C’era una volta, nel deserto lungo la Via della seta, una principessa che mille e mille anni fa insegnò alla tribù cosa fosse la libertà. Per evocarla e risvegliarla, per ricordare e non dimenticare, ogni anno l’anziana Matriarca indossa la maschera e il costume rituale e guidando le sue figlie e le donne del villaggio, danza. Danza per riscoprire le radici e l’identità, il coraggio del nascere e morire, la guarigione. Danza con il corpo, i capelli, i tamburi, la notte. Danza per toccare il trascendente. Danza fino a perdersi, per ritrovarsi.

Come tutte le donne.
Canto della memoria
Anche quest’anno Roma Europa Festival ha ospitato nel suo cartellone una produzione di Akram Khan, talentuoso coreografo britannico di origini bengalesi, ospite fedelissimo della rassegna romana, tra i più acclamati protagonisti della danza internazionale, che ha voluto presentare anche in Italia Thikra: Night of Remembering, ultimo – davvero ultimo – spettacolo della sua compagnia.
La “Akram Khan Company”, infatti, affida a questa coreografia tutta dedicata alla memoria, al mito e alla potenza femminile, il trionfale “canto del cigno” di venticinque anni di successi, sperimentazioni ed eventi mondiali, dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra a in-i con Juliette Binoche o Jungle Book reimagined, rilettura del Libro della giungla a partire dalla necessità, così fondamentale per i giovani, di essere non i padroni della natura, ma i suoi ospiti, in armonia con le altre specie.

Opera site-specific
Thikra, che in arabo vuol dire proprio ricordo, commemorazione, nasce grazie alla collaborazione di Khan con Manal AlDowayan, una delle più apprezzate visual artist dell’Arabia Saudita (fu lei a rappresentare il suo paese alla Biennale di Venezia del 2024) che, affascinata sin dall’infanzia dalle rovine del deserto di AIUla, ha immaginato un’opera site-specific che di quel luogo mitico e denso di storie potesse rinvenirne la magia, il ricordo e i rituali. In mezzo al deserto, Al’-Ula (oggi patrimonio Unesco) con le sue spettacolari formazioni rocciose, i graffiti e i resti delle antiche città, è ciò che resta della civiltà dei Nabatei e di Petra, la loro capitale: una città carovaniera strategica sulla via della seta verso la Cina e la rotta dell’incenso e delle spezie verso l’Egitto.

Rito in scena
Proprio tra le sue splendide vestigia ha debuttato lo spettacolo nello scorso gennaio, commissionato dalla Wadi AIFann, la nuova “valle delle arti” saudita, in una cornice dall’impatto cromatico e sensoriale che certo non può competere con la fruizione teatrale.
Eppure, anche sul palco, in una ricostruzione scenografica che replica un po’ pedissequamente gli antri e le rocce del deserto, tra lame di luce che trafiggono il buio, compulsati dalla partitura di Adyta Prakash che ha saccheggiato sonorità beduine e ritmi sauditi, prendendo a prestito anche un coro bulgaro denso di spiritualità e alcuni passaggi del Lamento di Didone di Purcell, le dodici danzatrici di questo sabba orientale travolgono e meravigliano per intensità, sincronia gestuale e densità drammatica.
Cast femminile
Protagonista è un cast femminile che vede insieme performers molto diverse tra loro per formazione e biografia: la giapponese Azuga Seyama Prioville, possente e ieratica sacerdotessa, a lungo nell’ensemble di Pina Bausch; la vibrante neozelandese Samantha Hines; la straordinaria Ching-Ying Chien nel ruolo della principessa risvegliata. Attorno a loro, negli abiti tradizionali tinti con i colori naturali della terra, le danzatrici del Bharatanatyam, una delle più antiche forme di danza indiane, nata tra i templi della regione di Tamil Nadu, nell’India meridionale.

«È danza che incarna la spiritualità – spiega Khan – E come il Kathak, ovunque lo si danzi, in uno studio o per strada, lo spazio diventa sacro, un tempio».
Dare forma alla vita
Con i gesti della tradizione (le ginocchia piegate, le gambe larghe, le posizioni codificate delle braccia) riletti alla luce della contemporaneità, l’ensemble indiano accompagna, esalta, trascina sottolineando con l’energia di ogni movimento le immagini evocate e i loro significati più reconditi. Sono le donne sacerdotesse, le donne guerriere che danno forma alla vita ri-nascente della principessa e alla sua fine rituale, all’eterno fluire della vita, alla forza primigenia che ora culla, ora squarcia.

Memoria ancestrale
In tournée fino a marzo 2027 in tutto il mondo (Germania, Slovenia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Cina, Australia e infine Giappone), Thikra: Night of Remembering è un commiato dalla Khan Company che va affrontato con i sensi aperti: non una vera storia, ma un pre-testo, antico come il mondo, per celebrare la necessità della memoria, la conoscenza ancestrale, gli antichi segni del passato e della forza femminile.
Senza i quali il presente non ha senso e il futuro si innalza su fondamenta gracili.


















