prodotti rimangono in ogni caso entità non essenzialmente biologiche, perché brevettabili. Un procedimento tecnico per ottenere una modifica del Dna, così come la stessa sequenza genetica trasferita dentro un organismo vivente, generano altro da ciò che produce l’evoluzione naturale, che per definizione giuridica non è sottoponibile a brevetto. Il regolamento approvato a Strasburgo, pertanto, sdogana organismi modificati e brevettati nell’ambiente, dietro la premessa che si tratti di prodotti indistinguibili da quelli della natura. Questo ha preoccupato le organizzazioni del biologico, dell’agricoltura contadina e le piccole aziende sementiere.
Una deregolamentazione senza precedenti
Ventuno organizzazioni italiane che rappresentano gli interessi dell’agricoltura bio, dei contadini, dell’ambiente e dei consumatori, hanno denunciato come i brevetti sui nuovi Ogm siano «di proprietà di poche grandi multinazionali come Corteva, Bayer-Monsanto, Syngenta, Kws, Limagrain e Basf. Senza obbligo di rendere pubblici i metodi di rilevamento, gli agricoltori e le piccole e medie imprese sementiere rimarranno indifesi in caso di contaminazione dovuta alla coltivazione di Ogm/Ngt nei campi vicini. Questi brevetti coprono geni simili a quelli già presenti nei semi non Ogm e consentiranno quindi alle multinazionali di privatizzare anche le sementi tradizionali, come dispone la Direttiva Ue 98/44 ai suoi articoli 8 e 9».
I piccoli agricoltori diventano perseguibili
Le imprese potranno perseguire gli agricoltori e i piccoli produttori di sementi per violazione di brevetto, nel caso le loro varietà contengano tratti genetici brevettati. L’onere della prova ricadrà su chi subisce le contaminazioni tramite cui questi tratti genetici si trasferiscono, oppure chi semplicemente ha sviluppato gli stessi tratti tramite l’incrocio e la selezione naturale.
Per le piccole imprese sementiere, ossatura del b, significherà dover fare costose e lunghe ricerche nei database di brevetti per capire se stanno utilizzando sementi che contengono un tratto privatizzato da qualche impresa. «La maggior parte afferma di non avere le capacità o di poter sostenere i costi di una tale operazione – proseguono le associazioni – con il rischio di finire fuori mercato o vittima di acquisizione da parte delle stesse grandi imprese transnazionali agrochimiche che puntano al monopolio».
Reazioni italiane e prospettive
Confagricoltura, Cia e Coldiretti – precedentemente contraria – hanno invece esultato per il voto dell’assise di Strasburgo. Il governo italiano, che ha promosso la deregolamentazione, ha parlato di “svolta storica per l’agricoltura europea”. Nei prossimi mesi, ricorsi legali e altre iniziative di contrasto cercheranno di minare l’entrata in vigore del regolamento sulle Ngt. Nel frattempo, la barriera etica e precauzionale agli Ogm in Europa è caduta dopo un quarto di secolo. Le piante sono solo il punto di ingresso. Si sta già discutendo di liberalizzare i microorganismi geneticamente modificati.
Mentre l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha dato il suo parere favorevole a ingegnerizzare gli animali da allevamento.



















