Ginevra Conte
Ginevra Conte danza Before/After, primo atto dello spettacolo "To my skin"

To my skin, la crisi climatica e ambientale in un “appello” di corpi danzanti e poesia

Uno spazio di riflessione proposto dalla Cornelia Dance Company con le potenti coreografie di Mauro de Candia e Antonio Ruz. E con gli immaginifici versi di Andrea Gibson dedicati all'amore della Terra per le sue creature e all'urgenza che stiamo vivendo
8 Luglio, 2026
3 minuti di lettura

Un inno alla meravigliosa complessità della Terra, un grido alla catastrofica situazione climatica, un gesto di denuncia politico e poetico, tanto essenziale nella forma quanto potente nel messaggio.

E’ possibile parlare dei cambiamenti climatici attraverso uno spettacolo di danza?

Due coreografie e una poesia

E’ la sfida senz’altro vinta di To my skin il dittico che la partenopea Cornelia Dance Company ha portato a Roma, al Teatro India, per presentare anche al pubblico della capitale le due coreografie Before/After di Mauro de Candia (nominato “Coreografo dell’anno” dalla rivista tedesca Tanznetz) e Ardor di Antonio Ruz (coreografo e ballerino spagnolo di fama internazionale), coronate, in chiusura di performance, dalla struggente supplica della poetessa statunitense Andrea Gibson, scomparsa proprio un anno fa dopo una lunga malattia, Homesick: A Plea for Our Planet recitata da Simona De Leo. La scrisse una decina di anni fa, durante un’estate torrida in Colorado, illuminando questa preghiera-appello alla responsabilità e alla gratitudine di straordinarie immagini di bellezza, dalle api che a volte si addormentano nei fiori, ai fiocchi di neve che quando cadono nell’acqua suonano per i pesci come fuochi d’artificio, alle lontre che si danno la mano nel sonno per non perdersi.

Guarda il video di Homesick: A Plea for Our Planet

Before/After – l’ultimo grido del pianeta in Antropocene

Nella scena buia e vuota, solo luci ora taglienti o radenti, ora soffuse, pende dall’alto un grande globo. Nel primo movimento dello spettacolo è bianco, lattescente come l’indifferente luna di Leopardi, circondata di nebbie che il biancore della scena rende immediatamente glaciali. I due danzatori Ginevra Conte e Leopoldo Guadagno che il costumista Francesco Massaro ha rivestito di aderenti “mute” cerulee, quasi metereologiche, si cercano e si perdono nello spazio. Sono esseri umani dallo sguardo inespressivo e distante o è la Terra stessa che nella purezza adamantina del gesto, delle contratture, degli spasmi, piange il suo ultimo grido? Si muovono con rotazioni angolose, vortici spezzati e meccanici, tentativi di incontro destinati inevitabilmente a soccombere sotto una coltre di gelo.

LEGGI ANCHE >
Time and Water, l'umanità concreta dei cambiamenti climatici

C’è un senso di apocalittico sconforto, della tragica ineluttabilità di chi, come il Titanic che affonda, sta andando incontro al suo destino con incoscienza. A ricordarci dell’iceberg alla deriva è il crescendo di archi quasi percussivi della partitura sonora di Julia Wolfe, un tappeto di enorme intensità fisica che porta performer e pubblico ad una convergenza energetica che sfiora il malessere. Perché c’è malessere in questo antropocene che fino alla nostra pelle porta un “prima” e un “dopo”. E in questo dopo, ricorda Gibson, abbiamo affidato “il nostro futuro proprio nelle mani di coloro che tra il cuore e la testa devono percorrere la strada più lunga, la cui avidità è il fumo che ci impedisce di vedere la nostra vera natura”.

i cinque danzatori di Ardor
Un momento di “Ardor”. Foto: Sabrina Cirillo

Ardor – fra gli spasmi degli eventi estremi

Diventa rosso fuoco, il globo sospeso, nel secondo atto, agito da cinque danzatori (Manuela Facelgi, Nicolas Grimaldi Capitello, Marta Ledeman, Francesco Russo, Antonio Tello) ora vestiti di bende, fasce e brandelli nei toni della terra e della sabbia. “A dieci anni, nel 1987” ci ricorda la poesia di Gibson “vinsi in quinta elementare il premio della scienza. Avevo creato un progetto di cartapesta con un enorme buco al centro da cui un sole di cartapesta bruciava la pelle di una Barbie in costume sdraiata sul prato”. I ghiacciai già si scioglievano come cubetti di ghiaccio nella limonata, ma nessuno aveva ancora Tweet che avrebbe affamato il mondo dei fatti e la bambina non sapeva che quella ricerca era un atto politico. Quarant’anni dopo, eccoci a sopravvivere tra un “evento estremo” e l’altro, delusi dalla cupidigia dei potenti e dalla pavidità dei summit.

LEGGI ANCHE >
Cascate d’acqua da una cima oltre i 4.400 metri. L'emergenza clima che ignoriamo

In Ardor i cinque danzatori, trasportati dal ritmo incalzante e asfissiante costruito da Aire, si cercano, si fondono, si amalgamano come magma, oppure si torcono e sussultano come fiamme in uno spazio fumoso che manca ora di aria, fertilità e respiro. La coreografia di Ruz porta incandescenza, movimenti plastici che fluiscono e si ridefiniscono continuamente, spingendo la tensione creativa propria del calore verso il fuoco di un ardore che distrugge, dissecca e genera ribollire di forme viscerali eppure prive di vita.

Nei versi di Gibson, ricordare di essere natura

E’ l’atto finale, tanto asciutto quanto catastrofico, a rivelarci plasticamente e inequivocabilmente la fine che ci aspetta, se… Se non impariamo a “modellare i nostri cuori su quello del primo abete rosso che ha alzato la mano e ha implorato di essere tagliato in tasti di pianoforte, così che gli elefanti potessero conservare le loro zanne”.

O a innamorarci dei rovi dei lamponi, i veri eroi, “perché nella vita non hanno altro compito che difendere ciò che è dolce”.

Mielizia

Saperenetwork è...

Stefania Chinzari
Stefania Chinzari è pedagogista clinica a indirizzo antroposofico. Si occupa di pedagogia dal 2000, dopo che la nascita dei suoi due figli ha messo in crisi molte certezze professionali e educative. Lavora a Roma con l’associazione Semi di Futuro per creare luoghi in cui ogni individuo, bambino, adolescente o adulto, possa trovare l’ambiente adatto a far “fiorire” i propri talenti. Svolge attività di formazione sui temi delle difficoltà evolutive e di apprendimento, della genitorialità consapevole, dell’eco-pedagogia e dell’autoeducazione.
Giornalista professionista e scrittrice dal 1992, il suo ultimo libro è "Le mani in movimento" (2019) sulla necessità di risvegliarci alle nostre mani, elemento cardine della nostra evoluzione e strumento educativo incredibilmente efficace.
E’ vice-presidente di Direttamente ets che sostiene la scuola Hands of Love di Kariobangi a Nairobi per bambini provenienti da gravi situazioni di disagio sociale ed economico.
Corso Sapereambiente 2026
Lifegrace guida
Mielizia
Resto sfuso

Agenda Verde

Librigreen

no title has been provided for this book

“Ogni istante è una vita”. A Gaza, scrivere per resistere al genocidio

Il genocidio a Gaza è una pagina nera della nostra storia contemporanea. E non può essere ricondotto soltanto ai bombardamenti sulla popolazione inerm

no title has been provided for this book

“Il limulo”. Vita e prodigi di un fossile vivente da amare e proteggere

Ha visto la luce qualcosa come 450 milioni di anni fa e da allora non è cambiato di una virgola o quasi. È il limulo, uno dei fossili viventi più long

cover I processi vitali del bambino

Lo spirito del bambino e il bosco maestro: elementi di pedagogia antroposofica

«Nel corso della perenne trasformazione che è la crescita, come cresce l’anima?». Bisogna partire almeno da questa domanda per situarsi e orientarsi a

Più letti

Manifestazione contro gli Ngt, Strasburgo 16 giugno 2026. Foto: Francesco Panié
Storia precedente

Nuove tecniche genomiche. Cosa cambia per agricoltori, piccoli produttori di semi e consumatori